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    Palestina, le ragioni di un conflitto - quinta parte

    di Antonella Ricciardi on Luglio 20,2008

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    Quinta Puntata

     

    La guerra del 1967 fu particolarmente drammatica per i palestinesi, che fino ad allora avevano creduto molto nella possibilità di una rivincita. Dopo quel conflitto, tutta la Palestina storica fu nelle mani dei sionisti. Fu proprio nel 1967 che il dirigente ebreo Meron Benvenisti, divenuto poi vicesindaco a Gerusalemme di Teddy Kollek, si rese responsabile del massacro contro la località palestinese di Harit al Magharibah, durante il quale vennero demolite centinaia di case con le persone dentro, uccidendo alcune centinaia di persone. Inoltre, secondo le indagini di un ricercatore israeliano dell'Università di Bar Ilani, un migliaio di prigionieri egiziani venne trucidato quando era già stato fatto prigioniero.

    Sharon venne sospettato di avere ordinato di non fare prigionieri in quella circostanza.... La strage è documentata nell'ufficio storico dell'esercito israeliano (si può consultare, in proposito, anche l'articolo del giornalista ebreo Lorenzo Cremonesi, sul Corriere della Sera del 17 agosto 1995). Di un'altra strage contro prigionieri egiziani (35), si rese responsabile Rafael Eitan, già responsabile, come si ricorderà, del massacro di Kafr Kassem, e che nel 1982 si macchiò anche delle stragi di Sabra e Chatila. A proposito della distruzione di località palestinesi (ricordiamo che furono 530 le località palestinesi distrutte nel 1948, tra villaggi e città), e del fatto che quasi tutte le località israeliane sorgessero su territori un tempo abitati da arabi (una delle rare eccezioni fu Tel Aviv, fondata da coloni ebrei nel 1909), sono significative le parole pronunciate a questo proposito dal generale israeliano Moshè Dayan. Il 4 aprile 1969, infatti, rivolgendosi agli studenti del Technion, l'università tecnologica di Haifa, Dayan disse, senza giri di parole: "I villaggi ebraici furono costruiti al posto di quelli arabi, i cui nomi voi nemmeno conoscete. Non vi biasimo; perchè non esistono più libri di geografia, ne' esistono più quei villaggi arabi. Nahal è sbocciata al posto di Mahul, il kibbutz Gvat al posto di Jibta e Kefar Yehushu'a al posto di Tal al-Shuman. Non c'è un solo posto in questo Paese che non avesse avuto prima una popolazione araba".

     

    Leila Khaled

    Intanto, mentre ai profughi palestinesi continuava ad essere precluso il ritorno, già negli anni '50 i dirigenti israeliani festeggiarono l'arrivo del milionesimo immigrato ebreo in Palestina. I 900.000 palestinesi espulsi nel 1948-'49, in gran parte originari della Galilea, furono sostituiti da 700.000 ebrei mediorientali che presero possesso dei loro beni rimasti in Galilea (la maggioranza degli ebrei, sia nel mondo sia in Israele, però è sempre stata ashkenazita, cioè di origine europea, mentre i sefarditi, ebrei orientali, sono decisamente una minoranza, ed il loro nome viene da Sefarad, il nome con cui in ebraico viene indicata la Spagna, della quale sono originari, e che cominciarono a lasciare dal 1492, dirigendosi in Africa ed Asia). La legge israeliana sul "diritto al ritorno", approvata nel 1950, e fondata sulla Halachà (legge religiosa ebraica), prevedeva che qualunque persona di religione ebraica (la religione solitamente viene trasmessa per via materna), anche se non di origine etnica ebraica, potesse emigrare in Israele, ed ottenerne la cittadinanza. Invece, una persona di discendenza ebraica, ma di religione differente da quella ebraica, non era da considerarsi ebrea, e non aveva diritto al ritorno ed alla cittadinanza. Con questa motivazione, ad esempio, fu negato il diritto al ritorno ad un frate carmelitano di origine ebraica, negli anni '50 (a questo proposito, si può consultare anche l'Atlante delle religioni Utet). Per tale concezione, quindi, tutt'ora, sono ebrei soltanto coloro che professano la religione ebraica. Le persone di religione ebraica che in Israele si convertono ad altre religioni, pur non venendo espulse, sono considerate ex ebree, e la loro carta di identità è differente da quella degli ebrei israeliani. Il conflitto del 1967 significò, però, anche la possibilità, prima particolarmente difficile, di ricongiungersi per i palestinesi della "Palestina del 1948", cioè quelli rimasti in Israele, e quelli della "Palestina del 1967", cioè quelli di Striscia di Gaza e Cisgiordania. E' importante notare che la politica israeliana ha cercato spesso di creare divisioni artificiose all'interno della popolazione palestinese, allo scopo di indebolirne la coesione. I dirigenti sionisti, infatti, interdissero il servizio militare obbligatorio per i palestinesi residenti in Israele, non fidandosi dei giovani di quella comunità. Era possibile prestare servizio militare volontariamente, ma chiaramente quasi nessuno della comunità palestinese si arruolò nell'esercito d'Israele (i pochissimi arruolatisi furono di solito beduini, poco cosapevoli politicamente e spinti da grave povertà). Tuttavia, il governo sionista ammise qualche eccezione sul servizio militare obbligatorio per la popolazione palestinese in Israele: nel 1957 la coscrizione divenne obbligatoria per i palestinesi drusi, ed ancora negli anni '50 fu resa obbligatoria per i palestinesi circassi, ed in genere il servizio militare veniva fatto loro svolgere in zone di confine. In entrambi i casi, Israele cercò di creare divisioni facendo leva sulle particolarità culturali dei due gruppi, e cioè sul fatto che i drusi fossero una setta eterodossa dell'Islam, e che i circassi palestinesi, mussulmani (circa 3000 persone), fossero non arabi ma di lontana origine caucasica. I palestinesi drusi sono circa 100.000, dei quali circa 85.000 residenti in Israele; i politici sionisti cominciarono a trattare i drusi in Israele come non arabi, distinguendo i tribunali religiosi drusi dagli altri tribunali religiosi mussulmani. Questa divisione era chiaramente artificiosa, dato poi che i drusi giordani, libanesi e siriani nei loro Paesi vengono considerati a tutti gli effetti appartenenti una confessione mussulmana. Comunque, col tempo l'identità araba e palestinese dei drusi in Israele si è rafforzata, è cresciuta tra i giovani l'obiezione di coscienza contro il servizio militare in Israele, e nel 2001 un importante esponente druso in Israele ha dichiarato: "Siamo stati, siamo e sempre saremo dei palestinesi". Il più noto esponente della comunità palestinese mussulmana drusa è comunque il poeta Samih al Qasim, giornalista di Arab al Kohl. Dopo il conflitto del 1967, anche in conseguenza dell'opposizione sovietica ad Israele, la causa palestinese cominciò ad essere molto più popolare. Contro questa popolarità, il governo israeliano non esitò addirittura ad accusare la legittima resistenza palestinese di antisemitismo. L'accusa, ulteriore triste testimonianza della demonizzazione di critiche politiche fatta propria da tutti i governi israeliani, è in questo caso particolarmente risibile. Gli arabi stessi sono semiti, semite furono numerose nazioni dell'antichità, e semiti sono attualmente, oltre agli arabi, appunto, anche le minoranze linguistiche di lingua aramaica del Medio Oriente, diverse popolazioni etiopi ed eritree, la piccola minoranza assira che esiste ancora nel Kurdistan, che parla una lingua detta assiro-aramaico ed è in cerca di un proprio Stato del tutto indipendente, ed i maltesi. Gli ebrei sono quindi solo una piccola parte dei semiti, anzi per propria stessa ammissione hanno in stragrande maggioranza perso le caratteristiche semitiche, parecchi di loro non sono quindi più semiti. Inoltre, ci sono sicuramente molti ebrei attuali che non discendono dagli antichi ebrei, ma semplicemente hanno aderito all'Ebraismo, basti ricordare, per fare uno solo dei tanti esempi possibili, i kazari del Medioevo, che in gran parte si covertirono all'Ebraismo (anche se nel XXI secolo è stata poi avallata in Israele una legge che proibisce le conversioni all'Ebraismo, che già di per sè non fa proselitismo). Intanto, nel 1968 uno scontro tra soldati israeliani e feddayin (combattenti) palestinesi, si concluse, inaspettatamente, con una vittoria dei meno numerosi palestinesi presso il villaggio in territorio giordano di El Karameh: si trattò di una vittoria, poco dopo la tragica sconfitta del 1967, che entrò in seguito a far parte della mitologia politica palestinese, anche perchè risollevò un morale molto abbattuto. Il gruppo più numeroso di profughi palestinesi all'estero era quello in Giordania, dal cui territorio i feddayin tentavano numerose incursioni in territorio israeliano: gli israeliani, a loro volta, rispondevano attaccando il territorio giordano. In Giordania i palestinesi costituirono quasi uno Stato nello Stato. Temendo quindi che nel suo regno i palestinesi divenissero egemoni, per evitare rappresaglie israeliane sul suo territorio, e soprattutto dopo quattro dirottamenti di aerei di Paesi i cui governi si considerava appoggiassero Israele, (in uno dei quali fu catturata la famosa guerrigliera palestinese Leyla Khaled, del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, una della componenti dell'O. L. P., al cui vertice era salito nel 1969 Yasser Arafat), Re Hussein, per impedire che circostanze del genere si verificassero ancora in Giordania, attaccò a sorpresa i campi di addestramento (abitati soprattutto da civili profughi) dei guerriglieri palestinesi, il 16 settembre 1970. Per circa una settimana divampò una guerra tra palestinesi e giordani, brevissima ma cruenta e molto dolorosa: in quei pochissimi giorni ci furono, secondo le stime più attendibili, circa 3000 morti e 22.000 feriti, nei combattimenti (ci fu anche qualche scontro nell'estate del 1971, ma si trattò di qualche strascico del conflitto), in gran parte palestinesi, ed anche alcuni episodi di atrocità. Le truppe giordane, formate da reparti beduini, e fedelissime al re, condussero la guerra in molti episodi in modo indiscriminato; il tragico episodio divenne noto col nome di "Settembre nero". Nel 1973, invece, il 6 ottobre, Egitto e Siria si trovarono nuovamente in guerra contro Israele, cogliendo stavolta un parziale successo: la guerra durò 20 giorni, e la Siria riconquistò una parte del proprio territorio sul Golan, tra cui l'importante città di Quneytra (il cui centro, distrutto intenzionalmente dagli israeliani, venne lasciato in quel modo a testimonianza della tragicità del conflitto). L'O. N. U. impose una tregua, dopo che L'U. R. S. S. si fu schierata coi Paesi arabi e gli U. S. A. con Israele. Sadat, leader egiziano, (Nasser era morto nel 1970) divenne più popolare in Patria. Inoltre, in quell'anno i Paesi arabi petroliferi tagliarono nettamente i rifornimenti ai Paesi troppo vicini ad Israele, per spingerli a cambiare politica. Si inaugurò così, una nuova epoca nel già decennale conflitto arabo-sionista.

    fine della quinta puntata-continua


    Antonella Ricciardi


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