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    Da Publicondor 06/96 -n.10

    di Punto Zenith on Novembre 16,2009

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    Compiuto un rapido excursus sui tempi ed i modi dell'inchiesta Salvini, entriamo nel merito delle accuse rivolte, dalla Sentenza Ordinanza del 22/03/1995, agli ex militanti di Avanguardia Nazionale. A pagina 359 si parla di una presunta e fantomatica importazione di armi dalla Grecia. L'accusa verrebbe da Paolo  Pecoriello, definito dall' estensore come "... l'unico dissociato «storico» di Avanguardia Nazionale ... ". Dopo aver dissertato sull'operazione "manifesti cinesi" e su di un  " corso sull'uso degli esplosivi tenuto a Roma in una sede di Avanguardia Nazionale da un francese di nome Jean... " (sull'una e sull'altro torneremo a parte), Pecoriello rivela  " l'importazione, nel 1968, di due ingenti carichi di armi dalla Grecia all'Italia ... " A pagina 367, si riporta un brano dell'interrogatorio a Pecoriello che testualmente dice: " ... Si trattò di due carichi di armi provenienti dalla Grecia e sbarcati in Puglia. In merito a questi so soltanto quello che mi è stato detto da quella persona. Non so quindi di che armi si trattasse. Certo è che parte di queste furono portate a Roma. Confermo che i carichi di armi giunsero in Italia nel 1968. Me ne fu parlato il giorno dopo del trasporto delle armi stesse ... ".
    Segue il magistrato che aggiunge: " ... quella persona che aveva parlato dell'episodio a Paolo Pecoriello nell'immediatezza del fatto avendovi partecipato di persona, è stata inizialmente indicata dal testimone come un suo collega di lavoro a Roma ... Una volta superate comprensibili titubanze ... il testimone la ha indicata in Roberto Palotto ... ". Il capitolo "sull'importazione" così conclude: " ... Ne consegue quindi, senza la necessità di una specifica trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica di Roma, che, derubricata l'ipotesi di reato di cui all'articolo 306, I comma, c.p. in quella di cui al II comma, i reati di partecipazione a banda armata e quelli connessi all'importazioone di armi dalla Grecia ascritti all'indiziato devono essere dichiarati estinti per intervenuta prescrizione ... ". Quindi, traducendo in volgare, Palotto ha realizzato in prima persona questo "traffico" di armi, ma per il tempo trascorso non può essere perseguito.

    Ma chi ha detto all'inquirente che Palotto trasportò le armi? Dove è andata a finire quella promesssa del magistrato che a pagina 48 assicurava che: "raramente, infatti, un'affermazione concernente una circostanza importante per il processo è rimasta isolata"? Qui non solo manca un "obbiettivo elemento di riscontro" (pag. 48), non c'è nemmeno "l'affermazione del fatto contestato". Infatti, nel verbale del 25/10/1992,  Paolo Pecoriello, quando appunto supera le "comprensibili titubanze e rivela il nome del suo collega di lavoro a Roma", dichiara: "... Questo episodio (lo sbarco di armi in Puglia n.d.r.) avvenne nella seconda metà del 1968 dopo il famoso viaggio in Grecia di numerosi appartenenti ad Avanguardia Nazionale, che avvenne nella primavera del 1968. A parlarmene posso dire che fu Roberto Palotto che era uno di quelli che avevano partecipato al viaggio in Grecia ... " .  Dunque Pecoriello afferma di avere appreso il fatto da Palotto e che questi era uno dei partecipanti al viaggio della primavera del '68 in Grecia. Non accenna minimamente ad una eventuale partecipazione del Palotto al trasporto incriminato. Ed, allora, cosa ha indotto il giudice milanese a formulare un reato, e poi prescriverlo, quando nessuno ha affermato essere stato commesso da Palotto?

    Vediamo, a questo punto, chi è Pecoriello. Aderente ad Avanguardia Nazionale nei primi anni sessanta, ben presto si allontana dalla Capitale per trovare lavoro altrove. E' lui stesso a confermarlo: " ... Ho abitato a Roma fino al '64, quindi per un anno andai a Livorno, poi tornai a Roma per alcuni mesi, poi girai parecchio l'Italia (sono stato a Terni, a Benevento ecc.). Dal '68 al '69 ho abitato a Reggio Emilia. Dal '70 in poi ho risieduto a Livorno in quanto avevo vinto un concorso alle Poste" (verbale del 17/12/1991 a Salvini e Grassi). Dopo il trasferimento da Roma, Pecoriello fu allontanato dall'attività militante di Avanguardia Nazionale per aver preso contatti con gruppi ritenuti pericolosi ed infiltrati. Nel 1969 è arrestato a Reggio Emilia per la detenzione di una pistola. Da un commissario di Reggio Emilia gli viene proposto, in cambio dell'impunità, di recarsi a Roma per tentare di "incastrare" Delle Chiaie.  Nell'udienza del 6/10/1988, nel processo di Catanzaro contro Delle Chiaie per la strage di Piazza Fontana, dichiara: " ... io andai a Roma perché il commissario di Reggio Emilia mi chiese di sapere se gli attentati di Roma erano o meno attentati di Avanguardia Nazionale ... ". Nel 1974, arrestato per fatti che nulla avevano a che vedere con Avanguardia Nazionale, scrive un "memoriale" gravido di accuse. Sempre a Catanzaro, nella già citata udienza, precisa: " ... Prendo visione del memoriale... che inizia «su esplicita richiesta del  G..I. Violante» e termina con le parole «il loro obbiettivo»... non nego di averlo scritto io anche se fu compilato in un momento di condizionamento psicologico ... Prendo atto di aver confermato il contenuto al G.I. di Catanzaro ma ora sotto il vincolo del giuramento rinnego il contenuto del memoriale ... Dal '65 in poi a Roma non sono più stato ... Queste cose e altro che scrissi le scrissi perché ritenevo l'unico modo per tirarmi fuori da un'inchiesta condotta da un magistrato comunista ... ".

    Che aggiunqere? questi sono i fatti che hanno indotto Salvini ad incriminare, sul punto, Roberto Palotto: una "libera interpretazione" di quanto genericamente detto da Pecoriello. Un Pecoriello che, dal canto suo, ha replicato in parte quel ruolo che già aveva sperimentato con un altro magistrato "comunista".

     

     

     


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