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    Futurismo... all'acqua zuccherata!

    di Marina Chantal Rajani on Marzo 06,2009

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    No, non accetto il Futurismo azzoppato all’acqua zuccherata!

    La mostra sul Futurismo  alle Scuderie del Viminale a Roma, sembra  quella sulle bizzarrie di quel vecchio folle di nonno Marinetti rappresentato con un bel faccione sul computer nella mostra, con cui si può interagire, ma che, guarda caso ....non risponde a tutte le domande che gli fai...
    Bellissimi quadri, certamente ….ma il grande assente è lo spirito futurista. Sembra una sorta di percorso ad ostacoli, seppur con magnifiche opere esposte,  per evitare discorsi imbarazzanti... Uomo Nuovo, Fascismo, Civiltà del Lavoro…
    Futurismo invece è spirito di rottura totale con il mondo borghese di fine ottocento che  aveva trasformato il prodotto culturale, prima elitario, in un “prodotto commerciale” fruibile dai nuovi utenti e pertanto sempre più convenzionale e succube di mode. Il futurismo crea strappo in questo mercimonio, il futurismo  si oppone a tutto ciò che massifica, a ciò che porta a  “facili” prodotti seriali. Ed in questo spirito , mi oppongo a questa mostra che svuota di contenuti la più grande rivoluzione artistica moderna, la vera metanoia, riconducendola ad una moda stravagante di alcuni  artisti bizzarri.
    Il linguaggio delle mostre sul Futurismo che si trovano in molte città d’Italia, è  quasi sempre vecchio, il più anti-futurista possibile, segue i soliti dettami fissi e codici culturali stantii. Il rifiuto di questi codici era per i futuristi, adesione violenta, totale estrema ad una Weltanschauung di sprezzo per il pericolo, di amore passionale per la vita e per la velocità  dell’agire. Era l’uomo, nella sua unicità,  al centro dell’azione. L’artista è demiurgo creatore, non copia neanche se stesso, sperimenta, lavora, inventa nuovi linguaggi, suoni, li trasforma in movimento, non ripete mai. Marinetti scrive “la letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo da corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno”.

    I  Futuristi non urlano la bellezza dello slancio, da quello ginnico a quello che porta alla ribellione fino all’audacia della guerra, per puro spirito di contraddizione ma perché si prepara una filosofia nuova, insieme all’arte nuova. “ Non v’è più bellezza, se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro.”Questa la provocazione di Marinetti.

    La nuova visione del mondo delle Avanguardie artistiche e di quelle politiche, che febbrilmente ricercano una terza via, nel mondo  di fine belle epoque,  marciano di pari passo. Non sono ricerche separate, sono le due facce di una stessa volontà di cambiamento. Sono anche le squadriste di Fiume sensuali e pronte a menar le  mani,  in antitesi alle suffragette.
    No, il Futurismo non può essere ridotto ad originale  movimento artistico che sbraita  contro il “vecchio”, a mera creazione di movimento e velocità pittorica o scultorea, ad eliminazione della punteggiatura in letteratura…no signori miei…il Futurismo è la ROTTURA, è la creazione dell’uomo nuovo rivoluzionario. Per favore, non prendeteci in giro!
     Il Futurismo, sin dai suoi esordi è Politica, non è certo moda o dandysmo al contrario…"Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore…" E’ il brodo di coltura del cambiamento, contro le vecchie ideologie clericali, è l’apoteosi dell’energia, lo sprone all’irredentismo ed all’interventismo. "Quasi tutti i Parlamenti d'Europa - urla Marinetti - non sono che pollai rumorosi, greppie e fogne” e la campagna di Tripoli rende palese il pan -italianismo del movimento e  la “parola Italia deve dominare sulla parola libertà”. Il manifesto del partito futurista italiano (1918) mette in ordine le sue priorità: l'educazione patriottica del proletariato, la lotta all'analfabetismo, la lotta all'insegnamento classico borghese, l'educazione sportiva, l'insegnamento tecnico obbligatorio nelle officine, la giustizia gratuita, la trasformazione della beneficenza in assistenza e previdenza sociale….Mussolini, allontanatosi dal partito socialista, si nutre di queste idee e i futuristi, a loro volta, si nutriranno delle sue elaborazioni politiche.  E ancora Marinetti nel 1924 "il fascismo nato dall'interventismo e dal futurismo si nutrì di principi futuristi” Ed appare…la cultura del lavoro, la  nuova dignità dell’uomo che produce. La mostra “dimentica” totalmente Sironi e l’elaborazione futurista della civiltà del Lavoro…. Un bel salto da lepre (in tutti sensi), non c’è che dire…sono proprio questi i punti di forza incoercibile del movimento, di indicazione di una via nuova ed alternativa alle ideologie allora esistenti. Anche nel suo aspetto  relativo al movimento in Unione sovietica, la mostra  latita sui messaggi politici: non indica il percorso di Majakovski che interpreta il Futurismo saldandolo alla sua partecipazione alla rivoluzione comunista. Anche qui la mostra è una bevanda melensa…Si ignora anche Gramsci che afferma : "I futuristi hanno svolto questo compito nella cultura borghese: hanno distrutto, distrutto, distrutto; hanno avuto la concezione nettamente rivoluzionaria, assolutamente marxista, quando i socialisti non si occupavano neppure lontanamente di simile questione". Non siamo affatto di questo parere perché il Futurismo fu già “altro” dal marxismo fin dalla sua nascita…ma almeno poteva essere lo spunto per una discussione.
    Cosa volevano che nessuna voce si levasse e che il Futurismo fosse fatto passare per  tema  bizzarro da T-shirts  o argomento per the pomeridiani di signore radical-chic…E no, questa proprio non gliela dobbiamo far passare.
    Rottura-Rottura-Rottura


       
              

     


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