IL MISTERO DEI RESTI DEL "CHE"
A MONTERO O A VALLE GRANDE I RESTI DEL" CHE" ?
La mattina del 23/11/1995 è stato reso noto che il generale Mario
Vargas ha negato, in una lettera inviata al Comando Generale
dell'Esercito boliviano, di aver mai rivelato al giornalista de "La
Razon" di La Paz, Ted Cordoba Clauri, l'ubicazione esatta dei resti
di Ernesto "Che" Guevara. Da parte sua, nella stessa mattinata,
Cordoba ha invece confermato lo scoop chiarendo le circostanze
attraverso le quali, la scorsa settimana, pubblicò la notizia della
individuazione della sepoltura del leggendario guerrigliero. Un
mese fa:, circa, un cittadino nord americano, tale Andersoll,
impegnato alla redazione di un libro sul "Che", si recò in Bolivia
per raccogliere informazioni alla fonte. Fra i tanti interpellati,
parlò anche con il generale Vargas. Questi, poi, confidò allo
stesso Cordoba, in una amichevole conversazione in un bar di La
Paz, di aver fornito all'americano una notizia che non aveva mai
detto a nessuno: che il ''ehe'' era sepolto sotto la pista di
atterraggio dell'aeroporto di V alle Grande.
In realtà .questa notizia fu già diffusa in passato e pubblicata
anche su alcuni libri (vedi ad esempio «Guevara para hoy» di
Roberto Massari,Fernando Martinez y otros-Erre Emme Edizioni 1994
).
L'aeroporto civile di Valle Grande dista 700 km da La Paz, ha una
pista in terra battuta (non di cemento) ed è raramente utilizzato.
Il generale Vargas era capitano dell'unità "El Manchego"
(trasformata successivamente nel "Rangers") che fu direttamente
impegnata nella lotta contro la guerriglia del "Che". Fu anche,
sembra, l'ufficiale incaricato con altri due militari di cremare il
corpo di Guevara, dopo la sua uccisione, in una località a 10 km
da Valle Grande. Operazione che non riuscì a completare per cui fu
deciso di seppellire i resti semicremati.
Vargas comandò, tra l'altro, la compagnia che il31 agosto del 1967
intercettò, al Vado del Yeso, i sette guerriglieri guidati dal
comandante Atania che, per motivi tattici, si erano distaccati
dalla colonna del "Che". Per tale azione venne promosso al grado di
maggiore. Pertanto, se effettivamente il generale Vargas ha
riferito il fatto, la notizia avrebbe una sua credibilità e un
serio fondamento.
PubliCondor, però, è venuta a conoscenza di una diversa versione.
l resti del "Che" sarebbero stati interrati nella cittadina di
Montero, a 40 km da Santa Cruz. Precisamente nella caserma dei
"Rangers" sotto la base della bandiera del corpo. Questa ubicazio
ne sarebbe di esclusiva conoscenza dei comandanti dei "Rangers" che
se la trasmettono al passaggio delle consegne.
Abbiamo tentato, per maggiore sicurezza, di contattare il generale
Vargas ma questi si è reso irreperibile dal suo domicilio di Santa
Cruz, certamente per sfug¬gire all'assedio dei giornalisti. Sarebbe
perciò prudente, per evitare eventuali spiacevoli disillusioni,
verificare la fondatezza di entrambe le notizie.
Il generale Gary Prado, che fu l'ufficiale che partecipò alla
cattura del"Che", ha chiesto alle autorità boliviane di riesumare
ciò che resta della salma per restituirla ai familiari. Riteniamo
che tale richiesta, seppur tardiva, risponda ai più elementari
principi del vivere civile. Nessuno ha il diritto di tenere una
salma come trofeo. La restituzione del corpo di Ernesto "Che"
Guevara deve essere un obbligo per il governo boliviano. Alla
stesso popolo cubano, per consentirgli di rendere omaggio ad uno
dei personaggi più significativi della sua rivoluzione.
Sono trascorsi 28 anni. Il "Che" arrivò in Bolivia alla fine di
novembre del 1966 e fu ucciso il 9 ottobre del 1967. La foto del
suo cadavere, prima che gli fossero amputate le mani (ora custodite
a Cuba, dopo essere state trafugate e trasportate nell'isola dal
ministro degli interni boliviano dell'epoca, Antonio Arguelas )
fece il giro del mondo. Pochi allora potevano immaginare che la
posizione del corpo del "Che" con il capo sollevato e reclinato in
avanti nascondesse la sommaria sutura di una gola squarciata da un
colpo di machete.
INFRUTTUOSE LE RICERCHE DEL "CHE"
Da due mesi proseguono in Bolivia, senza risultati, le ricerche dei
resti del "Che". Gli esami del DNA eseguiti sui corpi trovati sotto
la pista aerea di Vallegrande hanno dato esito negativo. Così come
infruttuosi sono risultati gli scavi effettuati nella zona
dell'aeroporto e nei dintorni del piccolo paese del sud-est
boliviano. Gli antropologi argentini che guidano le squadre di
ricerca hanno, ora, chiesto alle autorità del locale municipio il
permesso di poter scavare nel cimitero.
Questo ulteriore tentativo è motivato dalle rivelazioni di un
ennesimo miste¬rioso testimone il quale afferma che nel cimitero
sarebbero seppelliti i corpi di "Coco" Peredo, Julio il dentista e
del cubano Antonio. I primi due erano, invece, boliviani. "Coco"
Peredo faceva parte del vertice del partito comunista boliviano,
dal quale si distaccò per seguire il Che nella sua guerriglia,
quando il suo partito, come del resto tutti gli altri partiti
comunisti dellatino-america, prese le distanze dall'intento
guevarista rifiutando qualsiasi tipo di appoggio.
Nonostante il sindaco di Vallegrande, Moron Rojas, abbia dato la
sua disponibilità agli scavi nel cimitero, la maggior parte della
popolazione vallegrandina si oppone, però, perchénon vede di buon
occhio che si rimuova il luogo dove riposano i loro defunti. E non
ha tutti i torti perché, ormai, l'indicazione fornita a suo tempo
dal generale Vargas si è dimostrata molto confusa e, nella migliore
ipotesi, può aver riguardato il luogo dove il "Che" fu
provvisoriamente interrato.
Nello "speciale" di PubliCondor n.31 avevamo ritenuto prudente
accogliere col beneficio d'inventario le "rivelazioni" che, allora,
venivano sbandierate come clamorose. Avevamo anche indicato
un'altra versione sulla fine dei resti del leggendario guerrigliero
argentino. Versione che, oggi, PubliCondor può ribadire come la più
certa: I resti del "Che" si troverebbero nella cittadina di
Montr'o, vicino Santa Cruz. Precisamente nella caserma dei
"Rangers" sotto la base che sostiene la bandiera del corpo. Tale
ubicazione è di esclusiva conoscenza dei comandanti dei "Rangers"
di Montero che se la trasmettono al passaggio delle consegne.
Questa tesi è legittimata non solo da considerazioni logiche, che
rendono impossibile credere che i vertici dell'esercito boliviano
abbiano potuto seppellire i resti del "Che" in un luogo occasionale
e non protetto, dove qualsiasi contingenza avrebbe potuto portarli
alla luce o disperderli per sempre, ma anche, e soprattutto, da
rivelazioni che in questi ultimi tempi stanno trapelando dalla
cortina di silenzio mantenuta in tutti questi anni. Rivelazioni che
trovano una conferma da alcune prove di cui PubliCondor è venuta a
conoscenza e in possesso.
Recentemente un cittadino boliviano Juvanni, quindicenne quando il
"Che" cadde nell'imboscata alla Quebrada del Yuro, ha riferito di
essere riuscito, all'epoca, ad entrare nella lavanderia del piccolo
ospedale di Vallegrande e di aver potutto osservare bene i corpi
del "Che" e dei guerriglieri caduti con lui e che, il giorno dopo,
i militari traslocarono solo il "Che" in una struttura militare
rimasta segreta.
Questo testimone racconta di aver visto il corpo del "Che" a dorso
nudo e con gli occhi aperti, di aver notato un taglio profondo sul
lato destro del collo e di essere rimasto soprattutto agghiacciato
dal fatto che" , , . Sembrava che fosse vivo …. quando uno passava
vicino a lui aveva l'impressione che il suo sguardo lo seguisse.
Nonostante fosse morto, gli occhi non avevano un aspetto orrendo
ma.il suo viso sembrava sorridere" ,Nel citato.numero 31 di
PubliCondor scrivemmo che vedendo la foto del "Che" che fece il
giro del mondo: “…, Pochi potevano allora immaginare che la
posizione del corpo del "Che" con il capo sollevato e reclinato in
avanti nascondesse la sommaria sutura di una gola squarciata da un
colpo di machete ", Questo particolare viene oggi ribadito dal
racconto del boliviano di Vallegrande.
Nel prossimo numero PubliCondor sarà in grado di documentare queste
rivelazioni con uno speciale servizio fotografico dove si vedrà,
per la prima volta in Italia, la foto del "Che" con la gola
rozzamente ricucita e con quel "sereno sorriso" che restò stam¬pato
negli occhi dell'adolescente Juvanni.
UN CONTADINO UCCISE IL "CHE"?
Nel numero 5/96 di PubliCondor abbiamo informato sull' esito
negativo delle ricerche, in Bolivia, dei resti del leggendario
guerrigliero argentino, dopo le eclatanti rivelazioni divulgate,
tre mesi fa, sulla stampa internazionale.
Informammo, anche, sulla veridicità di alcune dichiarazioni fatte
da un testimone boliviano. Ci è sembrato importante perché sulla
leggenda del 'Che", sulla sua morte, sul segreto della sua
sepoltura sono state tramandate migliaia di versioni trent' anni fa
e altrettante .ne abbiamo lette, in questi tre 'mesi, da quando il
gen. Vargas fece la sua rivelazione, poi non riscontrata, ad un
giornalista
americano. Molte di queste ipotesi erano gla conosciute, moltissime
semplicemente assurde, altre possibili ma non docuentate se non per
trasmissione orale di terza o quarta mano.
Le dichiarazioni del vallegrandino ]uvanni, invece, ci sono apparse
provenienti da testimonianza diretta.
PubliCondor è in grado (come annunciato nel n.5/96) di dimostrare
come vari particolari affermati dal teste, quindicenne all' epoca
dei fatti, rispondano al vero ed altri siano almeno credibili.
Innanzitutto quello che riferisce della gora tagliata del "Che".
Fino ad oggi le foto diffuse ci avevano sempre mostrato la
posizione del corpo del Che con il capo reclinato in avanti (foto
n. 2).
Come si può notare, invece, nella fotografia n. l, il corpo disteso
del Che mostra un collo squarciato e rozzamente ricucito. E',
quindi, plausibile che quel capo era stato volutamente tenuto
inclinato in avanti proprio per nascondere la sutura sulla gola,
Una delle versioni sulla morte diceva che fosse stato un contadino
a portare un colpo di machete alla gola del Che, dopo essere
riuscito a superare lo sbarramento dei soldati che lo tenevano in
custodia. Una, questa, tra le tante versioni tramandate e anch'
essa non accertabi¬le completamente.
Ma possibile: anche perché come si può notare, in questa foto, non
c'è quel chiaro colpo d'arma da fuoco alla base della clavicola che
si riscontra nelle fotografie ufficiali.
Dimostrazione che, almeno quel colpo, fu sparato dopo e non prima
del brutale taglio alla gola. Forse è proprio per questo motivo che
i militari boliviani hanno sempre cercato di non far fotografare la
gola del Che e cercarono addirittura, stando al raccontò del gen.
Vargas, di cremarne il corpo, E questo può spiegare anche la
diffusione della notizia della decapitazione del Che. Sorprendente
è, poi, la coincidenza della espressione del viso del Che con la
descrizione fattane dal testimone boliviano:"... Sembrava che fosse
vivo....
quando uno passava vicino a lui aveva l'impressione che il suo
sguardo lo seguisse. Nonostante fosse morto, gli occhi non avevano
un aspetto orrendo ma il suo viso sembrava sorridere"
Questa espressione sorridente e infatti ribadita dalla foto che
parrebbe confermare una morte improvvisa ed inaspettata. Altro
partIcolare vero nel racconto di Juvanni è quello relativo ai corpi
dei guerriglieri (foto n. 3)
" che stavano distesi al suolo e sul petto gli avevano messo dei
cartelli manoscritti che indicavano chi fossero. . . " .
Ormai sono passati tre mesi dalle rivelazioni del generale Vargas e
gli scavi ese¬guiti sotto la pista aerea, nei dintorni di Valle
grande e, da dieci giorni, nel cimi¬tero della cittadina, non hanno
dato nessun risultato. Il generale Vargas fu capitano de "El
Manchego" (trasformato, poi, nei Rangers) e partecipò attivamente
nella lotta contro la guerrjglia del Che e fu a capo dell'
operazione che il 31 agosto del 1967 intercetfò al Vado del Yeso la
colonna di sette guerriglieri guidata da Joaquin e da Tania la
guerrigliera (foto n. 4). PUÒ.. quindi, aver raccontato quella che
crede essere la verità ma è soltanto la verità di un momento da lui
vissuto. Il testimone boliviano dice, infatti, che il giorno dopo
che i cadaveri dei guerriglieri erano stati portati a Valle grande,
soltanto il corpo del "Che" fu rimosso e trasferito in una
struttura militare. Dove? Questo il generale Vargas potrebbe non
averlo saputo o, volutamente, potrebbe aver depistato.
PubbliCondor ribadisce quanto affermato nel n. 31/95: “Nessuno ha
il diritto di tenere una salma come trofeo. La restituzione del
corpo di Ernesto "Che" Guevara deve essere un obbligo per il
governo Boliviano”.
Il Presidente della Bolivia se intende mantenere fede alla sua
promessa di restituire a Cuba il corpo del "Che" qualora fosse
ritrovato, potrebbe consentire agli archeologi argentini, che da
tre mesi stanno inutilmente scavando nella zona di Valle grande, dI
spostare le ricerche dei resti del "Che" nella cittadina di
Montero. "... Precisamente nella caserma dei "Rangers" sotto la
base che sostiene la bandiera del co1po. Tale ubicazione è di
esc1usiva conoscenza dei comandanti dei "Rangers" ili Montero che
se la trasmettono al passaggio delle consegne
INTERVISTA ALL'AMBASCIATORE CUBANO IN ITALIA MARIO RODRIGUEZ
MARTINEZ
Da quando fu divulgata la ormai famosa intervista del generale
Vargas, PubliCondor sta dedicando molti servizi sulla morte del
"Che" e, soprattutto, sul luogo esatto dove si troverebbero i suoi
resti. Insistentemente abbiamo ripetuto che la zona di Vallegrande
è deviante per delle serie ricerche e che il punto esatto della
"sepoltura" del Che è sotto la base di cemento che sorregge la
bandiera del corpo dei Rangers nella caserma di Montero. Dopo mesi
di inutili scavi e di false rivelazioni, PubliCondor ha
intervistato, sull'argomento, il signor Mario Rodriguez Martinez,
ambasciatore cubano in Italia, per sapere quali sono le sue
valutazioni su tutta la ridda di notizie diffusesi in questi mesi.
p - Signor ambasciatore, dopo tre mesi circa, le ricerche dei resti
del "Che" in
Bolivia non hanno dato nessun esito positivo. Negativo è risultato,
infatti, anche l'esame comparativo del Dna eseguito sui corpi
ritrovati sotto la pista di
Vallegrande. Non pensa che l'indicazione fornita dal generale
Vargas Sia stata
imprecisa e limitata ad una conoscenza momentanea e che sia,
quindi, inutile
continuare a cercare nella zona di Valle grande ?
A - Credo di sì. Anche perché noi abbiamo mandato in Bolivia due
esperti per
un periodo di venti giorni senza ottenere nessun risultato in
quella zona.
p - Publicondor divulgò la notizia che il "Che" sarebbe sepolto
nella caserma dei "Rangers" a Montero. La crede verosimile?
A - A questo punto ne sono sempre più convinto.
p - In questi 28 anni, Cuba ha mai cercato di individuare dove il
"Che" fosse sepolto 7
A - Sì ma senza esito positivo.
p - Può confermare la notizia data da PubliCondor, nel n. 31/95,
che le mani amputate del "Che" sono conservate a Cuba dopo essere
state trafugate e portate nell'isola dal ministro dell'Interno
boliviano dell'epoca, Antonio A.rguelas?
A - Confermo la notizia data da PubliCondor riguardo le mani. Per
il ministro, confermo con qualche riserva perché non ricordo con
esattezza.
p - PubliCondor ha mostrato la foto del "Che" con la gola
squarciata e rozzamente ricucita e senza quel colpo d'arma da fuoco
che si vede in altre foto dell'epoca. Un particolare che potrebbe
avallare nuove ipotesi sulla sua uccisione. Sapeva nulla su questo
particolare o è per Lei un fatto nuovo?
A - Sapevo che poteva esserci questa possibilità. Oggi ne ho la
conferma.
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