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    Dell’aumento del costo del cibo e…non solo

    di Marina Chantal Rajani on Marzo 05,2008

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    In qualsiasi programma della televisione non si fa che vedere famiglie, il cui stipendio non basta più neanche a pagare le spese correnti….si trovano spiazzate e quindi se, alle pure spese di sussistenza, se ne aggiungono di straordinarie , si devono rivolgere ai genitori per un aiuto.
    Questo significa che l’Italia sta pericolosamente impoverendosi.
    Il futuro è alquanto incerto e denso di nubi scure.
    E’ ben evidente che un governo serio dovrebbe effettuare controlli severi sui beni di prima necessità anche chiamati anche “ad alta frequenza di acquisto” per i quali, persino l’Istat, di solito molto “ottimista” nelle sue valutazioni , ha ammesso un’inflazione del 4,8%. Trasporti e Alimentari e bevande analcoliche sono stati responsabili a gennaio 2008 di ben il 54% dell’inflazione tendenziale generale, così dichiara l’Istat.
    E’ chiaro poi che occorrerebbe controllare il doppio prezzo dei prodotti: dell’acquisto e della rivendita, infatti gli agricoltori denunciano sempre più come l’aumento fortissimo dei prodotti di prima necessità sia nella « forbice, oggi molto ampia, tra i prezzi praticati sul campo e quelli al consumo».
    Questo lo sappiamo da tempo e allora bisogna controllare le grandi centrali di acquisto, spesso multinazionali. Bisogna operare controlli seri sulla filiera, da tutti i punti di vista, compreso, certamente, quello su eventuali infiltrazioni della criminalità organizzata.
    Altrimenti non si verrà a capo proprio di nulla. Ora davvero il Paese non funziona. Lo stato attuale delle cose è da addebitare tanto all’incompetenza dei governanti quanto ad interessi personali e alla mancanza di una vera programmazione.
    In ogni caso ne sta facendo le spese non solo la fascia più debole della popolazione ma anche la condizione delle classi medie sta precipitando rovinosamente. Da quando il governo ha istituito “Mister Prezzi”, nulla è cambiato in meglio, anzi….sono stati registrati i rincari più alti degli ultimi sette anni!
    Le scelte necessarie che dovrebbe operare la coalizione che vincerà le prossime elezioni , dovrebbero essere assolutamente strutturale ed intervenire, con competenza e onestà, su tutti gli aspetti del problema: redditi, salari , nuovi adeguamenti contrattuali, leva fiscale nonchè controllo pedissequo della forbice tra produttore e grossista e tra grossista e consumatore. Un’ accuratissima vigilanza da ogni infiltrazione del malaffare , in questo ambito, è , anch’essa,fondamentale . Sembrano cose lapalissianee forse lo sono ma da 60 anni non sono cose italiane!
    Ma chi avrà la volontà ed anche la capacità di fare questo?
    Ci sono poi i tragici problemi di mancanza di programmazione che hanno portato il nostro Paese ad affrontare il prezzo del petrolio a 100 euro al barile, praticamente a mani nude, senza nessuna via di scampo seria e immediatamente praticabile. Tanta demagogia sul nucleare, ad esempio, ci ha portato nella situazione attuale….non si recuperano 20 anni persi. Ora si può solo rimediare rimboccandosi seriamente le maniche su tutti i fronti alternativi al petrolio. Basta parole! Basta favori ai soliti noti.
    Occorre anche notare che, per quanto attiene alla superficie coltivabile in Europa, la Commissione Europea non ha certo attuato una buona politica riducendo, da circa 20 anni , la produzione ipotizzando una diminuzione della domanda alimentare (sic!) L’Italia ha sofferto molto di questa politica che i suoi rappresentanti a Bruxelles non hanno saputo o voluto contrastare. Ne ha sofferto e ne soffre , non solo al livello del’aumento dei prezzi ma anche in perdita di occupazione e di competenze nel settore agricolo. Un’azione rapida sarebbe ora necessaria, in tutta Europa, per rimediare a questi errori e bandire le speculazioni dai mercati alimentari: un settore fondamentale per la sopravvivenza di centinaia di milioni di persone che non può essere affidata dagli Stati al controllo delle grandi imprese multinazionali del settore agroalimentare e della grande distribuzione, le quali evidentemente tutelano, senza i dovuti controlli, i loro meri interessi. Le imprese multinazionali monopolizzano i mercati alimentari e là dove intravedono il loro maggior profitto,immagazzinano grandi quantità di alimenti per immetterli sul mercato quando i prezzi sono alti. Destinano aree enormi alla produzione di combustibile agro-alimentare senza che alcun organo di pubblico interesse stabilisca le parti di terreno che non possono e non devono essere sottratte all’alimentazione umana per mantenerne i prezzi equi.
    Non vogliamo metterci in un’anacronistica posizione anti-mercato ma, certamente, la deregolamentazione dei meccanismi di salvaguardia delle riserve nazionali di pianificazione della produzione di alimenti hanno largamente contribuito alla situazione attuale ed hanno aiutato le compagnie transnazionali, a cui è stata assurdamente demandata, di fatto , la gestione di questo delicato settore, ad attuare agevolmente la speculazione.


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