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    Da Publicondor 30/95 -n.1

    di Punto Zenith on Novembre 13,2009

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    Articoli pubblicati negli anni '95-96 dall'Agenzia di stampa Publicondor in risposta all'inchiesta Salvini.

    Quando tutti i personaggi citati erano in vita ed in grado di rispondere alle nostre affermazioni.

     

    Da Publicondor 30/95 - n.1


    Sul numero 13/95 di PubliCondor, a proposito delle accuse a militanti di Avanguardia Nazionale, prima diffuse dalla stampa e poi contenute nella prima sentenza ordinanza del GI Guido Salvini, dicemmo: " ... Tutti temi sui quali torneremo nei prossimi numeri, non trascurando né tralasciando alcunché ... ". Nostra intenzione era anche indicare alcune irregolarità che reputavamo soggette a denunce e ricorso al Csm. Poi, dinnanzi alla proroga ottenuta dal giudice per una parte dell'Inchiesta, proroga "promossa" con mirate campagne di stampa, preferimmo rinviare la nostra risposta.

    Per due ottime ragioni. Non volevamo, secondo uno stile già dimostrato in passato, intervenire nel corso delle indagini con iniziative che potessero essere maliziosamente interpretate come tentativo di delegittimare a priori l'accusa, pur avendo più di una ragione per farlo. Pensammo, poi, che fosse prudente non far conoscere, data la strettissima interdipendenza tra la prima sentenza ordinanza e quella a venire, le prove contrarie ai cervellotici teoremi di Salvini per evitare che si operasse, da parte dell'accusa, una "correzione in corso d'opera". Come più volte accaduto in passato! Le recenti polemiche tra la Procura di Venezia ed il giudice Salvini hanno, però, messo in luce alcuni tra gli atti non formalmente corretti di questo magistrato. Il fatto ci induce a intervenire, pur continuando a mantenere la discrezione su parte delle nostre argomentazioni che contrastano l'accusa.

    Ma cosa è emerso dallo scontro che ha coinvolto la stessa Procura di Milano? E' proprio quest'ultima ad esprimere i rilievi più duri sull'operato del giudice. La Procura di Milano, infatti, nella persona del suo capo Saverio Borrelli, si è vista costretta a contestare la competenza di Salvini ad indagare. Il Pm Pomarici, più volte chiamato in causa dal giudice istruttore, ha affermato da parte sua il totale difetto di giurisdizione dello stesso giudice istruttore, per il fatto che abbia "operato in regime di proroga del codice abrogato per il reato associativo relativo alla organizzazione eversiva «La Fenice» estendendo tale proroga a reati del tutto diversi ". Sempre Pomarici, riferendosi ai giornalisti, ha detto: "Potrebbero evitare di prestarsi a infondate speculazioni di cui non comprendo le finalità ... ". E' da tempo che noi ci domandiamo quale sia il fine ultimo di certe inchieste che, più che far luce, creano una grande confusione teorizzando fantasiosi intrecci che contribuiscono solamente ad offuscare la verita nel solco di una deviazione complessiva che viene da lontano. Fu per questo che, non appena si ebbero le prime avvisaglie di questa ulteriore "opera storica", chiedemmo di essere ascoltati sia dalla Commissione Parlamentare sulle Stragi che da quella di Controllo sui Servizi Segreti. Per apportare quelle prove di cui abbiamo fatto cenno all'inizio e che ritenevamo potessero contribuire ad evitare la trappola di una tesi accusatoria che ha, negli stessi atti di molti procedimenti, numerose smentite categoriche e documentali. Come quelli presenti nell'inchiesta D'Ambrosio, a sproposito e con totale ignoranza richiamata dagli apologeti  di  Salvini (
    nota 1). Doveva apparire utile e logico, ai parlamentari delle suddette commissioni, ascoltare anche chi, tra quelli segnalati dal giudice istruttore come centrali alla trama da lui "ri-costruita ", dichiarava la propria disponibilità. Poteva servire, anche se limitatamente al contraddittorio delle tesi, per avere una visione più completa ed articolata. Ma non si ritenne opportuno "incontrarsi" con chi veniva accusato. Prevalse la sindrome dell'appestato, quella che genera la paura della "concessione" fatta all'eretico, anche se più volte assolto (nota 2).

    Altro che "par condicio"! E' la civiltà giuridica di questo "nuovo" che avanza: sei assolto,  ma rimani soggetto pericoloso e sottoposto a permanente custodia poliziesca.
    I Giraudo hanno licenza di girare chiedendo di te e sollecitando opinioni che possano maciullare la tua immagine. Ogni tuo movimento, anche banale, è indagato e costituisce implicitamente un sospetto ed una ipotesi di reato.

    Guai a trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Devi annotare quotidianamente i tuoi spostamenti per evitare che qualche giudice ossessionato da possibili "trame" possa sospettare di un tuo viaggio, di un tuo incontro. Sei costretto a subire pedinamenti e controlli. Anche con l'aiuto di qualche polizia privata.

    Senza poter reclamare né replicare. Senza canali attraverso i quali dichiarare pubblicamente la tua verità contro la menzogna di falsi perbenisti che, ufficialmente, cianciano di rispetto delle "regole" mentre in segreto continuano a sussurrare il comandamento di sempre: "gli eretici al rogo". E è proprio dall' osservatorio degli eretici che vogliamo raccontare, per quello cne conosciamo, il primo tempo dell'inchiesta Salvini. Iniziando con lo spendere qualche parola sulla personalità del giudice.

    Salvini nasce a Milano 1'11/12/1953. E' figlio d'arte. Anche il padre è stato giudice. Ha studiato a Milano, al liceo Manzoni di via Orazio 3, militando in formazioni dell'ultra sinistra. Ed è in questo liceo che, nel 1972, ha il primo incidente giudiziario conosciuto. Il professor Ferro Carmelo, preside del Manzoni, presentò un esposto contro alcuni studenti per aver impedito con la forza di togliere un manifesto sull'omicidio Calabresi. Nel testo del manifesto era riportata la seguente frase: " ... ma queste considerazioni non possono indurci a deplorare l'uccisione di Calabresi, un atto in cui gli sfruttati riconoscono la propria volontà di giustizia ". Sempre nell'esposto, il professor Ferro Carmelo denunciava che, all'atto di staccare il manifesto, " .. .la più tenace opposizione gli era venuta dal Salvini, dalla Todeschini e dallo Strozza ... ". Salvini venne incriminato per apologia di reato (proc. peno n. 3276 - 1972 - Rgpm - Milano). Difeso dall'avvocato Valerio Mazzola, fu prosciolto in istruttoria. Dopo questo episodio, continuò la sua militanza, e si dice, ma non è sicuro, che entrò a far parte del servizio d 'ordine di Lotta Continua. E' certo però che Salvini seguirà, anche in epoca recente, con "benevola attenzione" il processo contro Sofri (accusato dell' omicidio Calabresi dal Pm Pomarici). Di ciò si può trovare traccia nel verbale d'interrogatorio del  Delle Chiaie del 18/09/1992.
     

    Note:

    1) Quando fu pubblicato questo articolo, la richiesta di Delle Chiaie di essere ascoltato dalla Commissione Parlamentare di Inchista presieduta dall'on. Pellegrino non era stata ancora soddisfatta. Dopo ulteriori sollecitazioni Delle Chiaie fu sentito dalla Commissione  il 16/07/1997 e 22/07/1997 . Nel corso della audizione Delle Chiaie consegno' all'on.Pellegrino un fascicolo corredato di documenti che ne confermavano il contenuto.

    2) Audizione del dott. Gerardo D'Ambrosio alla Commissione Parlamentare d'inchiesta il 16/01/1997.

     

     

     


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