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    Anni '70 : fine del sistema di Bretton Woods (7)

    di redazione Puntozenith on Marzo 02,2007

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    Al grande potere del dollaro e ai vasti mercati della ricostruzione è dovuto il boom del dopo-guerra. Soprattutto è dovuta l'egemonia economica degli Stati Uniti. Gli USA, essendo tutte le valute legate al dollaro, erano la banca centrale di tutto il mondo.

    E proprio questo costituirà, alla lunga, un effetto boomerang per le grandi imprese che erano venute acquistando un potere economico straordinario. Gli Stati Uniti cominciano, infatti, ad entrare in una spirale di deficit, dovuto non tanto (almeno negli anni cinquanta) ad un disavanzo commerciale quanto, invece, alle ingenti spese militari, agli aiuti all'estero, al turismo e agli investimenti privati delle imprese che riempiono di dollari i forzieri delle banche centrali europee e generano dei disavanzi enormi nella loro bilancia di pagamenti.

    Nel 1960, l'economista Robert Triffin lanciò l'allarme sul pericolo che il mantenimento della convertibilità del dollaro avrebbe causato quando i possessori esteri avessero preso la decisione di pretendere l'oro invece di detenere, dollari come pagherò bancari. Infatti, alla fine degli anni sessanta gli USA si ritrovano con un disavanzo nella bilancia di pagamenti pari a 6 miliardi di dollari, mentre le riserve in dollari delle banche centrali straniere ammontavano (luglio '71) a 36mila miliardi: tre volte il patrimonio aureo americano. Questa brevissima sintesi (la complessità dei movimenti delle politiche economiche nei decenni '50 '60 è zeppa di scontri, di lotte e di ricatti) ci serve per considerare come dopo Un primo ventennio circa di sviluppo e di enorme arricchimento dei grandi gruppi industriali, favorito dal sistema di Bretton Woods, proprio questo sistema non è più funzionale (anzi è ora considerato un freno) alla politica di espansione sui mercati internazionali. Nel 1971 Nixon annuncia il piano per combattere l'inflazione e dichiara che gli USA non avrebbero più scambiato oro con dollari. E' la fine della convertibilità.

    Nel marzo '73, dopo due svalutazioni del dollaro, avviene il ricorso al cambio fluttuante. Un evento datato 1971 ma che, come tutti gli eventi storicamente importanti, ha il suo retroterra nel tempo costituito da un intreccio di interessi, di lotte e pressioni. Il mercato si andava facendo stretto per gli appetiti egemonici dei grandi potentati economici, occorreva allargare i confini ed abbattere le barriere che gli Stati nazionali ancora opponevano con le loro politiche protezionistiche. Affrancare, quindi, il denaro dal controllo dei governi, dare la capacità di investire nel miglior modo possibile, per consentire alla finanza internazionale di estendere i propri domini economici. La strategia del meno Stato-più mercato, andava a conseguire un importante passo avanti.

     


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