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    Palestina, le ragioni di un conflitto - ottava parte

    di Antonella Ricciardi on Marzo 06,2009

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    Ottava Puntata

     

    Gli scontri del dicembre 1987 nel campo profughi di Jabalya furono inizialmente interpretati come una fiammata destinata a spegnersi entro un breve tempo. Non fu invece una rivolta, ma l'inizio di una rivoluzione. Dopo un'azione contro gli occupanti israeliani, una camionetta militare israeliana uccise quattro profughi nel campo di Jabalya. L'episodio fu interpretato come non casuale: spontaneamente migliaia di giovani espressero la propria protesta con dimostrazioni essenzialmente simboliche, scandendo slogans contro l'occupazione.

    Spesso le proteste videro il lancio di pietre contro militari israeliani, ed altre azioni simili: non si trattava, però, di solito, di atti che potessero realmente mettere in pericolo fisico i militari dello Stato ebraico. La protesta, da Jabalya si estese al resto della Striscia di Gaza ed alla Cisgiordania. Ne derivò uno stato di agitazioni continue, e di disobbedienze civili, nel periodo tra il 1987 ed il 1993 (epoca della Prima Intifada). Alle proteste popolari i militari reagirono spesso sparando, frequentemente con pallottole vere, qualche volta con pallottole di gomma con "anima" d'acciaio, quasi altrettanto micidiali. Furono oltre 1000 i palestinesi, spesso giovanissimi e non di rado addirittura bambini, uccisi durante la rivolta, e migliaia furono i feriti, che spesso riportarono danni fisici permanenti. Le vittime israeliane furono molte di meno. L'Intifada sviluppò una vasta rete di mutuo soccorso e di Stato sociale spontaneamente organizzato, anche con creazione di orti di guerra ed asili d'infanzia, con un ruolo particolarmente vitale delle donne. Così l'Intifada seguiva ad un periodo di stagnazione particolarmente difficile. L'occupazione sottraeva sempre più spazio alla popolazione originaria della Palestina, e l'arroganza dell'occupante cresceva in modo esponenziale. Gli episodi riportabili al riguardo sono innumerevoli. Un evento particolarmente raccapricciante avvenne nella Striscia di Gaza nel 1984, in aprile. Per protestare contro l'occupazione, quattro palestinesi avevano dirottato un autobus di coloni: si disse che tutti e quattro i dirottatori fossero stati uccisi nel blitz di Tsahal (l'esercito israeliano) per liberare i passeggeri, ma le cose non erano andate così....
             

    Palestinesi durante l'Intifada

    In realtà, due dirottatori erano sì stati uccisi durante l'intervento dei militari, ma gli altri due erano stati presi vivi, come dimostrarono in seguito delle fotografie giornalistiche, anni dopo. Il destino che gli israeliani decisero per i due prigionieri fu di ucciderli a colpi di pietra. Nell'assassinio fu implicato il politico israeliano Mordechai, che ammise le sue responsabilità ("Li ho uccisi a colpi di pietra", dichiarò testualmente, senza pentimento), e non fu affatto condannato, dato che il reato risultò (nel 1996, quando la vicenda tornò alla luce) prescritto. Eppure, sono di solito le stesse comunità ebraiche ad insistere nel sostenere la non prescrivibilità di crimini particolarmente disumani. D'altra parte, non c'è da stupirsi, data l'impunità della quale approfitta lo stesso Sharon ad esempio per le vicende di Sabra e Chatila, nonostante quella strage fosse stata premeditata da tempo; ciò è illustrato anche dal giornale israeliano "Haaretz", che attraverso il suo corrispondente militare Zeef Sheef, il 28 agosto 1982, previse la demolizione di Sabra e Chatila, con l'intento di ucciderne un enorme numero di abitanti, per spingere i palestinesi a lasciare il Libano, allontanandosi quindi ulteriormnte dalla Palestina.

    Mordechai Vanunu
         

     
       

     Davvero tra i profughi palestinesi, tra coloro che aspettano tutta la vita, si può comprendere meglio quanto il sangue di alcuni venga considerato di meno di quello di altri. I vari governi israeliani succedutisi continuarono a rivendicare apertamente gli assassinii politici. Tra i nomi più noti degli assassinati, ricordiamo quello di Ghassan Kanafani, originario di Akka, sulla costa palestinese settentrionale, autore, tra le altre opere, del famoso romanzo "Ritorno a Haifa"; Kanafani venne ucciso assieme alla nipotina di sei anni, a Beirut, nel luglio 1972. Un altro importante esponente palestinese assassinato fu Abu Jihad, ucciso a Tunisi nel 1988. Una nuova clamorosa azione israeliana di pirateria internazionale fu inoltre il bombardamento della sede dell'O. L. P. a Tunisi (dove Arafat aveva stabilito il suo quartier generale dopo essere stato cacciato da Beirut, nel 1982). In seguito all'uccisione di tre spie israeliane a Cipro, nel settembre 1985, aerei israeliani, il primo ottobre, bombardarono il quartier generale palestinese a Tunisi. Il raid provocò circa 70 morti e numerosi feriti, mentre Arafat si salvò per puro caso. Nel 1981, invece, gli israeliani avevano distrutto, con un raid aereo, la base irakena di Osirak, nella quale ritenevano si stessero facendo progetti per sviluppare armi atomiche. Tuttavia, gli stessi israeliani svilupparono armi sofisticate, mettendo in cantiere anche un progetto di armi di tipo biologico in grado di distinguere dal DNA arabi ed ebrei, per colpire selettivamente da un punto di vista etnico. Il progetto, che potrebbe apparire fantascientifico, date anche le mescolanze avvenute nei secoli e millenni, per ogni etnia, fu effettivamente discusso, anche se non fu collaudato. Furono invece sicuramente realizzate armi atomiche, con diverse centrali dislocate nel deserto del Neghev (la più famosa è quella presso Arad). I progetti nucleari israeliani, illegali e tenuti nell'ombra dai governi ebraici, che neppure tutt'ora hanno firmato il trattato di non proliferazione nucleare, furono denunciati proprio da un cittadino d'Israele, lo scienziato Mordechai Vanunu.

    Quest'ultimo, originario di una famiglia ebrea proveniente dal Marocco, agì anche in seguito ad una riflessione personale sull'ideologia sionista, che arrivò a ripudiare. Vanunu, che nel frattempo si era convertito al Cristianesimo (aderì al gruppo degli evangelici), subì dure conseguenze per il suo coraggioso atto. Venne infatti adescato da una donna agente del Mossad, la quale, prospettandogli un'avventura galante, lo condusse in una camera di un albergo di Roma. Lì, Vanunu venne dopo poco trascinato via dagli israeliani, che lo condannarono a 18 anni di prigione. Vanunu li scontò tutti, sopportando in prigione numerose angherie, senza rinnegare i propri ideali. Uscì nel 2004, annunciando con parole belle e sentite la propria solidarietà alla causa palestinese, e proclamando l'intenzione di abbandonare per sempre Israele. Tornando alla situazione nei Territori palestinesi occupati, poi, c'è da segnalare la creazione di nuovi movimenti politici nel corso degli anni '80, soprattutto Hamas e la Jihad islamica palestinese. Fino ad allora i pricipali movimenti politici palestinesi erano stati Al Fatah, la componente di Yasser Arafat, il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina di George Habbash, il Fronte Democratico di Liberazione della Palestina, fondato dal cristiano Najef Hawatmeh, il Fronte di Liberazione della Palestina di Abu Abbas ed il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina-Comando Generale, di Ahmed Jibril. Tutte queste organizzazioni erano federate all'interno dell' O. L. P., assieme ad altre formazioni numericamente minori. Un gruppo dissidente era invece il Consiglio Rivoluzionario-Fatah, fondato da Abu Nidal. La figura di Abu Nidal è molto misteriosa, tanto che qualcuno ritenne addirittura che il suo fosse un nome di copertura, e che non esistesse il vero e proprio Abu Nidal. In realtà, è attualmente chiaro che Abu Nidal sia stato una figura storica realmente esistita (ne sono note pochissime fotografie). Si trattava di un palestinese di Jaffa, che, con alcune migliaia di seguaci, diede vita a questo gruppo rivale dell' O. L. P.. Il gruppo di Abu Nidal, molto radicale, venne generalmente malvisto dai governi occidentali, che lo considerarono responsabile di diversi atti di terrorismo (tra i più noti, tre stragi contro passeggeri della compagnia israeliana El Al: quelle di Fiumicino, del 1973 e del dicembre 1985, e quella di Vienna, ancora del dicembre 1985). Abu Nidal morì suicida, secondo i dati forniti dal governo irakeno, a Baghdad nel 2003 (era da tempo malato di cancro). Tutti questi gruppi erano comunque laici e nazionalisti, con tendenze socialistiche. Invece Hamas e la Jihad islamica univano il patriottismo ad una intensa ispirazione religiosa islamica. Il più diffuso dei due partiti fu Hamas, acronimo di "Movimento di Resistenza Islamica", fondato nel 1987 nella Striscia di Gaza. Il principale esponente di Hamas fu lo sceicco Ahmed Yassin, tetraplegico (per un incidente avvenuto in gioventù) e semicieco. Nato ad El Majdal, vicino Asheqelon, sulla costa palestinese meridionale, fu poi profugo nel campo di Shati (Striscia di Gaza). Si trasferì, in seguito, a Gaza city, dove risiedette nel quartiere di Es Sabra, e dove visse con una semplicità che a tratti toccava l'ascetismo. Hamas, più ancora della Jihad islamica palestinese, divenne nota per la strategia degli attentati suicidi, senz'altro favoriti dallo stato di disperazione della popolazione verso evoluzioni politiche soddisfacenti, ma anche da una abnegazione incrollabile verso la causa nazionale. Hamas tentò di far sì che la battaglia di liberazione della Palestina si concentrasse in terra palestinese, evitando di coinvolgere obbiettivi all'estero, e concentrandosi soprattutto contro soldati e coloni. Il gruppo Hamas, come la Jihad islamica palestinese, preferì rimanere fuori dall'O. L. P., pur cercando di evitare una guerra civile palestinese, e tentando invece di avviare rapporti costruttivi con le altre forze palestinesi. Hamas venne accusato frequentemente di terrorismo, tuttavia è ingiusto ridurre questa formazione ad una banda di terroristi. I palestinesi di Hamas hanno infatti realizzato una densissima rete di Stato sociale nella Striscia di Gaza ed in Cisgiordania, favorendo, nella loro opera di assistenza, soprattutto donne e bambini tra i più bisognosi. Hamas, è importante ricordarlo, derivò idealmente da una filiazione dei Fratelli mussulmani. Un'altra figura di riferimento ideale di Hamas fu il Muftì Hajj Amin El Husseini, colui il quale aveva ricevuto gli aiuti nazionalsocialisti e fascisti negli anni '30 e '40. Era stato anche frutto dell'opera di El Husseini, inoltre, l'esclusione finale della' idea dei "Due popoli due Stati" da parte del Partito Nazionale Fascista, nel passato non sempre netta (anche per infiltrazione di elementi legati a Jabotinsky). Per l'influenza di El Husseini, invece, lo stesso Mussolini si era espresso, dopo diverse riflessioni e prese di posizione, definitivamente contro la prospettiva di uno Stato ebraico sia in tutta sia in una parte della "piccola Palestina", per usare le parole con le quali egli si espresse sul "Popolo d'Italia" negli anni '30 (già nel 1920, comunque, sulla rivista "La vita italiana", Mussolini distingueva tra ebrei sionisti e non, considerando quelli sionisti "antipatriottici" rispetto all' Italia). Per Hamas questi avvenimenti non sono soltanto storia, ma idee vive, dato che il movimento anche nel XXI secolo rivendica tutta la Palestina storica. Intanto, rispetto alla storia palestinese, due avvenimenti avrebbero influito in particolare: la fine della guerra civile libanese con gli accordi di Taif del 1990 (nonostante alcuni strascichi successivi) e la caduta dell'Unione Sovietica del 1991.

     

    fine dell'ottava puntata-continua
     

    Antonella Ricciardi


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