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    Lettera aperta ad un astrologo

    di E. Claudio Modola on Giugno 26,2007

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    Caro Astrologo,

    Destino strano il Suo che da secoli traduce agli uomini evoluzioni celesti in uno spazio buio e inesplorato.
    Occorre credere per prestarLe l'attenzione che merita, che ogni qualvolta l'uomo compie scelte vili e prive di passione,atti disonorevoli o semplicemente assista ai propri giorni a testa china sul proprio pasto ... stelle bellissime si spengono con un sussurro di delusione.

    Noi ascoltiamo le Sue parole e a volte temiamo per l'ineluttabilita' del nostro destino,intrappolato nella rete di un percorso apparentemente privo di senso e deciso cosi' lontano in una dimensione probabilmente gelida e ai piedi di un Dio spesso terribile.
    Mentre Lei esplora la metallica inflessibilita' dei numeri, le traiettorie,
    i passaggi obbligati e ciclici lungo percorsi eterni, noi perdiamo la presa sulla nostra volonta' di uomini e anche un po' della nostra capacita' di sfida e di disobbedienza.

    E' vero, pare, che sia stata appunto la nostra disobbedienza a farci cacciare dal paradiso degli idioti dove con un sorriso perennemente stampato sul volto, pascolavamo felici ed eternamente giovani.
    Trovammo all'esterno delle mura dell'EDEN il vento freddo dell'inverno, la morte, lo sguardo torvo dell' invidia ed un cielo del quale non conoscevamo la profondita' .

    Iniziammo a chiederci dove Lei fosse, perché?Šavevamo un disperato bisogno di qualcuno che osservando le stelle potesse prevedere per noi il nascere di un Re, il momento adatto per una battaglia.
    Poi forgiammo spade e dopo avere ricevuto indicazioni esatte circa il limite sottile tra il BENE e il MALE, marcammo il confine delle buone terre, quelle che ad ogni primavera, ancora oggi, fioriscono negli spazi tra il ghiaccio e il deserto, tra le montagne e il mare.
    Rubammo pietre ai fianchi delle colline e costruimmo fortezze che scoraggiassero in lontananza uomini dai tratti diversi ai quali, un Dio capriccioso, aveva destinato le pietraie, le prede rare e sfuggenti delle steppe ed immensi reami di sabbia bollente.

    Accanto alle fortezze costruimmo cattedrali, un pò?Š°er celebrare il nostro terrore e anche perché ®ello spazio che intercorreva tra la fine della notte e il dissolversi della luce, trovavamo bello quel cielo così ¡zzurro, buono il profumo del pane e tiepido il ventre delle donne. Eravamo grati in fondo che dopo la perdita del paradiso ci fosse stata offerta un'altra possibilit஼br>Non la perdemmo di vista perché ©n fondo tra l'incenso che annebbiava gli altari parlavamo ad un Dio ostinatamente silenzioso, mentre Lei in cambio di un tetto e il rubino di un vino delle colline, tracciava grandi linee su pergamene misteriose e nei giorni di solstizio sedeva con noi intorno ai fuochi a sussurrarci del futuro.
    Lei ci seguì?Šper calcolo ed avventura quando lasciammo le mura di pietra ed attraversammo i mari nonostante i mostri che ne abitavano le profondità® 
    Scoprimmo profumi e sapori sconosciuti nel vento tiepido dell'altra sponda. Commerciammo e con la forza delle armi combattemmo, forti come eravamo dei traguardi raggiunti, dell'arroganza vana di una saggezza giovane ed immatura.

    Lei rientr򠡬le fortezze con nozioni nuove, sapientemente miscel򠮥gli alambicchi al fuoco delle nostre querce, combinazioni quasi magiche, consider򠮵meri ed astri con occhi nuovi e mentre dalle mani le sfuggivano meccanismi rotanti scelse spesso il silenzio per non annunciare i grandi mutamenti che ci attendevano.
    Non conosceremo mai il limite che separava il calcolo astronomico dalla chiaroveggenza e mentre l'aristocrazia dell'oro prendeva il sopravvento sull'aristocrazia del valore personale, fummo portati al cospetto di un grande cilindro bianco consumato all'interno da un immenso fuoco che gli donava energia e spinta per liberarsi dalla prigionia del fango e librarsi nel cielo molto al di la' delle nostre fantasie pi?enate.
    Pi?basso osservammo quella scheggia di roccia,acqua e fango che ci era stata destinata come casa e come campo di prigionia. Osservammo con orrore le grandi città ¥ lo spirito dell'individuo sacrificato alla moltitudine, il tempo che levigava le nostre immagini di pietra e sfocava i volti sui nostri dipinti.
    Le fosse comuni dei morti pi?portanti, il loro coraggio, le loro visioni, dimenticate per sempre.

    L'enorme massa di carne levigata che è µna umanità £he respira al ritmo dell'eguaglianza.
    E ancora una volta la paura, il terrore, quello di sempre ma illuminato dalla luce gialla dei viali di periferia.
    La cercammo ancora con gli abiti impigliati nei sofisticati meccanismi con i quali abbiamo iniziato a giocare e le tasche gonfie della cartaccia che è ¤iventata la divinita' piu' importante.
    Abbiamo ascoltato parole che parlano di un destino di fuoco, di un mondo che entro breve subirà © morsi della fame e il disorientamento che segue la catastrofe.
    Alcuni di noi si sono rifugiati nelle loro minuscole stanzette. Bestie da sacrificio da sempre, ordinate e disciplinate, orgogliose dei numeri assegnati.
    Hanno stretto al cuore uno schermo di televisione e nascosto tra le cosce il codice segreto dei loro conti bancari. Eiaculano su pavimenti lucidi cercando nel panico una continuità §enetica o forse una immortalità °er loro impossibi1e. Vendono e comprano,con occhi sbarrati e la vescica
    debole, avvinghiati ai loro telefonini spruzzati di bava. .
    Per loro le stelle hanno gia parlato e riconosciuto che la vita di uno schiavo vale meno di quella di un uomo libero, che nella debolezza dei loro polsi e' racchiusa una condanna a morte che si trasforma in un sacrificio di massa a calmare l'ira di Dei che hanno ben chiara la differenza tra l'alto e il basso.
    Altri, corrotti anch'essi si intende, ripercorrono a volte i sentieri di un tempo, con gli occhi della mente, per tentare di raggiungere l'esatto punto dove perdemmo la nostra decenza di uomini e l'identitࠤi una specie superiore che si, �vero, si gioc򠩬 paradiso, ma 蠡nche vero che coltiv򠩬 grano e seppe difenderlo.

    Altri ancora hanno compiti diversi, piu' perplessi e sono i soli purtroppo
    a dovere compiere scelte immediate. Lei tra questi.

    Qualcuno dovra' delimitare territori a volte anche minuscoli all'interno dei quali ritrasformarsi negli esseri splendidi che eravamo nei secoli forse piu' atroci della nostra storia.

    Dovremo stabilire delle appartenenze e compiere scelte morali, spirituali, tecniche, estetiche e razziali assolutamente controcorrente e in aperto conflitto con I Signori del Mondo.
    Avremo bisogno di Lei in quel momento, abbiamo bisogno di uomini come Lei oggi.

    Non dica che il tempo delle scelte estreme non è ¡ncora arrivato, non osi neanche tentare di ritardare azioni necessarie ormai da tempo e che non possono tollerare alcun ulteriore ritardo.
    Forse tutto il coraggio e l'amore che applicheremo nel tentare di sopravvivere, non servira' a nulla.
    Forse moriremo e su un pianeta deceduto ormai senza sole, inizieremo un lungo viaggio nel buio dove anche la memoria non ha alcun valore.
    In quel caso l'unica scelta possibile 蠩l confronto con Dio in persona, al quale 蠮ecessario dimostrare che il giocattolo difettoso che Egli ha creato continua ad avere lo spirito ribelle che gli cost򠩬 paradiso e che in nome di questo ha deciso di non dissolversi in ginocchio.

    Con Amicizia

    E.Claudio Modola


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