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    Palestina, le ragioni di un conflitto - quarta parte

    di Antonella Ricciardi on Giugno 21,2008

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    Quarta Puntata

    Gli anni'50 videro intanto affermarsi in larga parte del mondo arabo il partito Ba'ath, che in alcuni Stati andrà al potere, ed in tutti eserciterà una influenza intensa, plasmando per molti versi soprattutto le nuove generazioni. Fondato dal siriano Michel Aflaq, e presto diffusosi soprattutto in Siria, Irak ed Egitto, ma importante anche in Palestina ed altrove, questo partito, attraverso le sue sezioni nazionali, sosteneva contemporaneamente il socialismo ed il nazionalismo per le società arabe.

    Il socialismo ba'athista, poi ,valorizzava lo Stato sociale ed era contrario alla lotta di classe, mirava piuttosto ad una conciliazione tra i vari settori della società. Altre importanti connotazioni del Ba'ath furono il suo panarabismo ed il suo laicismo, contrario però ad una visione materialistica del mondo, e favorevole invece ad una sorta di spiritualismo laico. Il Ba'ath incoraggiò notevolmente la resistenza palestinese, soprattutto quando, il 23 luglio 1952, in Egitto re Farouk fu rovesciato dal movimento del colonnello Gamal-Abdel Nasser. Intanto i tentativi di autodeterminazione continuavano anche all'interno della Palestina: nel 1953 a subire la rappresaglia israeliana (quella di sproporzionate rappresaglie divenne una tecnica collaudata israeliana tristemente famosa), dopo un tentativo di infiltrazione della guerriglia, fu il villaggio palestinese di Kibbya, in Cisgiordania, dove, per tre israeliani uccisi una unità dell'esercito israeliano (la 101) guidata dal brigadiere generale Ariel Sharon, destinato a diventare molto famoso, uccise circa 50 persone (ma secondo i palestinesi 69), distruggendo 40 abitazioni. Molto problematica era anche la situazione di quei palestinesi che erano riusciti a rimanere in quello che era divenuto lo Stato d'Israele (circa 200.000 all'inizio degli anni '50): pur essendo stato costretto a concedere loro la cittadinanza, per non rendere esplicito il proprio sistema di apartheid, comunque vigente, lo Stato sionista li discriminava sia perchè si trattava di palestinesi, sia perchè questi palestinesi erano mussulmani e cristiani.


    Ahmed Shukeiry

    La distruzione dei villaggi non si era arrestata: nel 1950 l'esercito sionista impedì armi alla mano il ritorno degli abitanti palestinesi di Rabsiya. Nel 1951, per impedire ai palestinesi di Ikrit, in Galilea, di tornare al loro villaggio (una località di cultura cattolica di rito latino), l'esercito sionista distrusse le case del paese. Il 16 settembre 1953 i sionisti distrussero il villaggio palestinese di Kafr Biram, nel nord della Galilea, per impedire agli abitanti palestinesi di quel villaggio di cultura cristiana di tornare.

    Gamal-Abdel Nasser


    Ancora nel ventunesimo secolo i palestinesi di questi villaggi sopra citati, Ikrit e Biram, sono accampati nella vicinanze dei siti dei loro villaggi, ed in "Israele", cioè nella Palestina conquistata nella prima guerra arabo-sionista, ci sono molte decine di casi analoghi, di palestinesi accampati, con mancanza di molti servizi, in insediamenti non riconosciuti, nelle vicinanze dei loro antichi villaggi, nei quali, in spregio al diritto internazionale, era stato loro impedito di tornare. Il caso più tragico degli anni '50 avvenuto in Israele di repressione contro i tentativi di riappropriazione della propria terra da parte dei palestinesi fu quello verificatosi ai danni del villaggio palestinese di Kafr Kassem. Infatti,il 29 ottobre 1956 a Kafr Kassem furono assassinati 49 civili palestinesi; del massacro si macchiò soprattutto il generale israeliano Rafael Eitan. Niente di che stupirsi, anche se non bisogna perdere la capacità di indignarsi, dato che quando si perde quella è l'inizio della fine: Eitan nel 1982 fu tra i responsabili del massacro di Sabra e Chatila, e durante l'invasione del Libano dello stesso anno aveva paragonato i palestinesi a scarafaggi impazziti in bottiglia. Del resto, Begin soprannominava i palestinesi "Bestie a due zampe". Davvero deve far riflettere che siano stati proprio degli uomini di governo a dichiarare pubblicamente i propri insulti: questa è sicuramente la cosa più grave. Neanche il governo bianco del Sudafrica dell'apartheid riservava alla gente di colore simili insulti pubblicamente.... Sono significativi, a questo proposito, gli ottimi rapporti tenuti fino alla fine dell'apartheid tra Israele e Sudafrica, tanto che un ministro israeliano una volta disse di preferire di gran lunga il Sudafrica dell'apartheid, nel quale era ben inserita una prospera comunità ebraica, agli Stati dell'Africa nera, il cui stato era per lui "vomitevole". Per comprendere meglio questo è necessario fare un breve passo indietro nel tempo: lo stesso Herzl nei suoi "Diari" presentava il progetto sionista come analogo a quello del miliardario Cecil Rhodes per la Compagnia anglosudafricana (Rhodes dette nome alla Rhodesia, nella quale fu in vigore l'apartheid come in Sudafrica, prima che questa regione riuscisse a liberarsene, ed in quanto Stato indipendente, mutasse il proprio nome in Zimbabwe). Herzl,in una lettera a Rhodes, paragonava il futuro Stato ebraico ad un bastione dell'Europa contro la "barbarie" asiatica. Il futuro primo presidente israeliano Weizmann, già nel 1917 divenne amico di Ian Christian Smuts, delegato presso il governo inglese della colonia del Capo.

    Smuts, esponente dello stesso partito che sarà di Botha e De Klerk (United party), aiutò parecchio la nascita d'Israele. Weizmnn fu accolto calorosamente durante un viaggio in Sudafrica nel 1932; lo stesso Smuts, del resto, ammetteva che i boeri in Sudafriva si consideravano come un popolo eletto. Soprattuto, nel 1924 Smuts scriveva, riferendosi al suo sostegno al colonialismo sionista in Palestina ed a quello boero in Sudafrica: "Se la razza bianca non serra i ranghi [...] la sua posizione diventerà presto insostenibile di fronte alla schiacciante maggioranza della prolifica barbarie". Tornando alla politica mediorientale del secondo dopoguerra, nel 1956 (il 26 luglio), Nasser decise la nazionalizzazione del canale di Suez, per sottrarlo al controllo della compagnie anglofrancesi. Il progetto era in linea con la politica ba'athista di nazionalismo ed equidistanza tra U. S. A. ed U. R. S. S. . Il 5 novembre 1956 una coalizione che vedeva alleati Francia, Inghilterra (particolarmente interessate alla Compagnia del Canale) ed Israele attaccò l'Egitto. Per un breve periodo gli israeliani occuparono anche la striscia di Gaza palestinese. Questa guerra fu definita secondo conflitto arabo-israeliano, e vide gli anglo-francesi schierarsi al fianco d'Israele quando gli egiziani impedirono alle navi israeliane il transito. Gli U. S. A. dettero il loro assenso all'attacco, disapprovato invece dai sovietici. L'esercito egiziano fu sconfitto in breve tempo, ma l'O. N. U. decise lo sgombero delle truppe straniere dall'Egitto e l'invio di una forza internazionale. Il traffico sul canale, reso inservibile dagli egiziani, fu riaperto dagli stessi egiziani nell'aprile del 1957. Fu così che Nasser trasformò una sconfitta militare in un successo diplomatico. Intanto,in coerenza con i piani panarabisti, Egitto, Siria (governata dal Ba'ath) e Yemen del Nord (Yemen del Nord e del Sud si riunificarono nel 1990), si associarono nella Repubblica Araba Unita (R. A. U.) nel 1958. La R. A. U. rispettava l'indipendenza nazionale dei tre Paesi, ma ne rafforzava i rapporti.


    L'israeliano Menachem Begin

    Rafael Eytan


    Tuttavia,nel 1961 la R. A .U. si sciolse, soprattutto per contrasti sulla leadership tra Siria ed Egitto. Intanto in Cisgiordania cresceva l'influenza del Ba'ath rispetto al partito tradizionale dei Fratelli mussulmani (presente in diverse nazioni arabe). Ancora in Cisgiordania erano numerose le proteste contro il governo hashemita (dal nome della dinastia giordana al potere) e gli episodi di guerriglia contro Israele, che si traducevano in infiltrazione e tentativi di infiltrazione nel territorio israeliano. Nel 1964 i palestinesi cercarono di guidare maggiormente il fronte dell'opposizione alla Stato sionista, e, dopo una riunione a Gerusalemme Est del Congresso nazionale palestinese, fu fondata l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (O. L. P.). La Carta palestinese aveva quale obbiettivo l'abbattimento dello Stato sionista. Presidente dell'O .L. P. fu nominato Ahmed Shukeiry, un avvocato palestinese di origine nobiliare. L'O. L. P., federazione di correnti palestinesi, cominciò ad organizzare proprie forza armate, e fu accolta nella Lega araba, in rappresentanza della Palestina.

    Nel 1966 un colpo di Stato portò in Siria al governo gli esponenti più radicali del Ba'ath, (guidati da Jadid e dal ministro della difesa e futuro presidente Assad) che incitarono Nasser ad essere più duro con Israele. Nel maggio 1967 Nasser, dietro richiesta del segretario generale dell'O. N. U. U-Thant, acconsentì a ritirare il contingente internazionale stanziato presso il confine con Israele. Quasi contemporaneamente il leader egiziano proclamò la chiusura del golfo di Aqaba alle navi israeliane. Poco dopo scoppiò così il terzo conflitto arabo-sionista, noto, per la sua durata, col nome di Guerra dei sei giorni: il 5 giugno 1967 Israele, guidato dal generale Moshè Dayan, attaccò gli eserciti di Egitto, Siria e Giordania, con esito drammatico per questi ultimi. Israele occupò così militarmente la Cisgiordania palestinese, togliendola alla Giordania, la Striscia di Gaza palestinese, togliendole all'Egitto, strappò il Golan alla Siria (sia la parte palestinese sia quella siriana, appunto), ed occupò, inoltre, l'intera penisola egiziana del Sinai. Così, proprio quando la resistenza palestinese si stava rendendo più autonoma, una nuova catastrofe si abbattè sul popolo palestinese: i profughi palestinesi costretti a lasciare la Palestina furono oltre mezzo milione.

    fine della quarta puntata-continua


    Antonella Ricciardi


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