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    Valle Giulia Utopia e Realta' 40 anni dopo

    di Emilio Antonuccio on Luglio 17,2008

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    Valle Giulia Utopia e Realtà, 40 anni dopo


    Il 7 giugno 2008 nella sala consiliare Sambiase-Lamezia Terme si è tenuta la conferenza della Associazione culturale Puntozenith per commemorare i 40 anni degli scontri di Valle Giulia, hanno partecipato:
    L'avv. Fabrizio Falvo - ass. Cult. Puntozenith ;Lanfranco Pace - giornalista conduttore "OTTO E MEZZO LA7", Robero Bernaudo e Stefano Delle Chiaie.Il dibattito è stato moderato dalla giornalista Maria Teresa Costanzo.


    il convegno è stato organizzato per uscire dalla disinformazione storica nata dalle veline della
    questura e dalla "cultura" unidirezionale di wikipedia, ma sopratutto per dar voce a chi ha
    realmente partecipato a quei giorni di contestazione,che videro protagonisti il movimento
    studentesco universitario e gli scontri con le forze dell'ordine.
    La carica della polizia respinta dai giovani di destra e di sinistra in particolare dai giovani
    Extrapalamentari (con quelli della "Caravella" nata dallo scioglimento di Avanguardia Nazionale),tra il 66' e il 68' fiorì una miriade di gruppi. Tutti su posizioni eretiche rispetto ai partiti tradizionali e al panorama politico molto grigio che si vedeva in quegli anni .Tutti
    insomma,cercavano nuove collocazioni e sopratutto alternative esistenziali a quegli anni
    estremamente piatti. Tornando ai numerosi movimenti extraparlamentari, c'era Primula Goliardica , un movimento che venne definito "nazi-maoista", per le idee decisamente rivoluzionarie che propugnava a quei tempi,una sorta di alleanza di "Rossi" e "Neri",probabilmente gli stessi autori di quelle scritte apparse sui muri della capitale (in quel periodo storico) che inneggiavano a " Hitler e Mao uniti nella lotta" ,probabilmente ispirati da una curiosa affermazione del presidente Mao che disse: " se fossi stato europeo sicuramente sarei stato nazista". Delle Chiaie offre una chiave di lettura geopolitica sostenendo che all'epoca il mondo essendo diviso in due grandi blocchi Usa/Urss(secondo la logica di Yalta) e quindi essendo rivoluzionari al sistema preferirono allearsi con posizioni filo cinesi,in quanto la politica cinese era contraria al capitalismo americano e contemporaneamente temeva un attacco invasivo del suo vicino Sovietico,inoltre -afferma Delle chiaie- che al tempo vi
    erano camerati in contatto con con i cinesi tramite l'ambasciata cinese di Ginevra e che a Roma in alcuni locali vi era contenuto del materiale propagandistico filo cinese per contrastare la linea filo sovietica dei comunisti Italiani.
    Il periodo precedente agli scontri di valle giulia divenne l'espressione che poteva davvero essere l'inizio di un sogno.. l'antifascismo non era ancora così forte e triste com'è oggi. Era finita la guerra, alcuni fascisti finirono addirittura nel PCI, altri nell'MSi... vi era un caos
    generazionale... a parere mio un'occasione mancata da un punto di vista, forse fu una delle prime date che fecero nascere l'antifascismo becero di oggi. L'antifascismo è una delle cose che ha cominciato a prender quota il giorno dopo. Il PCI era ancora al contempo stalinista e leninista. Lo spirito di Togliatti ancora presente. Il PCi era un vero e proprio esercito con una eccellente direzione strategica.
    L'antifascismo fu il mito aggregativo che il PCI mise in campo per coagulare e orientare il
    movimento studentesco. Il movimento che emetteva i suoi primi vagiti nel '68 si è suicidato nella culla proprio assumendo l'antifascismo proposto su un piatto d'argento dal PCI. Se non si è trattato di suicidio è stato infanticidio per avvelenamento. Perché con l'antifascismo indotto il nemico del neo movimento non è stato il "vecchiume", lo Stato, il Sistema (come è per ogni movimento politico-rivoluzionario nascente) ma una parte della popolazione (e quindi anche di antagonisti) che comunque si contrapponeva al Sistema se pur da diversa angolazione. Indurre (e in qualche caso con successo) a saldare la posizione del neofascismo con il Sistema è stato, da un punto di vista strategico prima ancora che altro, stupido e perdente. Ricordo l'intervento unilaterale di Lanfranco Pace e Delle Chiaie nell'evidenziare e smentire la tesi ancora in voga ai nostri giorni sui catechismi antifascisti , che identificava La morte del militante di sinistra Paolo Rossi,in un omicidio di matrice neofascista, ma al contrario -Affermano i due- si tratto di un tragico incidente. I "neofascisti" si fecero spiazzati e presentarono strategie diverse e spesso in contrasto tra loro.

    Il gioco che ha fatto rinascere l'antifascismo e che ha dato strada libera ai partigiani, sventando anche le buone intenzioni di certa ultrasinistra, è stata la spedizione 15 giorni dopo alla Sapienza da parte di tre impiegati dello stato (leggasi parlamentari), Almirante, Caradonna e Turchi. Valle Giulia è l'apogeo, la Sapienza è l'avvio in un vicolo cieco. Interessante a tal propisito un intervento di Delle Chiaie al convegno di Lamezia Terme che ricorda cosi quell'avvenimento << Quando vidi i missini attaccare Lettere diedi ordine a tutti i camerati che stavano con me a legge di uscire dalla facoltà e di mettersi, in piedi, sui gradini del Rettorato (il rettorato si trova esattamente a metà strada tra legge e lettere). Volevamo in questo modo manifestare la nostra estranetà a quell'iniziativa e non partecipare agli scontri. In effetti non me la sentivo di schierarmi con nessuno dei due contendenti,mentre Primula Goliardica andò a Lettere a difendere i comunisti.E anzi furono i suoi militanti a sostenere il primo assalto.Noi saremo stati una sessantina. Successivamente,però,quando tutti i missini ripiegarono a legge,inseguiti dai comunisti tre o quattro ragazzini restarono attardati sulle scale del Rettorato e per evitare che la massa degli inseguitori feci l'errore di lanciarmi in loro difesa insieme ad altri camerati.A quel punto,indietreggiando,ma senza correre, parammo gli attacchi della sinistra e ci trovammo a nostra volta in Legge. Li ci fu uno scontro molto violento con i compagni,dove O. Scalzone venne ferito gravemente alla spina dorsale. La cosa si concluse alle 14 con l'intervento della polizia>>.Chi ha fatto Valle Giulia ha avuto un ottimo istinto, magari è stato velleitario ma ha avuto un ottimo istinto. Chi ha fatto la Sapienza è stato a dir poco criminalmente scellerato.L'unità generazzionale per combattere il sistema imperialistico turbocapitalistico non sarebbe stata impossibile, ma i partiti di riferimento di entrambi gli schieramenti hanno impedito il concretizzarsi di questo sogno. Ricorre in questo anno il quarantesimo anniversario dell'inizio della contestazione studentesca in Italia, comunemente detto "il Sessantotto". Il "Sessantotto" è evocativo di rivolta studentesca, quasi uno spartiacque, non tanto tra la scuola di prima e quella di ora (sicuramente peggiore), quanto tra il vecchio paradigma di studente, inquadrato fantasia, che cerca di affrancarsi dai vecchi schemi. Da destra si sta rivalutando il Sessantotto, la destra, e per destra si deve intendere il MSI, perché quella era la destra di allora, era assolutamente schierata contro la contestazione studentesca, tant'è che gli studenti universitari missini che la appoggiarono furono costretti ad uscire dal partito. Ciò che si può dire, invece, è che l'inizio della contestazione studentesca in Italia non è stato come ce lo hanno raccontato.
    Anche sul Sessantotto, infatti, esiste una vulgata: i libri di storia per licei (i cui programmi
    arrivano fino ai giorni nostri), parlano di una contestazione studentesca sviluppatasi tra il 1966 e il 1968 in Francia e nella restante Europa, e solo nel 1969 arrivata in Italia. Ora, è evidente che la contestazione italiana abbia risentito enormemente dei fermenti di rivolta scoppiati oltre i confini nazionali, ma è errato affermare che in Italia si sia sviluppata una contestazione di riflesso e non spontanea. Dopo che, nel mese di febbraio 1968, la facoltà era stata sede di numerose iniziative politiche, molte delle quali coordinate da docenti dello stesso ateneo, ed essendosi giunti all'occupazione della facoltà da parte degli studenti, il 29 febbraio (l'anno era bisestile) la stessa era stata sgomberata dalla polizia, chiamata dal rettore Pietro Agostino D'Avack, e restava presidiata.
    Il 1 marzo 1968, un venerdì pieno di sole, circa 4000 persone si radunarono in Piazza di Spagna. Da lì il corteo si divise in due: una parte mosse verso la città universitaria, mentre la maggioranza degli studenti si diresse verso Valle Giulia con l'intento di liberare la facoltà dalla polizia. Giunti sul posto, gli studenti fronteggiarono un imponente cordone di forze dell'ordine. Un piccolo gruppo di poliziotti, staccatosi dalla fila, prese uno studente e iniziò a picchiarlo; la reazione degli studenti fu immediata e iniziò un lancio di sassi ed altri oggetti contundenti.
    Solo gli ufficiali di presidio disponevano di armi cariche (la versione istituzionale affermò che
    ciò fu ordinato gerarchicamente per evitare il degenerare della situazione che si prevedeva
    incandescente, mentre "radio caserma" affermò - ripresa da fonti giornalistiche della destra estrema - che questa era una condizione ordinaria delle forze di polizia, dovuta alla carenza di fondi per l'acquisto delle munizioni). Gli scontri presto degenerarono in tutta l'area universitaria e, sorprendentemente, gli studenti mostrarono di essere in grado di reggere l'urto con le cariche della polizia, a differenza di quanto era accaduto in altri scontri accaduti nei mesi precedenti.
    Si registrarono 148 feriti tra le forze dell'ordine e 478 tra gli attaccanti. Ci furono 4 arrestati
    e 228 fermati. Otto automezzi della polizia furono incendiati. Cinque pistole furono sottratte agli agenti.
    Tra i partecipanti agli scontri di Valle Giulia ritroviamo molte figure che avranno in seguito
    percorsi tra i più svariati: il regista Paolo Pietrangeli (che all'episodio dedicò la famosa canzone "Valle Giulia" divenuta un simbolo del movimento sessantottino), Giuliano Ferrara (che rimase ferito), Paolo Liguori, Aldo Brandirali e Oreste Scalzone.
    A guidare l'attacco alla polizia furono anche alcuni esponenti dell'estrema destra giovanile, come ad esempio Stefano Delle Chiaie di Avanguardia Nazionale. La componente neofascista della contestazione (abituata agli scontri di piazza) fu espulsa dal movimento studentesco dopo il 16 marzo, in seguito all'assalto della facoltà di Lettere dell'Università La Sapienza da parte di un gruppo di militanti del Movimento Sociale Italiano.
    Il Sessantotto in Italia è esclusivo appannaggio della sinistra (l'allora sinistra parlamentare) e
    questo perchè la storia la fanno i vincitori, non solo con riferimento alle guerra.Il neofascismo
    aveva nell'eredità rivendicata tutti gli elementi e gli ingredienti per vincere la posta in gioco ma ciò non accade.
    Ci fu la prova d'appello dopo la Strage di P.zza Fontana (siamo nel 1969) e ancora una volta la componente reazionaria dle neofascismo ha avuto la meglio difendendo lo Stato dall'accusa di essere l'autore della strage medesima preferendo puntare sulla criminalizzazione degli anarchici (quindi comunisti) con il bel risultato di perdere la battaglia della comunicazione e scontrandosi ancora una volta con l'apparato del PCI. Che nel frattempo aveva realizzato la saldatura tra movimento operaio sindacalista, movimento studentesco, media e magistratura. E a quel punto la criminalizzazione fu ritorta. La Strage di piazza Fontana divenne (e tutt'ora è) fascista (come del resto tutte le stragi italiane vennero attribuite ai fascisti anche se ormai con il passare degli anni tutti convergono sulla tesi "di stragi di stato"). A partire da lì tutte le energie del neofascismo sono state impiegate per la disperata difesa. Il prezzo pagato è stato altissimo.... e ancora oggi paghiamo.
    Nella realtà, le prime manifestazioni ed occupazioni, a Roma, non avevano uno specifico colore politico. Era un mondo nuovo che contestava quello vecchio, e i giovani contestavano in quanto giovani, non in quanto fascisti o comunisti.
    Risulta quindi che, tra i primi contestatori, ci fossero i gruppi universitari che facevano
    riferimento a quella che allora veniva identificata come la destra (anche extramissina): sia il
    FUAN, che faceva riferimento al MSI, sia gruppi come Primula Goliardica, sia altre formazioni di extraparlamentari, la prima delle quali per coesione e virtù militare si rivelò Avanguardia
    Nazionale, uscite dalla casa madre missina per manifesta incompatibilità di contenuti e strategie.

    Pur essendo l'elettorato ed i quadri del MSI contrari alla contestazione, molti militanti del Fuan
    (in Roma quelli del gruppo "Caravella") hanno svolto un ruolo essenziale durante i primi giorni di contestazione. Il distacco tra l'elettorato missino e la base militante è un fenomeno in realtà
    molto complesso che andrebbe analizzato a fondo, perchè in oltre sessant'anni si è ciclicamente riproposto. Adriano Romualdi diede una spiegazione molto semplice dell'interesse dei giovani missini per la contestazione: essa rappresentava il nuovo, mentre il MSI non aveva avuto, dopo Trieste italiana, alcuna idea da proporre alla nuove generazioni. Cito A. Romualdi :"La contestazione non è in nessun modo un'antitesi al sistema ma solo l'evoluzione interna. i giovani ribelli si atteggiano ad antiamericani ma sono marci di americanismo fino al midollo: le loro giacche, i loro calzoni, i loro berretti sono quelli dei beatniks di San Francisco, il loro profeta è Allen Ginsberg, la loro bandiera l'Lsd, la loro patria spirituale è Greenwich Village". Ovviamente io non c'ero, credo però in quegli anni a parte il MSI, ci fossero gruppi piuttosto attrezzati ideologicamente per poter tentare di reggere (A.N., lo stesso O.N.).

    L'analisi di Romualdi non lascia però molti spazi. Alla lunga la forza della sinistra non avrebbe lasciato indirizzare la contestazione verso altri lidi, l'avrebbe cioè egemonizzata e sfruttata a proprio vantaggio e per i fascisti non ci sarebbe stato più spazio.
    E' vero però che la saldatura con le masse operaie comuniste si ha solo nel '69 con l'autunno caldo, nel '68 a quanto si legge, l'università è ancora piena di studenti "borghesi" (passatemi il termine), certamente non marxistizzati...
    Probabilmente la destra (nel suo globale) era ancora ferma in posizioni di retroguardia,
    all'anticomunismo anni '50, alla guerra fredda, alla contrapposizione USA/URSS (che pure c'era...).
    Le posizioni terceriste erano solo in embrione... son venute dopo... c'è stato un grave ritardo
    nello sviluppare analisi più elaborate e la reazione a pelle è stata (Caradonna e Almirante docet) quella del toro alla vista del drappo rosso....
    Tornando al "Sessantotto" cito da noreporter "il primo di marzo del 2008,si è celebrato il
    quarantennale di Valle Giulia. Nella mattinata si sono trovati sul posto Gabriele Adinolfi con alcuni camerati ed Oreste Scalzone con alcuni compagni.
    Entrambi i gruppi erano lì, ciascuno per proprio conto, per ribadire la continuità storica da quel momento di affermazione generazionale contro gli schemi del sistema, contro l'ipocrisia ed il moralismo della società e contro il partitismo. Scalzone ha anche espresso attesati di stima verso i "nemici" quando questi sono franchi e fieri creando così un certo imbarazzo tra le sue fila laddove la teologia antifascista è ancora fortemente paralizzante.
    Ambo gli schieramenti erano lì per rivendicare la propria matrice e l'esperienza di rivolta -Adinolfi ci tiene a precisare- - Ancora Adinolfi dal suo ultimo libro "Tortuga"- << Ma l'amarezza di quella mossa scellerata non può cancellare quell'immagine solare del neofascismo che per un attimo si trovò al posto giusto, al momento giusto, a fare la cosa giusta>>.
    L'incontro tra " Rossi e Neri" nel quarantesimo anniversario celebra la prima carica della polizia respinta dagli studenti, di destra e di sinistra insieme, che insieme occupavano
    l'università.Adinolfi in una sua autocritica alla destra cita < è che pare non si sia imparata la lezione. Barcolliamo tutt'ora. Abbiamo sostituito la paranoia del comunismo con la paranoia dell'immigrazione e dell'Islam>>. Non è mia intenzione chiarire come andarono le cose, anche perchè nascevo oltre quindici anni dopo. Chiarendo chi furono i primi a reagire alle cariche della polizia e soprattutto chiarendo la portata della successiva reazione del servizio d'ordine missino (con l'avvallo implicito del PCI, che voleva mantenere il monopolio  dell'opposizione).Personalmente ho sempre pensato che l'assedio alla facoltà di Lettere sia stato (oltre alla punta massima dell'imbecillità della "destra parlamentare" italiana) anche il momento in cui, in modo più lampante, si è evidenziato il legame a quadruplo filo tra i dirigenti del MSI e l'intero sistema che ha governato l'Italia dal '45 in poi. Il MSI faceva parte di quello stesso sistema che diceva a parole di voler combattere e, cosa ancor più grave, assurse al ruolo di cane da guardia e di manovalanza per i lavori più sudici. Come mai una rivoluzione così sfacciatamente inautentica è riuscita ad imporsi alla gioventù? Perchè dall'altra parte non esisteva più nulla.

    Seppellita sotto un cumulo di qualunquismo borghese e patriottardo la destra non aveva più una parola d'ordine da dare alla gioventù.


    Fino, quindi, alla comparsa del servizio d'ordine missino, l'occupazione dell'università non aveva alcun colore, mentre dopo quanto accaduto, rimase monopolio della sinistra. Ed oggi si discute sulla portata della spaccatura dell'asse studentesco: c'è chi parla di perdita dell'occasione più grande, e chi afferma che nessuna occasione è stata persa, perchè nessuna sinergia ci poteva essere. A mio avviso probabilmente nessuna delle due valutazioni può considerarsi del tutto corretta, perchè se eccessivamente romantica poteva risultare la pretesa di una alleanza costruita sul campo prima che teorizzata, è errato ed autoghettizzante affermare che nessuna sinergia ci poteva essere.


    Valle Giulia poteva rappresentare per tanti giovani, anagraficamente lontani dalla guerra civile e dalla resistenza la possibilità di non invecchiare facendo solo la guardia al morto, ma di essere o provare ad essere protagonisti di qualcosa di nuovo. Occasione persa, dunque, ma non per fondersi con i compagni, ma per portare al potere la fantasia. Va reso onore dunque a chi ci ha provato, anziché commentare, quarant'anni dopo, che tanto nulla sarebbe riuscito.

    Nell'attuale sinistra (sempre meno sinistra) si sprecano gli amarcord: tutti i nomi più in vista a
    livello nazionale, hanno "fatto il Sessantotto", di conseguenza non possono esimersi dal rilasciare un'intervista o dal descrivere una testimonianza della propria esperienza. É curioso constatare che, salvo poche eccezioni (tipo Oreste Scalzone), i contestatori da sinistra di quarant'anni fa sono tutti perfettamente inseriti nel sistema che contestavano. L'esempio cardine è Lotta Continua, di cui hanno fatto parte Gad Lerner, Giorgio Forattini, Lucia Annunziata, Paolo Liguori e tanti altri nomi noti della televisione e della carta stampata.Ebbe a commentare l'accaduto Pier Paolo Pasolini, che affermò:"Quando a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti io simpatizzavo coi poliziotti. Perché i poliziotti sono figli dei poveri". Enzo Siciliano, che di Pasolini fu biografo, ne riporta la sintesi di "fascismo di sinistra" e l'individuazione di "una cifrata rivolta della borghesia contro se stessa". Nella stessa poesia, Pasolini scriveva anche : "Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte della ragione) eravate i ricchi, mentre i poliziotti (che erano dalla parte del torto) erano i poveri". La presa di posizione costò allo scrittore un ulteriore isolamento all'interno del suo partito, il PCI, ma catalizzò l'attenzione del mondo culturale italiano sul "movimentismo" che in questa fase storica stava nascendo con la battaglia. Pasolini colse però un aspetto che avrebbe distinto una particolarità di ciò che si svolse e di ciò che se ne sarebbe sviluppato: si trattava per la prima

    volta, almeno in Italia, di un contrasto politico in cui appartenenti a classi sociali privilegiate

    (come allora nella media degli studenti di quella particolare facoltà romana) si trovavano a

    rappresentare istanze della sinistra estrema e comunque in rottura con le istituzioni. Pasolini fece

    una provocazione ma nei fatti quelli di Valle Giulia, tra cui annoveriamo oggi i maggiori pilastri

    sistemici dell'informazione e del giornalismo da Ferrara a Paolo Mieli ad una tipa di Repubblica,

    difficilmente hanno mai preso in mano una zappa o una chiave inglese per lavorare in vita loro.
    Nelle famiglie dei Poliziotti o anche tra i Poliziotti stessi probabilmente più di qualcuno la zappa

    e il cacciavite erano ben conosciuti.
    Purtroppo Pasolini aveva ragione per lo meno formalmente, per lo meno riguardo ai suoi compagni che

    aveva inquadrato bene che gente era. Dopotutto non molto diversamente da Romualdi in contemporanea.

    La sinistra attuale ha il monopolio di una rivoluzione tradita, i cui resti sono stati

    istituzionalizzati, niente altro. Il Sessantotto nasceva con il nobile intento di scardinare il

    baronato accademico, oggi più forte che mai, ma nei fatti è divenuto semplicemente l'inizio della

    caduta libera dell'istruzione italiana, oggi tra le peggiori del mondo, perchè un modello,

    probabilmente vecchio e da modificare, è stato sostituito con il nulla, ed è il nulla che oggi viene

    insegnato agli studenti.
    Ma tra i contestatori di sinistra non tutti sono caduti nel tranello della dogmatizzazione del

    nulla, e c'è stato chi intelligentemente ha saputo fare autocritica, dolendosi di avere appoggiato

    la contestazione che poi ha partorito solo studenti impreparati che sono divenuti insegnanti

    impreparati. Due esempi: il filosofo Costanzo Preve, per nulla nostalgico della scuola genti liana

    8vedi riforma scolastica durante il periodo fascista ,redatta dal ministro Giovanni Gentile), ma al

    tempo stesso detrattore della scuola attuale, ed il regista Mario Monicelli, lucidissimo

    ultranovantenne, che ha di recente affermato come la contestazione abbia partorito solamente

    studenti asini, mentre prima dalla scuola italiana si usciva preparati più di tutti.Sarebbe

    interessante conoscere l'opinione in merito di chi, non da sinistra, ha contribuito ad accendere la

    miccia della contestazione.
    Chiaramente posso parlare solo sulla base di quello che ho letto e sentito, da voci declinate in

    vario modo. Mi sono sempre chiesto, come penso tutti, contravvenendo alla regola di non giocare mai

    sull'ucronia, che cosa sarebbe accaduto se le cose fossero andate diversamente. Non solo a livello

    di rapporti interni, strettamente politici, ma proprio in termini di mentalità comune. Secondo me

    avrebbe potuto determinare l'irruzione di un linguaggio nuovo, smarcato, positivamente

    spregiudicato. Il fatto che tutto ciò sia stato soffocato ha contribuito, sempre a mio parere, a

    creare una dualità asfittica, che forse solo ora si sta cominciando a superare. Se dovessi

    riassumere con una battuta gli scontri del 14 Marzo direi che è stata "la madre di tutte le cazzate

    della "destra parlamentare" italiana.
    A mio personalissimo avviso, beninteso.Ma questa probabilmente è stata davvero la più grossa.
    Ha buttato al cesso una possibilità grande come una montagna, per schierarsi dalla parte di un

    potere da cui è stata comunque tenuta ai margini, accontentandosi degli avanzi.


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