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    Da Publicondor 32/95 -n.3

    di Punto Zenith on Novembre 13,2009

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     La sequela di mandati di comparizione contro gli ex militanti di Avanguardia Nazionale, continuò nel 1994. Esattamente il 10/09/1994 fu recapitato al Delle Chiaie un nuovo avviso di procedimento con invito a comparire il 21 dello stesso mese dinanzi al giudice. L'imputazione era ancora quella prevista dall'articolo 306/cp.

    Delle Chiaie, il 16/09/1994, rispose con un fax del seguente tenore: "Con riferimento al mandato di comparizione del 7/09/1994, notificato il 10/09/1994, e tralasciando gli aspetti prescrizionali del reato contestato, Le confermo quanto già precisato in altra missiva e che cioè intendo avvalermi della facoltà di non rispondere, essendo disponibile soltanto a partecipare a confronti con le persone che mi accusano. Distinti saluti ".

    Il giudIce istruttore Salvini non ritenne di dover accedere alla richiesta. Questo reiterato rifiuto, da parte di Delle Chiaie, di rispondere al magistrato, se non in confronto con gli accusatori, si basava sull'esperienza dell'inutilita' di qualsivoglia difesa nella fase istruttoria. Soprattutto quando il contenuto dell' accusa è costituito, in massima parte, da "vecchi" teoremi che, per il fatto stesso di essere riproposti dopo aver già ricevuto smentite incontrovertibili nei giudizi dI merito, dimostrano la prevenzione accusatoria. Ancor più, quando detti teoremi vengono trattati come "novità" grazie all'apporto testimoniale di personaggi all'uopo riqualificati, come il massacratore del Circeo o il contrabbandiere del Mar. Utilizzando collaudate tecniche inquisitorie incentrate sulle dichiarazioni ad "anelli successivi" di questo genere di "pentiti".

    Tessendo una ragnatela di circostanze non vere, episodi dati per scontati, legami tra personaggi tra loro spesso perfino lontani, incontri mai avvenuti e tirando alla fine conclusIOni false e calunniose. Tutto senza una minima prova o riscontro, gettando sulle spalle dell' indiziato o imputato di turno, l'arduo compito di dimostrare la propria estraneità a fatti, spesso riconducibili a venticingue-trenta anni addietro. Con accuse spesso nemmeno contestate e lasciate nel tempo senza conferma, ma scritte a fare la storia infamante di chi non potrà mai più scrollarsi di dosso le conseguenze dello scellerato comportamento di qualche giudice. Determinando, infine, tra più inchieste e relative ordinanze, una circolarità di bugie sostenute sempre dai medesimi intrecci e dalle identiche ricostruzioni. Come, appunto, è accaduto tra l'inchiesta Salvini-Salvini e quella Mancuso-Grassi, quest'ultima riguardante il processo bis sulla strage alla stazione di Bologna. Numerosissimi addebiti formulati da Salvini furono, infatti, preannunciati dai giudici bolognesi. Così come identico era complessivamente il teorema accusatorio. La requisitoria di questo processo fu depositata il 5/07/1994 e firmata dal dotto Paolo Giovagnoli che l'aveva ereditata dall'ex Pm Mancuso, incaricato nel frattempo quale presidente di Corte di Assise. In verità questa requisitoria viene indicata comunemente come scritta da Mancuso e ciò emerge anche dalla polemica di Salvini verso i responsabili della fuga di notizie. Nel voluminoso fascicolo si leggevano, come già detto, tutti quei temi poi più ampiamente trattati da Salvini.

    Ivi compresi quelli che origineranno i mandati di comparizione agli ex militanti di Avanguardia Nazionale.

    Il 22/07/1994 fu inviata una memoria, accompagnata da una documentazione allegata, che contraddiceva le tesi dell'accusa. Il 3/08/1994, appena tredici giorni dopo, il giudice istruttore Grassi depositava la sentenza ordinanza che riproduceva in modo perfettamente sovrapponibile ed acritico le argomentazioni del Pm, ignorando "in toto" l'atto difensivo.

    Italo Mereu ha scritto " ... Come durante l'inquisizione. Il metodo è lo stesso. Sono cambiate solo le definizioni. Il sospetto ora si chiama indizio, l'inquisitore si è diviso in pubblico ministero e in giudice per le indagIni preliminari, la tortura è il carcere preventivo, l'eretico è il deviante, l'abiura è l'autocritica. Anche oggi per emettere un ordine di cattura (o di comparizione ndr) bastano indizi di colpevolezza affidati al libero convincimento dei nuovi inquisitori. Il sospetto è la sola base per iniziare qualunque azione penale. Di qui nasce l'inversione dell'onere della prova ".

    Nicola Quatrano, sostituto procuratore, da parte sua ha detto "... Il valore sembra essere il valore dell' inchiesta non il risultato che è, doverosamente, il processo. Tutto questo si traduce in un uso politico dell'azione penale, che il pubblico ministero lo voglia o meno ". Le osservazioni che riportiamo sembrano attagliarsi sufficientemente al caso che stiamo trattando. Come tenteremo di dimostrare, riprendendo, sul prossimo numero, a raccontare cronologicamente i tempi ed i modi dell'evoluzione processuale di Salvini.

     

     

     

     


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