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    Da Publicondor 01/96 -n.6

    di Punto Zenith on Novembre 16,2009

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     Sull'ultimo numero abbiamo indicato i "pilastri" dell'accusa del giudice Salvini. Ex militanti, alcuni già duri e puri ed istigatori in passato dI sommarie esecuzioni; ambigui soggetti a cavallo tra la via politica e quella del sottobosco dei servizi segreti; uno stupratore recidivo; qualche incallito contrabbandiere. A questo stuolo di più o meno "pentiti", si salda un diverso giro di nuovi collaboratori arruolati  dall' oramai famoso capitano del Ros, Massimo Giraudo, tra soggetti appartenenti alla "devianza" comune, dopo essere transitati in tempi lontani nell'area della cosiddetta "destra eversiva". Edgardo Bonazzi, arrestato per rapina e spaccio di droga (libero!); Giovanni Ferrorelli, accusato di omicidio, traffico internazionale dì armi, spaccio di stupefacentI (libero!); Graziano Gubbini, arrestato per spaccio di stupefacenti (libero!); Gianluigi Radice, incriminato per sequestro di persona, omicidio ed occultamento di cadavere (libero!).

    Ultimamente, pare nel mese dello scorso ottobre, alla lunga lista di collaboratori, largamente incompleta, si sarebbe aggiunto Pietro Battiston, ex appartenente al gruppo La Fenice di Milano. Costui, sempre secondo voci tuttavia non confermate, sarebbe stato arrestato in Venezuela, trasferito in Italia e, dopo l' "interrogatorio", riaccompagnato nella terra di Simon Bolivar. Se la circostanza fosse vera, costituirebbe un altro tra quei comportamenti difficilmente comprensibili e, comunque, in debito di una convincente spiegazione.

    Oltre questa nutrita schiera di "collaboratori ufficiali" che, ci teniamo a ripeterlo, è comunque decisamente parziale, vanno poi considerati quelli "ufficiosi". Come quel tal Giovanni Cipriani, giornalista dell'Unità e notissimo per essere un cultore delle "piste nere". Proprio a causa di questa sua "passione",  il 12/12/1995 è stato rinviato a giudizio per diffamazione nei confronti di Delle Chiaie. Cipriani, risulta dagli atti dell'inchiesta,  fu più volte sentito dal giudice Salvini. Fu lui a mettere il giudice istruttore sulle orme di un altro futuro pentito: Martino Siciliano. Nel verbale del 7/11/1991, fornendo spiegazioni su una confidenza ricevuta " da una persona ... che apparteneva ... ad una struttura militare dello Stato ... " dichiarava: " ... mi riservo di integrare la deposizione odierna sulla base di possibili futuri sviluppi del nostro lavoro ... ". E poi: " ... devo dire che stiamo lavorando anche su un' altra informazione ed anche in questo caso non intendo allo stato svelare la fonte che comunque non è legata ad ambienti di destra o persona degli apparati dello Stato, ma un ricercatore ... costui ci ha recentemente fatto sapere, e mi riferisco ai primi di ottobre, che sarebbe interessante fare una ricerca su un soggetto italiano legato all'estrema destra che attualmente vive in Francia e precisamente Toulouse. Secondo il nostro interlocutore, questo italiano era assai abile nella preparazione e nel confezionamento di esplosivi per attentati, e può aver avuto qualche parte nella preparazione degli ordigni usati il 12/12/1969. Mi riservo di fornire in merito ulteriori dati... ".

    Il 22 maggio 1992, Salvini incontra nuovamente Cipriani sottolineando " l'interesse dell'indicazione concernente il Siciliano Martino di cui alla deposizione resa in data 7/11/ 1991 ". Deposizione nella quale, però, il nome del Siciliano non appare,  per cui si deve dedurre che quella identità fu riferita fuori verbale. Il teste, nel corso di questa nuova testimonianza, dice: " Dal novembre 1991 ad oggi per molteplici impegni di lavoro né io né mio fratello abbiamo avuto modo di recarci in Francia. Mi riservo, appresa l'importanza dell'emergenza in corso di cercare di sviluppare il discorso ... ". E il discorso verrà "sviluppato" sfociando in una aggrovigliata inchiesta che pare contenere due diversi precisi obbiettivi: quello chiaramente esposto e che pretenderebbe affermare la menzogna storica di una sotterranea alleanza, negli anni sessanta-settanta, tra "fascisti" ed americani in nome di una santa alleanza anticomunista (su questo torneremo in un articolo a parte); l'altro ermetico, ma che è stato reso meno indecifrabile dalle anticipazioni giornalistiche sulla bozza della relazione sul terrorismo e le stragi del periodo '69-'84 presentata il 13/12/1995.

    Nella circostanza indicata, Il Presidente della Commissione bicamerale sulle stragi, il pidiessino on. Pellegrino, avrebbe detto: " Quella di piazza Fontana non fu una strage di Stato ". Il documento presentato, d'altra parte, concluderebbe affermando che " non sussistono, allo stato attuale delle acquisizioni, elementi che consentano di affermare che esponenti politici dell'area di governo siano rimasti coinvolti nelle varie trame eversive che caratterizzarono il periodo oggetto di esame ". Come si può facilmente dedurre, lo stragismo viene "ricondotto" alla iniziale versione che vuole fascisti, servizi "deviati", forze occulte e, questa la novità, la presenza della Cia come regista di un complotto permanente ed eversivo. Insomma, una strategia destabilizzante all'interno del Paese, ma stabilizzante in un imprecisato ordine internazionale. Come se il sistema politico che ha regnato in Italia per 45 anni avesse inseguito equilibri diversi da quelli dei suoi padroni d'oltre Oceano. In realtà questa forzatura serve a salvare ed assolvere definitivamente il sIstema politico italiano che ha dominato a partire dalla fine della guerra. Né deve stupire che questa ancora di salvataggio venga gettata proprio da un pidiessino e da un magistrato comunista. Perché quel sistema di potere visse grazie al consociativismo catto-comunista e fu proprio lo stragismo a fornire la linfa vitale per rafforzare quel collante antifascista indispensabile alle varie fasi del "compromesso storico". Alle "grandi intese" cosiddette antifasciste che da ogni strage ricevettero vigore e legittimazione.

    Ed, allora, non c'è da meravigliarsi se oggi, in nome di un antica alleanza, si decida dI mettere una pietra tombale sulle verità possibili, ma scomode e squalificanti per quel regime. Si impone la necessità di salvare l'antifascIsmo dinnanzi alla storia.  Ed ecco, quindi, gettato alla credulità dei cittadini un fantasioso teorema, non verificato né verificabile, che mette insieme organismi lontani (Cia) e pertanto non esposti a seri accertamenti; una miriade di personaggi, alcuni morti, altri irrintracciabili ed altri ancora già più volte criminalizzati e, perciò, vulnerabili a nuovi sospetti; una ragnatela d'intrecci degni dei migliori ideatori di gialli. Il tutto spregiudicatamente miscelato in un cocktail di calunnie e di menzogne per stabilire una verità ufficiale sulle stagioni dello scellerato e criminale stragismo. E chiudere in parità un bilancio politico tra vecchi soci, apparentemente scomparsi dallo scenario politico, ma invece ancora presenti ed attivi nel "mercato delle vacche", segretamente legati per vecchie complicità e reciproche omertà.

    Fu detto che "c'è un tempo per tirare le pietre e c'è un tempo per raccoglierle ". E c'è anche un tempo per la Verità. Ma non in questa nostra povera Patria dove quello della Verità è un tempo che sfuma in una ansiosa ed inutile speranza. Almeno per ora! 

     

     

     

     


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