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    Il piano Marshall: attivita' del FMI e BM (6)

    di redazione Puntozenith on Marzo 02,2007

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    I negoziatori di Bretton Woods si preoccuparono quindi di togliere ai Paesi il potere di fissare i valori delle proprie monete e decisero che la sovranità sulle divise del mondo dovesse essere del FMI. Fu riconosciuta la possibilità di modifiche dei valori delle monete mano a mano che gli Stati si riprendessero dai disastri della guerra, ma essi dovevano sottostare alla approvazione da parte del F.M.I. delle loro proposte di variazione dei tassi di cambio.

    Il FM aveva la possibilità di sospendere i mutui aperti presso di lui in caso di contravvenzione a queste regole e anche il potere di espulsione. Comunque, pur agendo nella loro funzione di concessione di prestiti in aiuto delle bilance dei pagamenti e dei piani di ricostruzione, il FMI e la B.M. non hanno avuto all'inizio quell'importanza che hanno attualmente. Per vari motivi. Uno la lentezza, specialmente agli inizi, dovuta al loro assetto istituzionale sottoposto a numerosi vincoli statutari e politici. Un altro, lo stato di diffusa e profonda miseria di gran parte dell'Europa del quale era stata, forse, sottovalutata la reale portata.
    Questo faceva si che gli Stati Europei, con le finanze a terra e con le industrie disastrate, avendo l'urgente necessità di importare materie prime indispensabili alla ricostruzione, non avevano la volontà e nemmeno la capacita di rendere convertibili le loro divise nei termini previsti dal F.M.I.

    Contestualmente, Ia rapace voracità delle industrie statunitensi spingeva a pressioni verso le proprie autorità governative, affinchè fosse loro possibile accedere alle enormi potenzialità dei mercati europei e mondiali bisognosi di tutto. Fu così che, pur avendo gli Stati Uniti promesso di non mandare aiuti in Europa al di fuori del loro impegno nel sistema di Bretton Woods, nel 1947, il Segretario di Stato americano George C. Marshall annunciò un programma senza precedenti di sostegno economico all'estero.

    Negli anni dal '48 al '52, gli Stati Uniti fornirono all'Europa aiuti per 11,6 miliardi di $$ e prestiti per 1,8 miliardi di $$. Aiuti e prestiti arrivavano accompagnati da consiglieri economici americani che indicavano come dovevano essere investiti e quali riforme economiche i governi avrebbero dovuto attuare. Tale attitudine aveva anche un'importante motivazione politica. Gli Stati Uniti dovevano far fronte al blocco sovietico e la dominazione economica permetteva loro di creare, in contrapposizione, un blocco occidentale. Nello stesso tempo un'operazione analoga veniva operata in Giappone con il piano Dodge, l'equivalente del piano Marshall.
    Così in Europa e in Oriente il dollaro serviva da unità finanziaria dell'ordine monetario internazionale.

     


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