News
Categorie
L'AQUILA E IL CONDOR - Presentazioni Editoriale Attivita Cultura Globalizzazione Ecologia Economia Documenti Finanza
  • » Glossario Finanza
  • Opinioni e Proposte Giustizia Attualita Multimedia-TV
  • » Video
  • » TV
  • Recensioni Radio PuntoZenith Cinque per mille Storia Nascosta (cose mai dette) La Palestina: le ragioni di un conflitto Posta elettronica Note Legali


    email Invia un' email ad un amico | print Versione stampabile |

    Il crollo dei mercati

    di Nefer nefer on Settembre 18,2008

    image

    .

    .

    .

    .

    .

    .

    .

    Crollo dei mercati = nuova caduta di un muro

    La fine del sistema marxista trova il suo simbolo nella caduta del muro di Berlino e possiamo dire che i crolli dei giganti finanziari di questi giorni siano la caduta di un altro muro: quello del sistema di capitalismo finanziario. Forse non della sua caduta definitiva ma, certamente, rappresentano un suo grosso smottamento.
    Il ministro dell’Economia Tremonti dichiara a TG1, dopo la caduta della quarta banca di investimenti americana Lehmann Brothers ”non è fallita una banca, è fallito un sistema. E non è il principio della fine ma la fine del principio. E’ stata la scelta pazzesca di finanziare la globalizzazione con il debito. Poi è venuto giù tutto il castello di carta. Stanno fallendo le banche, stanno fallendo gli operatori, è fallito il sistema di sorveglianza e vigilanza“
    Strano alle mie orecchie, mi sembra di leggere il testo di economisti visti come delle Cassandre (veraci ma non credute) che profetizzavano questi scenari in passato, appartenenti all’area cosiddetta della “destra “ radicale…
    Eppure, è il panorama economico mondiale di questi tempi. Quello che ieri pareva incredibile, è avvenuto.
    Il modello di “libero mercato” che gli americani hanno imposto all’Europa tramite la globalizzazione, mostra un ordito davvero logoro, in questi giorni di bufera sui mercati finanziari… Doveva trattarsi di un sistema in cui lo Stato non metteva bocca e lasciava che i soggetti privati in campo si sfidassero tra di loro, senza molte regole ed invece , da Luglio 2008 in poi, come lo dimostrano i salvataggi delle agenzie di mutui Fannie Mae e Freddie Mac e quello odierno del colosso assicurativo AIG, è dovuta intervenire pesantemente la mano pubblica . Ma allora il sistema è davvero in crisi, un sistema che si basava sull’assenza dello stato! Ma neanche questo è del tutto vero…infatti la mano pubblica si faceva già sentire negli USA, nella concorrenza con i Paesi Europei ed il Giappone,con i dazi imposti dal Governo americano nei confronti dei prodotti provenienti dall’estero.
    Perfino il più “liberal” dei giornali USA, Washington Post, ha detto che i salvataggi statali delle imprese “rivelano una crisi di fiducia nel libero mercato”.
    La crisi dei mutui sub-prime e al piovra finanziaria globale da essi scaturita, che ha contagiato istituzioni e aziende in ogni parte del mondo, dimostra che da un’economia selvaggia e senza controlli, scaturisce solo un’enorme globalizzazione del debito. L’economia non può e non deve essere costruita sulle scatole cinesi dell’ingegneria finanziaria ma deve, invece, tornare ad essere figlia della manifattura e del lavoro.
    I governi devono riappropriarsi della loro funzione di garanti e coordinatori, vietando il ricorso a paradisi fiscali e non permettendo dei bilanci societari poco trasparenti, essi devono, in buona sostanza, tutelare il lavoro ed i risparmi dei cittadini. In questa ottica, i governi seri , dovrebbero avere il controllo anche sui settori strategici della vita di una nazione.
    Le autorità europee avrebbero il sacrosanto dovere di non ignorare, come di fatto è avvenuto fino ad oggi, la questione della regolamentazione dei ratings (valutazioni della rischiosità di un investimento) demandandola ad agenzie private e pagate dall’emittente dell’obbligazione. In questo modo, ad esempio, le obbligazioni di Lehmann Brothers apparivano, su molti siti, “investment grade”(solvibili) ad un giorno dal deposito dei libri contabili in tribunale….Un vero scandalo!
    Ma quante Parmalat, Argentina, Cirio dovranno ancora esserci per rompere questo malaffare che ricade principalmente sulle spalle dei cittadini, piccoli risparmiatori?
    Le difficoltà strutturali del capitalismo senza regole si rincorrono, da una all’altra parte del globo, e probabilmente colpiranno più duro sulle economie messe in maggiore difficoltà dalla globalizzazione, come quelle Europee. Purtroppo si evidenzia uno scenario non molto diverso a quello che precedette il grande crollo di Wall Street del 1929 e la successiva Grande Depressione. A seguito di quel crollo, Washington fu obbligata ad intervenire nel secondo conflitto mondiale. Il sistema economico americano (purtroppo preso a modello dalle nazioni sottoposte agli USA) è quello del credito facile, che porta aziende e famiglie ad indebitarsi per ogni cosa. Era così anche nel 1929….Sarebbe stato auspicabile imparare qualcosa da allora….. Questo meccanismo ha peso pezzi, gli ingranaggi non funzionano più, manca i fattore principale: la fiducia. Neanche più la Casa Bianca crede al capitalismo finanziario che trova le soluzioni da sé e deve intervenire pesantemente con la mano pubblica affinchè non crolli il castello di cartapesta.
    Rifletta su questo l’Europa e capisca, prima che non sia davvero troppo tardi, che il Mercato non è una divinità e che non può essere lasciato in mano agli speculatori i quali, oggi, non hanno più neppure i soldi necessari per tenere in piedi i loro traffici.
    Il lavoro ed il capitale dovrebbero marciare uniti, l’uno tutelando l’altro, con pari dignità. Lo stato deve proteggere, come si diceva, il risparmio nato dal lavoro e non deve incentivare quelle forme di richiesta di credito nate da una mentalità consumistica di importazione. Bisogna sostenere la ricerca tecnologica ed il livello degli studi, solo da questo nascerà una migliorata economia .
    Non è una cosa facile ma è l’unica via possibile al risanamento, specie ora che i patrimoni delle famiglie italiane sono stati erosi dall’assurdo valore di cambio applicato all’euro rispetto alla lira, dall’aumento insensato dei beni primari, dall’incidenza dei mutui per la casa, dal mancato adeguamento dei salari, dalle speculazioni di ogni genere….
    Quello che succede negli Usa e che tristemente noi subiamo, non è un male necessario ma deve essere lo spunto per ritrovare un sano rapporto con l’economia. Il benessere di un continente non può nascere che dalla sua produttività, il suo ingegno e quindi dal lavoro. La speculazione deve essere spazzata via dalla mentalità di un’economia basata sulla “manifattura” e non su fatui castelli finanziari.

    Nefer

     


    3100 numero letture

    Ti e' piaciuto questo articolo?

    1 2 3 4 5 Rating: 4.67Rating: 4.67Rating: 4.67Rating: 4.67Rating: 4.67 (totale 42 voti)

     

     


    Copyright puntozenith.org - Powered by deanetwork -