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    Considerazioni sulla piu' grave crisi di sistema degli ultimi cento anni.

    di Marina Chantal Rajani on Novembre 17,2008

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    Considerazioni sulla più grave crisi di sistema degli ultimi cento anni.

    Il sistema finanziario internazionale è in grave crisi e vogliamo cercare di capire insieme dove siano le ragioni di questa situazione.

    Non possiamo prescindere dal partire dagli accordi di Bretton Woods del 1944 a cui parteciparono  (ad eccezione di Italia, Germania e Giappone) da una parte,le  nazioni che avevano subito disastrosi danni dalla guerra con altissimo tasso di disoccupazione e, dall’altra, gli Stati Uniti che dal conflitto uscivano arricchiti, senza danni bellici, con le industrie fortificate e le cui casse  detenevano due terzi delle riserve auree mondiali. Fu stabilita allora, a totale vantaggio degli USA, la parità del tasso di cambio delle monete, in base alla riserva aurea. Ciò proteggeva l’economia del megastato americano da possibili svalutazioni delle monete che potevano condurre a protezionismi, da parte di alcune nazioni, indebolendo l’export USA, come era avvento durante la grande Depressione del 1929. Non avendo gli altri stati riserve  auree sufficienti, fu introdotta la convertibilità in oro del dollaro USA. Dollaro = oro nei pagamenti internazionali, le altre valute vengono ad esso agganciate . Man mano che la situazione delle altre nazioni migliorava, gli stati convertivano in oro i dollari  detenuti.


     Negli anni successivi, le imprese mostrano una forte tendenza all’internazionalizzazione e vogliono evitare tutti i lacci di eventuali protezioni dei singoli stati nazionali e di un capitalismo di produzione legato al territorio,vogliono poter delocalizzare la produzione a loro insindacabile giudizio, vogliono avere facile accesso al mercato finanziario ed alla Borsa.  La Borsa  rappresenta un forte veicolo di internazionalizzazione finanziaria per i megagruppi che stanno nascendo in ogni settore delle attività: dai trasporti, alla ricerca scientifica, ai beni di consumo. I megagruppi, ad azionariato multinazionale, combattono i poteri pubblici nazionali che potrebbero mettere loro i bastoni tra le ruote.


    Il WTO,  la società Bildeberg ed, in seguito, la Trilateral Commission sono una spinta formidabile al nuovo  assetto economico basato sulla mondializzazione della finanza. Questa nuova finanza che richiede sempre maggior deregolamentazione e controllo. Si può in definitiva, affermare che questi i nuovi soggetti multinazionali, con tentacoli ogni dove, vogliono essere essi stessi i demiurghi con potere sull’uso e la collocazione di tutte le risorse mondiali. Le istituzioni statali rappresentano, quindi, un ostacolo da indebolire, in quanto le multinazionali vogliono creare, esse stesse, le  regole.


    Con la nascita della Trilateral commision e di nuovo potentemente,  con il crollo dell’Impero sovietico, questo potere finanziario si rafforza, conquistando spazi geografici estremamente vasti . Il potere passa dagli stati alle megaorganizzazioni finanziarie. Mai nella storia dell’umanità prima di allora, il potere è stato in così poche mani e con così poche regole. C’è la fortissima spinta da parte della Banca Mondiale e del FMI alle privatizzazioni (con il suo culmine negli anni ‘80,  e ‘90) che depauperano, via via, gli stati dei settori strategici. Ma  cosa più grave avviene  nel 1971 in virtù dell’enunciato “Più mercato, meno Stato”: si arriva alla fluttuazione del cambio per liberare il denaro dal controllo dei governi e al fine di rendere ancora più potente la finanza internazionale.A quel momento, infatti il Presidente Nixon, abbandonato Caputo, e consigliato da Kissinger e Shultz, a causa del forte debito USA, sgancia il dollaro dal valore aureo. La carta moneta non è più vincolata ad un valore tangibile, la FED può stamparla a suo insindacabile giudizio! Il solo riferimento commerciale e finanziario rimane il dollaro, non più a tasso fisso con l’oro, ma fluttuante in un sistema  di variabilità che consentirà di fare tutto ciò che  le multinazionali vogliono sui mercati. Da questo dollaro virtuale nascono i castelli finanziari ed esotici che ci portano fino al crack dei nostri giorni.


    Senza questa premessa storica non si riescono a capire i livelli successivi di trasformazione del sistema capitalistico industriale in sistema finanziario.
    Il consigliere economico più importante dello staff di McCain è un certo Phil Gramm, ed era in corsa per la poltrona  di Segretario del Tesoro. E’ colui che ha effettuato la più grande riforma bancaria della storia degli Stati Uniti nel 1999. Allora il Presidente Clinton ratificò una legge per cui i poteri di controllo della Federal Reserve (autorità monetaria nazionale) venivano molto limitati  nel controllo sulle banche di investimento (tipo Lehmann Brothers) e sugli istituti di credito ipotecario. Ed è proprio da questi organismi che, guarda caso, nasce la crisi che stiamo vivendo. Il signor Gramm ed i suoi amici fautori  del liberismo assoluto, fecero approvare anche una legge  sulle materie prime (commodities) che creava una forte deregolamentazione nel mercato delle stesse e soprattutto nella trattazione in borsa dei loro derivati. In effetti, da quel momento, il trading dei Credit Default Swaps (contratti privati tra controparti che scommettono sulla probabilità di insolvenza di un debitore) fu ammesso senza alcun controllo. Ciò ha portato alla conseguenza che, un prodotto finanziario nato per ridurre  il rischio di subire un’insolvenza, diventava una sorta di gioco d’azzardo, con tutti i rischi del caso. Anche questa conseguenza, la stiamo pagando  carissima con questa crisi.  Con l’avvento dell’amministrazione Bush,la politica vuole dare corpo al sogno che ogni americano diventi proprietario di una casa…ma vuole realizzarlo, non già con l’incentivazione al risparmio per quello scopo, ma con un accesso facile e deregolamentato ai crediti. Questa politica non fu assolutamente osteggiata dall’opposizione democratica  che con il pretesto di voler fornire l’abitazione ai ceti bassi, avvantaggiava il sistema finanziario senza  controllare i rischi a cui tale indebitamento incontrollato portava.  In realtà, il credito edilizio di manica larga venne concesso principalmente allo scopo di aumentare i consumi e di tirar fuori il sistema finanziario dai problemi causati dalla bolla di internet  (precedente l’11 Settembre). Lo stesso vale per le spese con carte di credito revolving (a rate) per ogni tipoi di indebitamento.
    Nel 2002 vengono emesse grandi quantità delle tremende ABS (titoli garantiti da pacchetti sottostanti) e cioè costituiti soprattutto da prestiti. Le banche, in particolare, demandarono alla borsa (molto deregolata) il controllo del credito immobiliare. In altre parole, i rischi del credito facile venivano trasferiti dalle banche agli investitori, spesso ignari, e globalizzati (nel senso di diffusi su tutto il globo terracqueo!)  L’America è riuscita a finanziare l’aumento dei consumi con l’apporto degli investitori stranieri!E le politiche in tal senso sono state assolutamente trasversali, sia nelle amministrazioni democratiche che repubblicane. Qui occorre anche fare accenno alle società di valutazione (rating) che danno “voti” agli investimenti e che vengono pagati dall’emittente del debito!(sic). Quanto queste valutazioni siano state imparziali, lo stiamo vedendo tutti! Si tratta di uno dei più spaventosi conflitti d’interesse dell’economia moderna. Non sono  bastate, tanto per citare l’ambito italiano, le faccende di Cirio e Parmalat, per introdurre una regolamentazione in difesa dei risparmiatori.


    In effetti,  le banche con i derivati alienavano i rischi distribuendoli e nessuno le ha controllate per requisiti di capitale e liquidità, i brokers  piazzavano i mutui facili, facevano utili da capogiro ed i reimpacchettatori finanziari non erano da meno, come i managers….sembrava un mondo perfetto in cui anche i poveri potevano comprare una casa senza risparmi….La realtà però è ben diversa. La borsa, infatti, per girare chiedeva  volumi sempre crescenti di  mutui ipotecari e pertanto vennero introdotti, via via, mutui sempre a maggiore rischio. Soprattutto a partire dal 2005. Il controller of Currency nel 2004 decreta che le banche multistatali saranno esentate dalle regole del “credito predatorio”….e gli abusi crebbero, ovviamente. Vennero introdotti mutui di ogni tipo, anche con tassi civetta e cioè molto bassi all’inizio ma con crescita esponenziale, con istruttorie fatte senza documentazione e la fantasia perversa non mancò. La cosa importante era solo di fornire materia prima da impachettare per i mercati globali. Le società di assicurazioni come Aig (salvata dal fallimento dallo  Stato)  fornivano garanzie. Di solito, l’insolvenza sui mutui non aveva mai superato il 15%...ma ora era diverso, questi erano concessi a raffica e senza controlli, al solo scopo di dar da mangiare ai mercati.
    Siamo assolutamente in linea con Tremonti nel condannare l 'Odt (originate-to-distribute model), che grandemente ha facilitato tutte queste operazioni, e che  non deve essere vista solo come una  tecnica innovativa per operare sulla  "distribuzione" del rischio sul credito, con il trasferimento del rischio stesso dalla banca originaria creditrice a terzi. E' invece la creazione di  un tipo nuovo di banca: la banca  universale e irresponsabile.

    Intanto la FED alzava i tassi….
    Nel 2006 iniziano le insolvenze, i pignoramenti. Le persone si ritrovano per strada, nel 2007 cominciano a crollare una ventina di banche  specializzate in concessione di mutui ad alto rischio. Poi, la banca centrale (FED)  esce gradualmente dalle cartolarizzazioni…e l’allarme si diffonde… dalle grandi banche ai mercati che non vogliono più comprare quei prodotti. Comincia la tremenda crisi di fiducia, in tutto: nelle banche, nelle società di rating, nelle società di assicurazione che assicurano castelli di carta, nei controllori che non controllano.


    Il mercato chiede e crede solo nella liquidità. La credibilità del sistema è ai minimi storici….siamo ad un passo dal baratro. Adesso è troppo comodo per le banche d’affari come Merrill Lynch, Bear Stearns etc. far credere che non sapessero cosa contenevano le scatole cinesi da loro poste sul mercato….Non ci si può assolutamente credere: il loro scopo era di fare sempre maggiori profitti immettendo sul mercato mutui low-doc (a bassa documentazione!!!!), lo dichiara anche , nel bilancio 2006, Fremont General (istituto di credito del Massachusetts ), tanto per fare un esempio tra centinaia.
    Ma, mi chiedo, nessuno leggeva questi bilanci?Nessuno vedeva a quali cifre spaventose erano arrivate le cartolarizzazioni?
    Come si può dunque non attribuire responsabilità specifiche per queste “sviste”?


    Dicevamo che nel 2007 sono iniziati a crollare istituti di credito. Ricordiamoci bene che il volano per moltiplicare profitti enormi  fu anche costituito dalle scommesse al ribasso messe in atto, in particolare, dagli hedge funds. Ancora nessun controllo e sanzione! Solo a crollo del sistema avvenuto, nel pieno della bufera, si sospendono, per alcuni giorni, le “puntate” al ribasso, che non dovrebbero essere mai permesse.
    La reputazione del sistema di vigilanza americana ha ricevuto meritatamente un durissimo colpo, la credibilità è crollata nell’intero sistema finanziario globale, tanto che le banche non si fidano più l’una dell’altra ed i tassi interbancari sono altissimi.Tutti gli economisti seri sanno bene che l’economia non si riprenderà se non rinascerà la fiducia tra banche. Un chiaro segnale che questa fiducia è assolutamente latitante, facile da capire anche ai profani di finanza, è che le banche agiscono, per i loro depositi overnight, costituiti da eccessi di liquidità momentanea ( depositi durante le ore di chiusura bancarie) portando i soldi alla BCE che glieli remunera al tasso del 3,75%,  meno 1%= 2,75%, contro quello che riceverebbe versando il denaro nell’interbancario (mettendoli in deposito presso altra banca, come si è sempre fatto in passato) e cioè il 5%....Chiaro segno che nessuno ha più fiducia nell’altro. In questo circolo vizioso manca la liquidità alle banche. La speculazione fine a sé stessa genera il mostro che fagocita l’economia reale di produzione e che, di punto in bianco, chiude i rubinetti di liquidità Nonostante le enormi iniezioni di liquidità delle banca centrale europea, di quella Svizzera e di quella Britannica, la fiducia non sembra tornare. Lo dimostra  il calo lentissimo dell’Euribor a sei mesi (valore di riferimento per le rate dei mutui variabili) dal massimo di 5,2% ad appena sotto il 5%. Proprio questo rende i mutui-casa a tasso variabile carissimi!


    E qui siamo concordi con Tremonti, che nel suo ultimo ed importantissimo libro “La paura e la speranza” chiama la crisi dei nostri giorni  “mercatismo” e cioè  degenerato matrimonio di una sinistra fautrice del potere tecnocratico della finanza e cioè svuotata di marxismo ma ancora profondamente leninista e della liberistica globalizzazione. E’ vero che il materialismo storico marxista non è che l’altra faccia della medaglia del liberismo inglese. Tremonti ha chiaramente identificato che l’adesione della Cina al WTO rappresenta una pietra miliare del neo-colonialismo subito dall’Europa, della dittatura finanziaria a cui ci dobbiamo ribellare, difendendo le nostre radici e le nostre conquiste più sacre. Difendendo il welfare contro il consumismo sfrenato. Afferma che il mercatismo (globalizzazione) non è affatto un destino già segnato, contro cui nulla si può. Al contrario, la crisi dei nostri giorni lo dimostra molto chiaramente.Ciò è assolutamente condivisibile. Gli economisti ultra-liberal inglesi non amano Tremonti e lo definiscono spocchiosamente “populista”. Molto importante il suo lavoro che riporta alla ribalta temi e timori evidenziati più precocemente da filosofi e pensatori fino alla  metà del secolo scorso, soprattutto in Germania. E’ la crisi della politica con il predominio dell'economia e della tecnica nel mondo attuale, in cui gli Stati  assolvono una semplice funzione  burocratica e organizzativa, al servizio del dominio economico sull'uomo. Il pensiero di Schmitt peraltro  concorda, su questo, con Jünger e Heidegger. E’ una linea di pensiero europeo interrotta dopo la fine del secondo conflitto mondiale.


    Quello che invece in Tremonti non condividiamo è voler salvare a tutti i costi il liberismo produttivo. Certo,  è un male minore ma non la soluzione che auspichiamo: una società di “uomini integrali” in cui capitale e lavoro abbiano pari dignità e equa remunerazione, non solo in termini economici ma anche di partecipazione intellettuale di entrambi. Una società in cui la qualità del lavoro e della ricerca intellettuale proteggano il nostro sistema, insieme ad un ragionato protezionismo, ma non limitandoci a questo. Riconosciamo certamente a Tremonti di aver evidenziato, dalla sua posizione di uomo di governo, la necessità di porre al centro del dibattito la condanna della globalizzazione finanziaria e della colpevole assenza di regole. La globalizzazione, in un certo senso, è l’unica ideologia trasversalmente riconosciuta come una Bibbia , considerata ineluttabile destino dei popoli, dopo che le altre hanno collassato, nella fattispecie la marxista. Le poche voci critiche, da sinistra, si limitano ad auspicare uno “sviluppo sostenibile “ ma non vanno al nocciolo della questione che, a nostro avviso, è quello di non considerare quello voluto dal FMI e dal WTO, l’unico modello di sviluppo possibile. Un modello ad immagine e somiglianza della società USA, che porta all’omologazione dei popoli. Ma non alla loro felicità…difatti le loro genti, e soprattutto i giovani, si trovano in una condizione di disagio e di precarietà assoluta rispetto alle serie aspirazioni di vita come un lavoro stabile che permetta di crearsi una famiglia ed avere dei figli .Possono avere  biglietti aerei a prezzi bassi, ma non hanno certezza del domani, nel lavoro, nella tutela della loro loro salute etc.


    La religione della globalizzazione non  rende per nulla felici  le popolazioni dei paesi veramente poveri, dove la fame è aumentata date le speculazioni sui generi alimentari….. La richiesta, proveniente dai gruppi no-global della sinistra, di azzerare il debito delle nazioni povere non serve a nulla se non ad avvalorare le azioni dei banchieri che si dimostrano politically correct annullando i debiti ma obbligando le nazioni, falsamente beneficiate, a stringere con loro contratti capestro che le privano di ogni risorsa e ricchezza.  Se tutte le nazioni del Terzo mondo dichiarassero all’unisono l’insolvibilità …cosa succederebbe al tanto santificato mercato planetario?

    Riteniamo che il mercato si sia dimostrato ampiamente incapace di regolarsi da solo in quanto non ha affatto saputo evitare le bolle devastanti degli ultimi anni, non è animato dall’etica del bene sociale ma dall’avidità dei banchieri e delle multinazionali.
    Il paradosso è infatti rappresentato dalle banche & Co. che, allo stremo, si rivolgono proprio alle istituzioni statali,  prima denigrate e svilite, per chiedere aiuto e sostegno contro il fallimento.
    Ciò  che è avvenuto con il piano di salvataggio Paulson , nell’Ottobre 2008, ci ha fatto assistitere ad una cosa molto significativa: al trasversale “no” al piano salva banche con richiesta di maggior trasparenza e maggiore tutela  per i cittadini nonchè difesa del dogma del libero mercato per cui chi sbaglia,  deve pagare per gli errori commessi e questo da parte del 75% dei senatori repubblicani e del 40% dei democratici del Congresso americano che non hanno approvato il pacchetto, in prima battuta,   nonostante  incombessero fallimenti che avrebbero portato all’implosione veloce dell’intero sistema! L’ideologia del mercatismo è assolutamente trasversale e non può essere isolata in uno solo degli schieramenti,  però occorre aggiungere che i  leaders della sinistra moderata hanno votato sì al pacchetto, da subito e senza modifiche, dimostrandosi anche in USA,  molto vicine alle richieste della casta finanziaria. Come avviene anche in Europa.
    La globalizzazione è un’idea è trasversale ma non è un dogma, ricordiamocelo, perché non è inevitabile e la crisi lo dimostra ampiamente.
    Ad ogni modo la mancata approvazione del piano di salvataggio aveva fatto entrare le borse nel panico più totale e scomposto: 320 miliardi di euro (più della metà del valore del piano stesso) spariti in poche ore dai tabelloni della capitalizzazione…Il sig. Paulson (ex presidente Goldman Sachs) ha pertanto dovuto modificare il pacchetto, se voleva farlo approvare.
    In Italia sembrava che le cose fossero relativamente più tranquille e mentre la Germania, la Francia e l’Inghilterra approvano di gran carriera un piano di salvataggio per le loro banche infestate dai virus sub-prime, nel nostro Paese si approva un piano salva-banche, ma senza stanziamenti precisi….al bisogno. La situazione non è chiara, ma è certo che Unicredit, Intesa San Paolo e le Popolari, in particolare, non si dimostrano affatto esenti dal virus. Come non lo sono i fondi dei metalmeccanici e dei chimici, degli agenti di commercio…..ma dico io, dove erano i controllori Consob per la nostra borsa ed Isvap per le assicurazioni?


    A livello europeo, ad onor del vero, in questi giorni, alcuni passi sono stati fatti nella giusta direzione, ad esempio, per vincolare le agenzie di rating: esse dovranno consentire alle autorità di sorveglianza europee di controllare le loro attività, non potranno più valutare strumenti finanziari in assenza di informazioni sufficienti e dovranno rendere pubblici i metodi con i quali le eseguono. Inoltre, non potranno più fornire consulenze alle società oggetto di valutazione (speriamo davvero sia così, altrimenti non si agirebbe su questo scandaloso conflitto d’interessi).  Non siamo però, per nulla convinti che, neppure la nuova amministrazione Obama negli Usa, accetti di applicare in toto queste nuove regole. Ne accetterà forse alcune…..ma non crediamo si vada oltre il maquillage….Occorrerebbe che si dimostrasse una forte coesione, in questo senso, di tutti gli altri Paesi del G20 che si sta tendendo in questi giorni. La finanza internazionale è all’erta, è un osso duro. Difficile fare delle nuove regole in soli tre giorni…ma occorre iniziare.

    Nel Bollettino di Novembre 2008 della Bce si legge che  l’acuirsi della crisi frenerà la domanda su scala mondiale e nell’area euro in particolare, per un periodo piuttosto lungo. Germania e Italia sono tecnicamente in recessione e gli altri Paesi europei non lo sono ancora, solo per un gioco di cifre. Ma allora perché la BCE non si dimostra determinata nel taglio dei tassi come la Banca Centrale Inglese, come mai le autorità monetarie europee fanno finta di non comprendere che per evitare un tracollo economico ancora più grave, l’unica ricetta è che lo stato investa e crei infrastrutture? Non è adesso il tempo di preoccuparsi troppo dei parametri di Maastricht ma si deve far fronte  al possibile collasso delle economie europee che vedrebbe come disastrosa conseguenza la svendita delle loro risorse alla finanza internazionale. Occorre sostenere le banche ma anche e soprattutto obbligarle a non chiudere i rubinetti del credito. A questo punto bisogna anche ricordare un fatto importante:all’inizio del passato decennio, l’Italia adottò il  modello della “banca universale” e cioè  superò la divisione che era stata saggiamente introdotta dal governo Fascista nel 1936,  tra banche commerciali a breve e credito a medio e lungo termine. Non tutti i banchieri italiani erano (e sono) specializzati  per saper valutare il credito alle aziende, in maniera seria. Con la riforma degli anni novanta si assiste quindi a alla possibilità che tutte le banche facciano tutto, con le deleteree conseguenze  di questa mancanza di professionalità e specializzazione in uno o nell’altro settore del credito. Le banche, in specie nel nostro Paese,  resistono , anche oltre il ragionevole, agli aiuti che la politica offre loro adesso .Le banche italiane non consentono di pubblicare le loro circolari che, di fatto, restringono il credito alle piccole imprese. Questi temi dovrebbero essere affrontati dal governo, senza timori di essere tacciati  “statalizzatori” dell’economia. Altrimenti non arriveremo mai all’obiettivo : mettere il sistema bancario al servizio del popolo e della sua produttività e non il contrario, come negli ultimi 60 anni.


    Dobbiamo  augurarci che proprio per la gravità della situazione economica, questa volta si riuscirà a riformare veramente il sistema. Auguriamoci che i padroni del vapore non risuscitino il cadavere!La sinistra, dal canto suo, non essendo più marxista ma profondamente leninista, come si diceva prima, non capisce che quella che stiamo vivendo è proprio “la” crisi del sistema capitalistico e che un capitolo di storia ora è chiuso. Si devono trovare strade diverse dalla globalizzazione che nell’unipolarismo Usa trova il suo riferimento. Spesso nei periodi di forte crisi si riescono a fare riforme che non sembrano possibili in tempi normali. Ci vuole per questo coraggio ed intelligenza. Lo Stato è da noi visto come fondamentale e positivo per l’economia, a differenza di ciò che è stato affermato negli ultimi  60 anni, dagli economisti più in voga.
    Il ruolo dello Stato deve essere, a nostro avviso,  quello di definire l’importanza dei progetti in chiave economico-sociale, in cui indirizzare anche l’investimento del capitale privato e di pianificare gli interventi necessari, anche laddove il privato, lasciato solo,  non investirà mai. La scuola, la cultura, la sanità, la scelta delle grandi infrastrutture, la difesa, sono chiaramente settori in cui lo Stato deve incidere anche (e non solo!) per permettere a lavoro e capitale privato di prosperare, a vantaggio della comunità. In poche parole, la risposta è sinergia necessaria tra Stato-Capitale privato –Capitale lavoro,  da cui nessuna visione di società organica può prescindere.


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