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    Articolo Publicondor del 1997: Il mistero dei resti del

    di redazione Puntozenith on Giugno 06,2007

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    IL MISTERO DEI RESTI DEL "CHE"

    A MONTERO O A VALLE GRANDE I RESTI DEL" CHE" ?

    La mattina del 23/11/1995 è stato reso noto che il generale Mario Vargas ha negato, in una lettera inviata al Comando Generale dell'Esercito boliviano, di aver mai rivelato al giornalista de "La Razon" di La Paz, Ted Cordoba Clauri, l'ubicazione esatta dei resti di Ernesto "Che" Guevara. Da parte sua, nella stessa mattinata, Cordoba ha invece confermato lo scoop chiarendo le circostanze attraverso le quali, la scorsa settimana, pubblicò la notizia della
    individuazione della sepoltura del leggendario guerrigliero.

    Un mese fa:, circa, un cittadino nord americano, tale Andersoll, impegnato alla redazione di un libro sul "Che", si recò in Bolivia per raccogliere informazioni alla fonte. Fra i tanti interpellati, parlò anche con il generale Vargas. Questi, poi, confidò allo stesso Cordoba, in una amichevole conversazione in un bar di La Paz, di aver fornito all'americano una notizia che non aveva mai detto a nessuno: che il ''Che'' era sepolto sotto la pista di
    atterraggio dell'aeroporto di V alle Grande.
    In realtà .questa notizia fu già diffusa in passato e pubblicata anche su alcuni libri (vedi ad esempio «Guevara para hoy» di Roberto Massari,Fernando Martinez y otros-Erre Emme Edizioni 1994).
    L'aeroporto civile di Valle Grande dista 700 km da La Paz, ha una pista in terra battuta (non di cemento) ed è raramente utilizzato.
    Il generale Vargas era capitano dell'unità "El Manchego" (trasformata successivamente nel "Rangers") che fu direttamente impegnata nella lotta contro la guerriglia del "Che". Fu anche, sembra, l'ufficiale incaricato con altri due militari di cremare il corpo di Guevara, dopo la sua uccisione, in una località a 10 km da Valle Grande. Operazione che non riuscì a completare per cui fu deciso di seppellire i resti semicremati.
    Vargas comandò, tra l'altro, la compagnia che il31 agosto del 1967 intercettò, al Vado del Yeso, i sette guerriglieri guidati dal comandante Atania che, per motivi tattici, si erano distaccati dalla colonna del "Che". Per tale azione venne promosso al grado di maggiore. Pertanto, se effettivamente il generale Vargas ha riferito il fatto, la notizia avrebbe una sua credibilità e un serio fondamento.
    PubliCondor, però, è venuta a conoscenza di una diversa versione.
    l resti del "Che" sarebbero stati interrati nella cittadina di Montero, a 40 km da Santa Cruz. Precisamente nella caserma dei "Rangers" sotto la base della bandiera del corpo. Questa ubicazione sarebbe di esclusiva conoscenza dei comandanti dei "Rangers" che se la trasmettono al passaggio delle consegne.

    Abbiamo tentato, per maggiore sicurezza, di contattare il generale Vargas ma questi si è reso irreperibile dal suo domicilio di Santa Cruz, certamente per sfuggire all'assedio dei giornalisti. Sarebbe perciò prudente, per evitare eventuali spiacevoli disillusioni, verificare la fondatezza di entrambe le notizie.
    Il generale Gary Prado, che fu l'ufficiale che partecipò alla cattura del"Che", ha chiesto alle autorità boliviane di riesumare ciò che resta della salma per restituirla ai familiari. Riteniamo che tale richiesta, seppur tardiva, risponda ai più elementari principi del vivere civile. Nessuno ha il diritto di tenere una
    salma come trofeo. La restituzione del corpo di Ernesto "Che" Guevara deve essere un obbligo per il governo boliviano. Allo stesso popolo cubano, per consentirgli di rendere omaggio ad uno dei personaggi più significativi della sua rivoluzione.

    Sono trascorsi 28 anni. Il "Che" arrivò in Bolivia alla fine di novembre del 1966 e fu ucciso il 9 ottobre del 1967. La foto del suo cadavere, prima che gli fossero amputate le mani (ora custodite a Cuba, dopo essere state trafugate e trasportate nell'isola dal ministro degli interni boliviano dell'epoca, Antonio Arguelas) fece il giro del mondo. Pochi allora potevano immaginare che la
    posizione del corpo del "Che" con il capo sollevato e reclinato in avanti nascondesse la sommaria sutura di una gola squarciata da un colpo di machete.

    INFRUTTUOSE LE RICERCHE DEL "CHE"

    Da due mesi proseguono in Bolivia, senza risultati, le ricerche dei resti del "Che". Gli esami del DNA eseguiti sui corpi trovati sotto la pista aerea di Vallegrande hanno dato esito negativo. Così come infruttuosi sono risultati gli scavi effettuati nella zona dell'aeroporto e nei dintorni del piccolo paese del sud-est boliviano. Gli antropologi argentini che guidano le squadre di
    ricerca hanno, ora, chiesto alle autorità del locale municipio il permesso di poter scavare nel cimitero.

    Questo ulteriore tentativo è motivato dalle rivelazioni di un ennesimo misterioso testimone il quale afferma che nel cimitero sarebbero seppelliti i corpi di "Coco" Peredo, Julio il dentista e del cubano Antonio. I primi due erano, invece, boliviani. "Coco" Peredo faceva parte del vertice del partito comunista boliviano, dal quale si distaccò per seguire il Che nella sua guerriglia, quando il suo partito, come del resto tutti gli altri partiti
    comunisti del latino-america, prese le distanze dall'intento guevarista rifiutando qualsiasi tipo di appoggio.

    Nonostante il sindaco di Vallegrande, Moron Rojas, abbia dato la sua disponibilità agli scavi nel cimitero, la maggior parte della popolazione vallegrandina si oppone, però, perché non vede di buon occhio che si rimuova il luogo dove riposano i loro defunti. E non ha tutti i torti perché, ormai, l'indicazione fornita a suo tempo dal generale Vargas si è dimostrata molto confusa e, nella migliore ipotesi, può aver riguardato il luogo dove il "Che" fu
    provvisoriamente interrato.

    Nello "speciale" di PubliCondor n.31 avevamo ritenuto prudente accogliere col beneficio d'inventario le "rivelazioni" che, allora, venivano sbandierate come clamorose. Avevamo anche indicato un'altra versione sulla fine dei resti del leggendario guerrigliero argentino. Versione che, oggi, PubliCondor può ribadire come la più certa: I resti del "Che" si troverebbero nella cittadina di
    Montero, vicino Santa Cruz. Precisamente nella caserma dei "Rangers" sotto la base che sostiene la bandiera del corpo. Tale ubicazione è di esclusiva conoscenza dei comandanti dei "Rangers" di Montero che se la trasmettono al passaggio delle consegne.

    Questa tesi è legittimata non solo da considerazioni logiche, che rendono impossibile credere che i vertici dell'esercito boliviano abbiano potuto seppellire i resti del "Che" in un luogo occasionale e non protetto, dove qualsiasi contingenza avrebbe potuto portarli alla luce o disperderli per sempre, ma anche, e soprattutto, da rivelazioni che in questi ultimi tempi stanno trapelando dalla cortina di silenzio mantenuta in tutti questi anni. Rivelazioni che trovano una conferma da alcune prove di cui PubliCondor è venuta a conoscenza e in possesso.

    Recentemente un cittadino boliviano Juvanni, quindicenne quando il "Che" cadde nell'imboscata alla Quebrada del Yuro, ha riferito di essere riuscito, all'epoca, ad entrare nella lavanderia del piccolo ospedale di Vallegrande e di aver potutto osservare bene i corpi del "Che" e dei guerriglieri caduti con lui e che, il giorno dopo, i militari traslocarono solo il "Che" in una struttura militare rimasta segreta.
    Questo testimone racconta di aver visto il corpo del "Che" a dorso nudo e con gli occhi aperti, di aver notato un taglio profondo sul lato destro del collo e di essere rimasto soprattutto agghiacciato dal fatto che" , , . Sembrava che fosse vivo …. quando uno passava vicino a lui aveva l'impressione che il suo sguardo lo seguisse. Nonostante fosse morto, gli occhi non avevano un aspetto orrendo ma.il suo viso sembrava sorridere" .

    Nel citato.numero 31 di PubliCondor scrivemmo che vedendo la foto del "Che" che fece il giro del mondo: “…, Pochi potevano allora immaginare che la
    posizione del corpo del "Che" con il capo sollevato e reclinato in avanti nascondesse la sommaria sutura di una gola squarciata da un colpo di machete ", Questo particolare viene oggi ribadito dal racconto del boliviano di Vallegrande.

    Nel prossimo numero PubliCondor sarà in grado di documentare queste
    rivelazioni con uno speciale servizio fotografico dove si vedrà, per la prima volta in Italia, la foto del "Che" con la gola rozzamente ricucita e con quel "sereno sorriso" che restò stampato negli occhi dell'adolescente Juvanni.

    UN CONTADINO UCCISE IL "CHE"?

    Nel numero 5/96 di PubliCondor abbiamo informato sull' esito negativo delle ricerche, in Bolivia, dei resti del leggendario guerrigliero argentino, dopo le eclatanti rivelazioni divulgate, tre mesi fa, sulla stampa internazionale.

    Informammo, anche, sulla veridicità di alcune dichiarazioni fatte da un testimone boliviano. Ci è sembrato importante perché sulla leggenda del 'Che", sulla sua morte, sul segreto della sua sepoltura sono state tramandate migliaia di versioni trent' anni fa e altrettante .ne abbiamo lette, in questi tre 'mesi, da quando il gen. Vargas fece la sua rivelazione, poi non riscontrata, ad un giornalista americano. Molte di queste ipotesi erano gla conosciute, moltissime semplicemente assurde, altre possibili ma non documentate se non per trasmissione orale di terza o quarta mano.

    Le dichiarazioni del vallegrandino ]uvanni, invece, ci sono apparse provenienti da testimonianza diretta.

    PubliCondor è in grado (come annunciato nel n.5/96) di dimostrare come vari particolari affermati dal teste, quindicenne all' epoca dei fatti, rispondano al vero ed altri siano almeno credibili.

    Innanzitutto quello che riferisce della gola tagliata del "Che".

    Fino ad oggi le foto diffuse ci avevano sempre mostrato la posizione del corpo del Che con il capo reclinato in avanti (foto n. 2).

    Come si può notare, invece, nella fotografia n. l, il corpo disteso del Che mostra un collo squarciato e rozzamente ricucito. E', quindi, plausibile che quel capo era stato volutamente tenuto inclinato in avanti proprio per nascondere la sutura sulla gola,

    Una delle versioni sulla morte diceva che fosse stato un contadino a portare un colpo di machete alla gola del Che, dopo essere riuscito a superare lo sbarramento dei soldati che lo tenevano in custodia. Una, questa, tra le tante versioni tramandate e anch' essa non accertabile completamente.

    Ma possibile: anche perché come si può notare, in questa foto, non c'è quel chiaro colpo d'arma da fuoco alla base della clavicola che si riscontra nelle fotografie ufficiali. Dimostrazione che, almeno quel colpo, fu sparato dopo e non prima del brutale taglio alla gola. Forse è proprio per questo motivo che
    i militari boliviani hanno sempre cercato di non far fotografare la gola del Che e cercarono addirittura, stando al raccontò del gen. Vargas, di cremarne il corpo, E questo può spiegare anche la diffusione della notizia della decapitazione del Che. Sorprendente è, poi, la coincidenza della espressione del viso del Che con la descrizione fattane dal testimone boliviano:"... Sembrava che fosse vivo....
    quando uno passava vicino a lui aveva l'impressione che il suo sguardo lo seguisse. Nonostante fosse morto, gli occhi non avevano un aspetto orrendo ma il suo viso sembrava sorridere"

    Questa espressione sorridente e infatti ribadita dalla foto che parrebbe confermare una morte improvvisa ed inaspettata. Altro partIcolare vero nel racconto di Juvanni è quello relativo ai corpi dei guerriglieri (foto n. 3)
    " che stavano distesi al suolo e sul petto gli avevano messo dei
    cartelli manoscritti che indicavano chi fossero. . . " .

    Ormai sono passati tre mesi dalle rivelazioni del generale Vargas e gli scavi eseguiti sotto la pista aerea, nei dintorni di Vallegrande e, da dieci giorni, nel cimitero della cittadina, non hanno dato nessun risultato. Il generale Vargas fu capitano de "El Manchego" (trasformato, poi, nei Rangers) e partecipò attivamente nella lotta contro la guerriglia del Che e fu a capo dell' operazione che il 31 agosto del 1967 intercettò al Vado del Yeso la
    colonna di sette guerriglieri guidata da Joaquin e da Tania la guerrigliera (foto n. 4). PUÒ.. quindi, aver raccontato quella che crede essere la verità ma è soltanto la verità di un momento da lui vissuto.

    Il testimone boliviano dice, infatti, che il giorno dopo che i cadaveri dei guerriglieri erano stati portati a Valle grande, soltanto il corpo del "Che" fu rimosso e trasferito in una struttura militare. Dove? Questo il generale Vargas potrebbe non averlo saputo o, volutamente, potrebbe aver depistato.

    PubbliCondor ribadisce quanto affermato nel n. 31/95: “Nessuno ha il diritto di tenere una salma come trofeo. La restituzione del corpo di Ernesto "Che" Guevara deve essere un obbligo per il governo Boliviano”.

    Il Presidente della Bolivia se intende mantenere fede alla sua promessa di restituire a Cuba il corpo del "Che" qualora fosse ritrovato, potrebbe consentire agli archeologi argentini, che da tre mesi stanno inutilmente scavando nella zona di Valle grande, dI spostare le ricerche dei resti del "Che" nella cittadina di Montero. "... Precisamente nella caserma dei "Rangers" sotto la base che sostiene la bandiera del co1po. Tale ubicazione è di esclusiva conoscenza dei comandanti dei "Rangers" di Montero che se la trasmettono al passaggio delle consegne

    INTERVISTA ALL'AMBASCIATORE CUBANO IN ITALIA MARIO RODRIGUEZ MARTINEZ

    Da quando fu divulgata la ormai famosa intervista del generale Vargas, PubliCondor sta dedicando molti servizi sulla morte del "Che" e, soprattutto, sul luogo esatto dove si troverebbero i suoi resti. Insistentemente abbiamo ripetuto che la zona di Vallegrande è deviante per delle serie ricerche e che il punto esatto della "sepoltura" del Che è sotto la base di cemento che sorregge la bandiera del corpo dei Rangers nella caserma di Montero. Dopo mesi di inutili scavi e di false rivelazioni, PubliCondor ha intervistato, sull'argomento, il signor Mario Rodriguez Martinez, ambasciatore cubano in Italia, per sapere quali sono le sue valutazioni su tutta la ridda di notizie diffusesi in questi mesi.

    p - Signor ambasciatore, dopo tre mesi circa, le ricerche dei resti del "Che" in
    Bolivia non hanno dato nessun esito positivo. Negativo è risultato, infatti, anche l'esame comparativo del Dna eseguito sui corpi ritrovati sotto la pista di Vallegrande. Non pensa che l'indicazione fornita dal generale Vargas Sia stata imprecisa e limitata ad una conoscenza momentanea e che sia, quindi, inutile continuare a cercare nella zona di Valle grande ?


    A - Credo di sì. Anche perché noi abbiamo mandato in Bolivia due esperti per
    un periodo di venti giorni senza ottenere nessun risultato in quella zona.

    p - Publicondor divulgò la notizia che il "Che" sarebbe sepolto
    nella caserma dei "Rangers" a Montero. La crede verosimile?


    A - A questo punto ne sono sempre più convinto.


    p - In questi 28 anni, Cuba ha mai cercato di individuare dove il "Che" fosse sepolto ?

    A - Sì ma senza esito positivo.


    p - Può confermare la notizia data da PubliCondor, nel n. 31/95, che le mani amputate del "Che" sono conservate a Cuba dopo essere state trafugate e portate nell'isola dal ministro dell'Interno boliviano dell'epoca, Antonio Arguelas?
    A - Confermo la notizia data da PubliCondor riguardo le mani. Per il ministro, confermo con qualche riserva perché non ricordo con esattezza.

    p - PubliCondor ha mostrato la foto del "Che" con la gola squarciata e rozzamente ricucita e senza quel colpo d'arma da fuoco che si vede in altre foto dell'epoca. Un particolare che potrebbe avallare nuove ipotesi sulla sua uccisione. Sapeva nulla su questo particolare o è per Lei un fatto nuovo?
    A - Sapevo che poteva esserci questa possibilità. Oggi ne ho la conferma.

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