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    Da Publicondor 04/96 -n.8

    di Punto Zenith on Novembre 16,2009

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     Dicevamo che per affrontare il fenomeno, oramai divenuto costume, della "fuga di notizie" non avremmo potuto sottrarci al rischio di essere noiosi e pedanti. Per meglio spiegare ai lettori le nefaste conseguenze di questo sistema che genera un incivile linciaggio. Come si ricorderà, il 27/01/1995, fu inviato agli indagati l'avviso di deposito in cancelleria degli atti processuali (PubliCondor 33/95). Delle Chiaie si recò a Milano con uno dei suoi difensori, l'avvocato Stefano Menicacci. In quell' occasione il giudice Salvini ebbe a lamentarsi con l'avvocato del fatto che Delle Chiaie lo avesse accusato quale responsabile della perforazione del segreto istruttorio. Come prova, consegnò al difensore di Delle Chiaie una fotocopia di un pezzo pubblicato, a firma di quest'ultimo, dalla "Spina nel Fianco", un periodico giovanile dell'area. Detto giornale era stato stampato nel gennaio '95 e distribuito agli inizi di febbraio e, perciò, l'articolo fu scritto prima del deposito deglI atti giudiziari e della uscita della Sentenza Ordinanza. Criticando il preconcetto applicato alle tesi accusatorie da alcuni magistrati, l'articolo sollevava la questione della diffusione anticipata, da parte della stampa, di notizIe contenute in atti coperti dal segreto istruttorio. Le parti evidenziate da Salvini, nella fotocopia consegnata all'avvocato Menicacci, erano due. La prima: " ... questi alcuni passaggi "teologici" della voluminosa inchiesta Salvini che malgrado anni di "duro lavoro ... "".  La seconda: "... e' sufficiente la Sentenza Ordinanza solitamente preceduta, per maggiore efficacia suggestiva, da una puntuale diffusione di "informazioni"  filtrate attraverso i mass-media, essendo questi lo strumento finalizzato alle "campagne" di diffamazione e di preparazione alla credibilità del teorema storico ... ".

    Alla lettura dell'intero testo sarebbe stato più ovvio domandarsi come fosse stato possibile, prima del deposito della Sentenza Ordinanza (posta a disposizione degli imputati solamente il 20/03/1995), anticipare le linee portanti del teorema accusatorio. Piuttosto che protestare per una legittima critica di chi era stato colpito da quelle "indiscrezioni". Sarebbe stato piu' consono all'etica professionale avviare, magari, un'inchiesta per colpire i responsabili della "fuga" o chiedere provvedimenti disciplinari nel confronti di quei colleghi che si fossero dimostrati autori della divulgazione di fatti ancora sotto segreto istruttorio. In realtà, l'articolo sulla "Spina nel Fianco" era indirizzato principalmente ai giudici di Bologna. Basti pensare al gravissimo episodio del giornalista dell'Unità, Gìovanni Cipriani (PubliCondor 2/96). Soltanto di sfuggita si citavano le "idee forza" dell'inchiesta Salvini. Si pensò, per rispondere alle critiche di Salvini, di inviargli una lettera per ribattere le immotivate proteste ed invitarlo, semmai, ad indagare sulle notizie che la stampa aveva già abbondantemente diffuso. Poi, riflettendo su altre iniziative similari, tutte risultate assolutamente inutili, si optò, così come stiamo tentando di fare, per parlare dalle colonne di questa agenzia in modo che, per lo meno, qualcuno in più potesse conoscere le nostre ragioni.

    Le anticipazioni dei giornali sulla istruttoria di Salvini, e non soltanto su quella già conclusa, non si contano. Non siamo in possesso di tutte le testate che contribuirono all'aggressione giudiziaria, ma quelle in nostro possesso bastano per poter ripetere che " ... è sufficiente la Sentenza Ordinanza solitamente preceduta, per maggiore efficacia suggestiva, da una puntuale diffusione di "informazioni"  filtrate attraverso i mass-media ... " per mettere alla gogna una persona e rendere inutile qualsiasi sua succcessiva assoluzione.

    Il 3 novembre del 1991, con ben tre anni e quattro mesi di anticipo sul deposito della Sentenza Ordinanza riguardante il primo troncone dell'inchiesta Salvini, "il Giornale", a pagina 5, pubblicava: "L'appello del giudice milanese Salvini che indaga sul ruolo di Ordine Nuovo Datemi tempo, ho una pista per Piazza Fontana". L'articolo, dettato come lo stesso titolo indica dalla necesssità di un'ulteriore proroga, ad un certo punto recita: " ... Ma qualcuno dice che il "grande testimone" potrebbe non aver mai messo piede in una cella. Dal dieci ottobre, il giudice Salvini aspetta una risposta alla sua richiesta di proroga delle indagini ... ". La proroga verrà (ed altre seguiranno ... ) e quel "qualcuno" si dimostrera essere stato bene al corrente delle segrete mosse del giudice. Tutto, infatti, fa pensare che il "grande testimone" che non aveva mai messo piede in cella fosse Martino Siciliano. E' il 7/11/1991 quando Cipriani, giornalista dell'Unità, "riferisce" al giudice Salvini di un " italiano assai abile nella preparazione e nel confezionamento di esplosivi per attentati" (PubliCondor 1/96). Quel Martino Siciliano che risulterà essere stato ricompensato in dollari. Il dottor Maggi, in un'intervista al Gazzettino del 2/11/1995, dirà che il capitano Giraudo gli aveva confidato "di aver fatto avere a Siciliano duecento milioni di lire per favorirne la collaborazione e consentirgli di rifarsi una vita".



    Ma una cosa non torna e rende ancora più grave ed inquietante la circostanza. Il verbale di Cipriani è del 7/11/1991, mentre il quotidiano che riporta la notizia è del 3/11/1991, quattro giorni prima della deposizione del giornalista comunista. Date troppo vicine per costituire una pura coincidenza ma, comunque, risultanti cronologicamente invertite rispetto agli atti processuali. A meno che la risposta non sia implicita nella introduzione al secondo verbale dì Cipriani, 22 maggio 1992, quando il giudice Salvini, prima del "colloquio", sottolinea al giornalista " l'interesse dell indicazione concernente il Siciliano Martino di cui alla deposizione resa in data 7/11/1991". E, dal momento che in questo verbale (in nostro possesso) del 7/11/1991 non risulta il nome del Siciliano, si può supporre che quel "nome" fu fatto in epoca precedente e fuori verbale. Così si spiegherebbe l'esattezza della notizia passata a "il Giornale" e si porrebbero, nel contempo, altri interrogativi su quella preveggente qualifica di "grande testimone" che "potrebbe non aver mai messo piede in una cella". Così come poi in effetti risulterà quattro anni dopo!

     

     

     


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