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    La Legge del Mercato (1)

    di redazione Puntozenith on Marzo 02,2007

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    Dalla caduta del muro di Berlino e dalla fine del socialismo reale, si va affermando, sempre più palesemente, un’ideologia espressa in termini dogmatici che rappresenta e traduce gli interessi di un insieme di forze economiche, in particolare, quelle del capitale internazionale. Una dottrina con pretesa di inconfutabilità che viene diffusa ed imposta con sempre maggior forza ed arroganza. Il progetto di strutturare un potere economico a livello planetario é l’obbiettivo delle oligarchie industriali e finanziarie. Per stabilire dei paletti utili, anche se non storicamente ineccepibili, possiamo dire che questo progetto, che oggi si manifesta in maniera più visiva, ha avuto le sue basi di partenza negli accordi di Bretton Woods del 1944.

    Da allora il disegno per il raggiungimento del governo mondiale dell’economia si va estendendo e concretizzando attraverso ben individuabili strumenti e sempre più chiare strategie. Fonti principali per il suo sviluppo sono gli Organismi Internazionali, economici e monetari: FMI, Banca Mondiale, WTO, i vari accordi internazionali per il regolamento delle tariffe doganali e del commercio, le banche centrali. Veri e propri laboratori, dove la “filosofia” viene elaborata ed aggiornata, sono i numerosi centri di ricerca, università e fondazioni, finanziati dai gruppi industriali e finanziari. Una vasta e potente rete di cinghie di trasmissione trasmette poi 11 verbo, bacchetta e castiga chiunque si ribelli. Si segnalano in questo compito i principali organi d’informazione economica: The Financial Times, The Wall Street Journal, The Economist, For Eastern Economie Review, Associated Press, 1’ agenzia Reuter. Tutti proprietà dei pin grandi gruppi economici. Giornalisti, saggisti, riecheggiano la “parola” attraverso i grandi media, anch’essi di proprietà degli stessi padroni.

    Ma quali sono i “principi” cardine su cui si basa questa ideologia omologante? Innanzitutto, quello che sancisce la supremazia dell’economia sulla politica. Il Capitalismo non potrà mai morire”¬dice Alain Minc -“perché é lo stato naturale della società. La democrazia non é lo stato naturale. Il mercato si”. Ed ecco un altro caposaldo, il mercato come “ mezzo invisibile che corregge le asperità e le disfunzioni del capitalismo”. Soprattutto i mercati finanziari, i cui segnali “orientano e determinano li movimento generale dell’ ‘economia”. Altri concetti chiave del neocapitalismo sono: la concorrenza e la competitività che “stimolano e dinamizzano le imprese ammonendole ad una permanente e benefica modernizzazione”; il libero scambio senza alcuna barriera perché è fattore dello sviluppo ininterrotto del commercio e quindi della società”; la globalizzazione, sia dei prodotti commerciali che dei flussi finanziari; la divisione internazionale del lavoro perché” modera le rivendicazioni sindacali e abbassa i costi salariali”; la moneta forte come “fattore di stabilizzazione”. E poi, deregolamentazione, privatizzazione, liberalizzazione, tutti termini taumaturgici che siamo ormai abituati a sentire continuamente sia da destra che da sinistra.


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