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    Da Publicondor 07/96 -n.11

    di Punto Zenith on Novembre 16,2009

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    Nell'articolo precedente abbiamo dimostrato come si possa manipolare l'interpretazione di una dichiarazione neutra e prospettarla come prova di un inesistente reato. Lo stesso metodo è applicato a proposito della "famosa" operazione manifesti cinesi. In assenza di argomenti seri e fondati, l' acccusa usa questo episodio per accreditare un supposto ed impossibile rapporto tra Avanguardia Nazionale ed il Mistero dell'Interno. Il senatore Pellegrino, pidiessino, nella sua proposta di relazione alla Commissione da lui presieduta, così si esprime: "I rapporti di Avanguardia Nazionale ... con l'ufficio affari riservati ... hanno origini risalenti ai primi anni sessanta, quando l'area di AN, tramite il giornalista Mario Tedeschi, fu coinvolta dall'ufficio affari riservati del Ministero dell'Interno nell'attività di affissione dei manifesti cinesi ... ". Questa versione è ribadita a pagina 74 di un libello dato alle stampe, e quindi reso pubblico, all'inizio di quest' anno. Pubblicazione che riporta quasi integralmente la relazione destinata alla commissione sulle stragi ed ancora non discussa dai suoi componenti. Prudenza e rispetto dell' organo presieduto dovevano consigliare se non il segreto, almeno la riserva e la discrezione fino ad un accertamento serio ed obbiettivo dei fatti narrati. Ma questa è la caratura dei "responsabili" presenti nelle nostre istituzioni e, quindi, non si può che prendere atto della utilizzazione strumentale che essi fanno del ruolo al quale sono chiamati. Sorvolando, perciò, questa ulteriore dimostrazione di becero ed arrogante uso del potere, vediamo se l'affermazione del senatore trova un minimo di riscontro nella realtà o negli atti processuali, così come viene invece categoricamente prospettato dagli interessati e menzogneri "ricostruttori storici". Le fonti ultime del senatore Pellegrino sarebbero, a suo dire, le ordinanze di Grassi (Bologna) e Salvini (Milano). In realtà all'origine di questo "adattamento" è il verbale di Vinciguerra del 30/05/1992 rilasciato a Guido Salvini, presente il brigadiere della Guardia di Finanza, Antonio Russo. Sarà Milano a trasferire, poi, le dichiarazioni a Bologna. Quindi non è consentito citare le due ordinanze come una riscontro dell'altra. Anche questo è un falso. E' il solito gioco delle tre carte, squallido e disonesto. Ci rifaremo, pertanto, unicamente a quanto riferito nella Sentenza Ordinanza di Salvini che, oramai, può considerarsi la "madre di tutte le sentenze". A pagina 355-356 la sentenza di Salvini dice: " La strategia della tensione è infatti iniziata, secondo Vinciguerra, con l'operazione "manifesti cinesi", realizzata mediante l'affissione in molte città d'Italia, a metà degli anni sessanta, di manifesti firmati da gruppetti inesistenti e inneggianti a Mao Tse Tung e contenenti slogans di discredito nei confronti del Partito Comunista Italiano". Le afferrmazioni di Vinciguerra, alle quali fa riferimento questo brano della sentenza, sono quelle, come abbiamo già detto, del 30/05/1992: " Indico in questa operazione (nota Ufficio: l'operazione manifesti cinesi) il primo momento concreto dell' avvio della strategia della tensione, che deve quindi essere anticipata ai primi anni sessanta e non, come erroneamente si fa, fissata al maggio del 1965,  data di svolgimento del convegno Pollio ... Dell'operazione manifesti cinesi venni direttamente a conoscenza da Stefano Delle Chiaie a seguito dell'intervista apparsa nel 1974 fatta a Robert Leroy da un giornalista dell'Europeo ... Delle Chiaie si preoccupò di smentire parzialmente le responsabilità di AN in questa operazione, negando il collegamento consapevole fra Avanguardia e l'ufficio affari riservati del Ministero dell' Interno che ne era stato l'organizzatore... Delle Chiaie mi racccontò che ad affidargli l'incarico di affiggere i manifesti cinesi era stato Mario Tedeschi, direttore de "il Borghese" ... il Delle Chiaie confermò la responsabilità di Federico D'Amato dicendomi che a rivelargliela era stato il dirigente dell'ufficio politico di Roma, tale D'Agostino, a seguito del fermo e dell'immediato rilascio di alcuni giovani di Avanguardia che erano stati fermati mentre affiggevano i manifesti... il Delle Chiaie concluse il suo racconto affermando che, appresa la verità e preso atto che era stato ingannato da Mario Tedeschi, si era distaccato da questo tipo di operazioni ... ".

    Come è facile rilevare, da questo testo si evince che:

    - a parlare dei manifesti cinesi fu lo stesso Delle Chiaie;

    - Delle Chiaie negò il collegamento con il ministero dell'Interno;

    - l'ideatore dell'operazione era stato Mario Tedeschi;

    - tale D'Agostino, dirigente dell'ufficio politico di Roma, aveva rivelato la responsabilità di
    Federico D'Amato;

    - Delle Chiaie disse che "appresa la verità e preso atto che era stato ingannato da Mario Tedeschi, si era distaccato da questo tipo di operazioni ... ".

    Non essendovi altre versioni in proposito, rimane soltanto quella di Vinciguerra. E questa non avalla certo la tesi sostenuta dal magistrato, ma afferma esattamente l'opposto: scoperto l'occulto manovratore, Avanguardia Nazionale interruppe i rapporti con Tedeschi. Che più? Basterebbe questo per chiedersi come è mai possibile contrabbandare questa, che in sostanza e' una smentita ad un qualsiasi connubio di AN con il Ministero dell'Interno, addirittura come una prova del contrario. Ma procediamo e soffermiamoci un tantino sulle maliziose correzioni del teste e la spregiudicatezza di chi da queste dichiarazioni che escludono trae invece supporto per accusare. E' esatto che Delle Chiaie, in Spagna, parlò dell'episodio, ma non nella circostanza descritta né nei termini ambigui poi riferiti. Forse le inesattezze sono dovute ad una sopravvenuta "confusione mentale" causata da un pizzico di astio o dovuta, nel migliore dei casi, al tempo trascorso. Su questo episodio e su altri ci si tornò più volte in Spagna quando si azzardavano analisi per capire che cosa fosse effettivamente accaduto in Italia, soprattutto nell'area. O quando giungevano gli echi di calunnie ed infamie che, allora, indignavano anche Vinciguerra. Non fu mai un racconto "riservato" o rivolto ad una sola persona, ma pubblico e finalizzato alla ricerca di una spiegazione su comportamenti ed atti difficilmente decifrabili in quel momento, quando tanti nomi e "trame", oggi appannaggio di tutti, apparivano ignoti e misteriosi.

    Tornando alla sentenza, malgrado la mancanza di una precisa accusa, che come abbiamo constatato manca nel verbale di Vinciguerra, il giudice annota:  " Dal contesto in cui è nata l'operazione manifesti cinesi risulta che, almeno sino alla fine degli anni sessanta, testimonianze pur di carattere più generico (figurarsi di quanta credibilità se ancora più generiche di quelle di Vìnciguerra ndr) Avanguardia Nazionale era più legata all'ufficio affari rIservati, e cioè ai servizi d'informazione del ministero dell'Interno". (Sentenza Ordinanza pag. 358). E qui il magistrato si supera e chiama a testimone Gaetano Orlando il quale " ... ha ricordato di avere partecipato, a Madrid intorno al 1975, nella sede di un circolo culturale, ad una riunione cui erano presenti, fra gli altri, il dottor Federico Umberto D'Amato, Stefano Delle Chiaie e Guerin Serac ... " (Sentenza Ordinanza pag. 358). E con questo si raggiunge il fondo della decenza e della irresponsabilità. Come è possibile dare credito ad una simile fandonia. Come può un giudice, con tanta superficialità, dare per certa una circostanza di per sé tanto assurda e nemmeno lontanamente verificata? Sono questi i comportamenti che il CSM dovrebbe prendere in considerazione. Ma questo sarebbe normale in un Paese serio! Non certo nel nostro dove, come vedremo nel prossimo articolo, è possibile codificare la menzogna contro ogni più solare evidenza.

     

     

     

     


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