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    Considerazioni sull'aggravamento della situazione economica italiana...

    di Marina Chantal Rajani on Settembre 13,2007

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    Considerazioni sull’aggravamento della situazione socio economica italiana e sull’influenza della crisi dei mercati di mezza estate

     




    “La crescita sarà sostenuta dalla domanda interna, ed in particolare dai consumi privati, favoriti dalla graduale ripresa della fiducia”. Si legge nel DPEF 2008- 11 ma, alla luce di quello che è avvenuto ed avviene da metà agosto ad oggi, questa dichiarazione ha quasi del comico se non avesse una luce sinistra (in ogni senso….)perché pagata sulla pelle delle famiglie italiane. Avere fiducia con il petrolio a quasi 80 dollari? Avere fiducia, senza un piano vero per l’approvvigionamento energetico delle famiglie e delle imprese che rischiano di trovarsi questo inverno al buio ed al freddo? Con l’Enel che accusa il Ministro dell’Ambiente il quale risponde con vaghi accenni ad un programma sulle fonti rinnovabili….Mai concretezza, mai vera trasparenza, si naviga a vista.


    Assistiamo a rincari incontrollati di generi alimentari di primaria necessità, materiali scolastici, trasporti locali, utenze varie. Ciò porterà la crescita del Pil prevista nel DPEF a venire ritoccata ulteriormente al ribasso e la mancata crescita dei consumi avrà un ritorno negativo di circa 3,3 miliardi , secondo i più accreditati analisti.


    Ma ritorniamo alla prospettata ripresa di fiducia che ci sembra quanto mai di attualità, in senso negativo, alla luce della bolla speculativa dei mutui sub prime statunitensi esportata dall’onda della globalizzazione dei mercati finanziari anche in Europa. Non è unico il caso della primaria banca francese BNP Paribas (mi sovviene anche la tedesca IKB) che all’interno di alcuni suoi fondi di liquidità aveva gli ABS (asset backed securities) .

    E’ vero che nessun investimento è senza rischio, ma quello che riteniamo inaccettabile è che l’investitore non possa avere una reale percezione del rischio che si assume in quanto il “rating” ossia la valutazione del fondo da parte delle agenzie in questo specializzate, poteva tranquillamente essere di tutto riposo. Pertanto si sono verificati casi in cui il cliente ha comprato un fondo di liquidità a basso rischio e si trova l’ABS dentro….che in questo caso non significa assolutamente un sistema di sicurezza nel frenare ma….. forse anche un bel pacchettino di crediti pepati!


    I pericoli legati all’esposizione sui fondi contenenti credito immobiliari ad elevato rischio, (i mutui subprime) sono rappresentati sostanzialmente dai CDO : emissioni di obbligazioni in tranche su ricartolarizzazioni (in pratica cessioni) dei mutui residenziali con rating dalla AAA alla B (da eccellente a “degno di investimento”). Ogni Cdo può contenere titoli o esser contenuto da prodotti inseriti nelle quote di portafoglio di ogni investitore mondiale, non escluso gli italiani. A fronte di una quota di poco superiore al 50% che resta al sistema bancario per i derivati, l’enorme percentuale restante si distribuisce per un 19% ai gestori di fondi, il 18% ad assicurazioni, il 4% a fondi pensione. Poichè non esiste un mercato regolamentato, le percentuali salgono senza eccessivi controlli per quelli ad alto rischio. Nel caso dei fondi italiani la quota contenente derivati, più o meno “rischiosi”, può quindi salire intorno al 18%. Va da sé che un quinto del totale composto dal portafoglio di questi fondi è a rischio contagio, seppur indiretto, da bolla subprime. D’altronde, per i Cdo non è previsto obbligo di prospetto, e la loro complessa quanto opaca composizione mette spesso a dura prova la capacità d’analisi e di scelta di investitori anche sofisticati.


    E' vero che il maggiore pericolo, secondo l’Eurispes, si annida nei comparti azionari aggressivi dei fondi negoziali e, precisamente, sulle quote di portafoglio con investimenti correlati a subprime Usa. Ma chi ci garantisce che e nei fondi (anche di pensione….) e nelle polizze di casa non siano entrati, per vie traverse, i mutui “spazzatura”?


    Da uno studio dell’Eurispes emerge che lo status semiufficiale delle agenzie di valutazione (rating) ha, in qualche modo, dato un falso senso di sicurezza agli investitori. Tanto più che esse sono incaricate e pagate dalle banche e non dagli investitori…. Alcune di queste agenzie ora si affrettano ad abbassare le valutazioni,….un po’ tardivamente, che ne dite?


    Occorre trovare una forma di reale garanzia per il piccolo investitore privato, con delle precise regole di controllo di conflitti d’interesse tra controllore e controllando!


    Occorre trasparenza nell’informazione finanziaria e controllo da parte degli organi statali e non, a questo preposti.

    Per il momento, dobbiamo amaramente constatare che il peggio è avvenuto, le banche centrali pompano liquidità nel sistema per tenere a galla le borse. Le istituzioni finanziarie corrono in aiuto per salvare dalla bancarotta gli speculatori…..non sarebbe invece il loro compito quello di informare e tutelare il popolo?


    L’influenza viene curata da queste iniezioni da cavallo ma non si cura invece la piaga purulenta del sistema che si basa su “scatole cinesi” e non sulla produttività reale del singolo, delle imprese e dei popoli.

    Così non si risana ma si nasconde la possibile insolvenza della finanza ai danni dell’economia reale che di denaro - a condizioni eque- ha necessità per crescere. Le banche hanno concesso prestiti senza alcuna garanzia poi esportato il loro rischio emettendo prestiti obbligazionari e cartolarizzazioni per poi riacquistare gli stessi, con l’ausilio del denaro pompato dalle banche centrali, allo scopo di guadagnare sul rilancio del prezzo. E le autorità europee ed italiane dove erano?

    I popoli non possono vivere di mera intermediazione bancaria, ma devono creare lavoro e beni: questa è la verità. Semplice ma imprescindibile.



    Ma torniamo dunque strettamente a casa nostra dove l’erosione continua del potere d’acquisto delle famiglie ha portato a vivere a livelli di povertà il 13, 2% della popolazione del nostro Paese (pari a circa 2.674 famiglie) che si deve indebitare per far fronte a spese di sopravvivenza (cure mediche per cui il settore pubblico offre tempi di attesa inaccettabili , mancanza di nuova

    edilizia popolare etc.) , di piccoli imprenditori e commercianti tartassati senza possibilità di pianificare la loro esistenza a fronte di società finanziarie, assicurative e di servizi alle imprese che agiscono in un contesto dove le regole o sono carenti o la loro applicazione viene elusa ed i controllori non controllano.


    La caduta verticale della fiducia nelle Istituzioni si respira nell’aria.

    Riappropriamoci del nostro futuro elaborando progetti che obblighino i parvenus della politica e della finanza a prendere in considerazione il cittadino. Non limitiamoci però a dire no, come si è visto fare negli ultimi giorni nelle piazze a regia di un noto comico…..proviamo invece a proporre ed elaborare delle soluzioni e riforme che ci rendano di nuovo protagonisti della nostra vita anche in virtù del fatto della nostra millenaria storia e cultura e della nostra proverbiale capacità di uscire, con intelligenza, da situazioni difficili.




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