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    FMI - BM : gendarmi del capitalismo finanziario (8)

    di redazione Puntozenith on Marzo 02,2007

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    E' nei decenni '70/80 che il ruolo di questi 2 organismi diventa preponderante ai fini egemonici del capitale finanziario internazionale. Alla crescita, cioè, delle imprese transnazionali che espandono il loro potere e loro aree di influenza attraverso alleanze, fusioni e la multinazionalizzazione dell'azionariato che consente loro l'accesso al mercato finanziario.

    Negli anni '70, sotto la presidenza di Robert Mc Namara, la Banca Mondiale subisce una profonda evoluzione. Sotto la scusa della preoccupazione per la povertà nei paesi del Terzo Mondo, la strategia dei prestiti viene indirizzata a progetti destinati a migliorare le condizioni di vita di quelle popolazioni. Dobbiamo, qui, soffermarci un attimo sulla struttura della BM. Questa si configura come una società il cui capitale è detenuto totalmente dagli Stati membri, ma è versato solo per un decimo e per il resto è impiegato a garanzia dei prestiti che la Banca ottiene, mediante la vendita delle sue obbligazioni, da investitori privati.

    E gli investitori privati sono i grandi gruppi industriali-finanziari. I prestiti delle BM, si badi bene, sono accordati a tasso di mercato e concorrono a formare il debito estero dei paesi in via di sviluppo ai quali vengono concessi. In pratica i debiti contratti diventano esposizioni verso gruppi privati.

    Negli anni '80 si verifica una situazione di crisi del debito per i paesi del Terzo Mondo, dovuta alle pesantissime esposizioni accumulate negli anni '70 con le banche occidentali. Crisi a cui la Banca Mondiale ha dato una pesantissima mano con la lotta alla povertà lanciata da Mc Namara. I paesi non potendo più pagare gli interessi dei loro debiti si rivolgono al FMI che è, come abbiamo visto, l'organismo internazionale preposto all'aiuto per il risanamento dei debiti pubblici. Una consegna mani e piedi a FMI e BM. L'assegnazione dei prestiti viene fatta imponendo misure economiche che assicurino la restituzione. E'  l'avvento dei famigerati piani di aggiustamento strutturale che come vedremo, lungi dal risolvere i problemi di deficit, costringeranno questi paesi (America Latina e Africa soprattutto) a politiche economiche che snatureranno le tradizioni di vita, sconvolgeranno la conformazione geopolitica, li costringeranno alla dipendenza dei grandi gruppi transnazionali.

    Le disposizioni del Fondo sono sempre le stesse per ogni paese senza tenere in nessun conto le peculiarità di ognuno. Proprio perchè il risultato deve portare ad una omologazione diffusa e permanente. Riduzione della spesa pubblica con particolare riferimento ai servizi sociali, controllo e abbassamento dei salari; apertura dei mercati locali; abbattimento delle restrizioni agli investimenti esteri; svalutazione progressiva delle monete nazionali per favorire le esportazioni, etc. Vedendo in cifre i risultati taumaturgici di questi piani di aggiustamento, riscontriamo che il debito globale dei paesi in via di sviluppo è passato dai 658 miliardi di $ del 1980 ai 1770 miliardi di $ del 1993. Questo l'effetto delle misure draconiane imposte per assicurare il pagamento degli interessi alle banche e il rimborso dei prestiti elargiti. Misure, che come abbiamo detto, hanno snaturato le potenzialità dei singoli Stati.

    Per assicurarsi il rimborso è stata sollecitata e imposta loro l'esportazione selvaggia delle risorse naturali causando, così, degli autentici massacri ecologici. Sono state favorite le monocolture che hanno impedito altri tipi di produzione, costringendo ad importare prodotti dei quali si era, in parte o in tutto, autosufficienti. Gli esempi non mancano perchè è ognuno degli Stati sottoposti a tali cure, a fornirli. Abbiamo, tra i più eclatanti, l'esempio del Messico che dopo tredici anni di aggiustamento strutturale vede la sua economia gestita dagli organismi internazionali ed in mano dei gruppi privati: banche nazionali assorbite dalla proprietà straniera, i proventi del petrolio direttamente girati in conti esteri gestiti da creditori privati. Le conseguenze sociali sono che il 20% della popolazione attiva è disoccupata, il 40% è sottoimpiego e più della metà della popolazione vive al disotto della soglia di povertà. Nel Mali, dopo 12 anni di cure del FMI, il costo della vita è aumentato del 117%. La stessa sorte, con più o meno scarti di percentuali, è riscontrabile in tutti i Paesi del cosiddetto Terzo Mondo.

    In America Latina, dopo 10 anni di provvedimenti, 11 numero dei poveri, nel 1997, era passato da 130 a 180 milioni di persone. In Africa su 690 milioni di abitanti, 300 milioni vivono al di sotto della soglia di povertà. Insomma gli interventi del F.M.I. e della B.M. sono funzionali al piano di omologazione voluto e portato avanti dal capitalismo internazionale proteso al controllo delle fonti di materie prime, al loro dosaggio sul mercato, alla suddivisione e interdipendenza dei mercati attraverso dinamiche di scambio controllato, l'apertura delle frontiere, lo sradicamento delle realtà produttive beau, l'afflusso di capitali stranieri.

    I prestiti sono, quindi, un mezzo di pressione per imporre riforme che servono ad aumentare i profitti commerciali e finanziari delle firme internazionali. Da una parte con la indicazione-obbligo dei beni da acquistare o vendere, dall'altra con la costrizione ad usare i prestiti e i ricavi per pagare, innanzitutto, gli interessi sui vecchi debiti e su quelli nuovi. La BM finanzia progetti d'investimento da lei indicati secondo i consigli interessati delle grandi firme internazionali e mai questi "suggerimenti" contribuiscono a stimolare una produzione locale armoniosa o a sfruttare le risorse dei Paesi per una loro crescita economica. Indicativo è il caso dellï¿œUcraina negli anni novanta quando, in cambio di un prestito di 360 milioni di $, II FMI ha preteso l'immediata abolizione del tasso di cambio, facendo aumentare iperbolicamente i prezzi dei generi di prima necessità dal pane (300%), all'elettricità (600%), ai trasporti pubblici (900%). Il divieto a finanziare infrastrutture e a sovvenzionare l'iniziativa nazionale ha portato alla distruzione delle industrie pubbliche e private. L'assurdo è che l' Ucraina, da sempre uno dei maggiori produttori di cereali del mondo, è stata costretta ad importare i surplus di grano delle grandi multinazionali.

    Per concludere questa breve analisi sull'azione di questi organismi internazionali, preposti ad "assicurare una crescita durevole, generale e di alta qualità per elevare il livello di vita nel mondo intero" come ebbe ad affermare Michel Camdessus, possiamo solo ribadire che essi sono funzionali esclusivamente al profitto del capitale finanziario. In effetti il valore dei crediti di questi due organismi gemelli è di una estrema modicità. Il FMI controlla una liquidità che raggiunge appena l'1,8% delle importazioni mondiali. Le vere leve del commercio e della finanza internazionale sono le grandi firme transnazionali. Come abbiamo già segnalato, soprattutto quelle 10 che si distaccano nella speciale classifica delle prime 200.
    E' sulla creazione illimitata dei debiti, favorita e imposta da FMI e BM, che poggiano i profitti del capitale finanziario.

     


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