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    Da Publicondor 08/96 -n.12

    di Punto Zenith on Novembre 16,2009

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    La settimana scorsa, nel nostro peregrinare tra i meandri di una giustizia malata e di una serie di comportamenti privi di qualsiasi stile, specchio della decadenza nella quale siamo immersi, c'eravamo imbattuti nel testimone Gaetano Orlando. Costui, ex contrabbandiere ed ex braccio destro del partigiano Fumagalli, fu ascoltato ripetutamente dai giudici di Milano e di Bologna. Il 2/08/1993, presso la propria abitazione, al pubblico ministero Mancuso ed al giudice istruttore Grassi così dichiarò: " ... Ho appreso che in occasione di questo viaggio in Spagna, l'allora ministro Cossiga ebbe un incontro con Stefano Delle Chiaie. Ciò veniva detto da persone di quell'ambiente quali il Pagliai (assassinato nel 1982 n.d.r.), il Cicuttini (latitante n.d.r.), il maggiore De Rosa (deceduto alla fine degli anni '80 n.d.r.) ... In Spagna non ci furono solo incontri con politici da parte di Delle Chiaie. Ricordo anche delle riunioni. Ho partecipato ad alcune di esse e ne ricordo una in particolare, durante la quale mi venne presentato Federico Umberto D'Amato. Oltre a me e il Delle Chiaie e D'Amato, a questa riunione prese parte circa una trentina di persone, cileni, francesi, argentini ed italiani, oltre che degli spagnoli che facevano gli onori di casa... Alla riunione parteciparono anche varie signore, una delle quali era accompagnata al D'Amato... ho conosciuto Guerin Serac, persona che ho visto un paio di volte e che prese parte alla riunione col Delle Chiaie e il D'Amato di cui ho parlato prima ... ".

    Insomma una riunione di "massa", un vero e proprio ricevimento con signore, personaggi di differenti nazionalità (chi erano?), ivi compresi italianI (chi erano?). E Delle Chiaie lì, gomito a gomito con D'Amato. La sentenza non ci dice di verifiche  effettuate. Delle Chiaie era latitante, certamente all'epoca aveva tutto l'interesse a passare inosservato e, poi, avendo sempre negato, prima e dopo, di conoscere D'Amato, è mai possibile che scegliesse "un'adunata oceanica" per incontrarlo? Non poteva vederlo in maniera piu' discreta? E perché farsi accompagnare da Orlando che, certamente, non nutriva nei suoi confronti grande "simpatia" dal momento che fu proprio Delle Chiaie a sottoporlo ad interrogatorio per fargli rivelare i nomi dei provocatori in Italia? Tutte domande alle quali i giudici non sentIrono l'obbligo di trovare risposta. Eppure potevano farlo facilmente. I personaggi all'epoca rifugiati in Spagna erano numerosi e molti di loro, la quasi totalità, sono oggI liberi in Italia. Si potevano interrogare. Si poteva sentire D'Amato e, perché no, l'onorevole Cossiga. Lo stesso Vinciguerra, oramai compenetrato nel ruolo di "storico" dell' area, avrebbe potuto dichiarare su questo "incontro" mai avvenuto e che costituisce una tra le tante "trovate" di Orlando nel contesto della sua inverosimile, ma utile per l'accusa, linea difensiva. E, invece, nulla di tutto questo! La parola di Orlando è quella di un "galantuomo"! Perché affannarsi oltre? Ma la vera ragione per cui si è preferito evitare oculatamente l'indagine è chiara: era indispensabile avvalorare la menzogna per alimentare il sospetto. Non si poteva rischiare di vanificare, in difetto di seri argomenti, la possibilità di utilizzare in sentenza questo falso. Soprattutto dopo che Orlando aveva dato mostra di indecisione. Infatti, sottoposto a registrazione fonografica per riassumere le sue numerose dichiarazioni, esita, non ricorda esattamente quello da lui detto precedentemente, diviene inaffidabile. Quando arriva a D'Amato, perde colpi ed il giudice prudentemente non insiste e cambia argomento.

    Riportiamo, per i nostri lettori, il colloquio letterale tra i giudici Salvini e Grassi con Orlando. (I puntini sospensivi fanno parte della trascrizione ufficiale n.d.r.).

    Grassi: Ho capito. Senta, ha sentito parlare di rapporti tra Stefano Delle Chiaie e il Ministero degli Interni?

    Orlando:  Si sapeva ... se ne parlava si diceva questo. Poi se fossero vere come ... a che livello, non lo so.

    Grassi: Di rapporti fra Delle Chiaie e Federico Umberto D'Amato?

    Orlando: Anche

    Grassi: In che termini?

    Orlando: Ma adesso non so se sia quello che è venuto. Una volta c'è stata una riunione a Madrid dove è venuto sto Amato, non so se era lui, comunque è stato presentato come tale.

    Grassi: Di che riunione si trattava?

    Orlando: Era stata ... era stata organizzata dal... Don Blas Pignar, che allora era esponente della destra ... e si è tenuta in piazza Lavapier ... non so di chi fosse Il locale, com'era ... si c'è stata una riunione dove c'era parecchia gente.

    Grassi: Lei presenziava o ne ha solo ...

    Orlando: io son stato ... alcuni... che la quale diciamo ... una delle riunioni dove c'era ... praticamente esponenti del luogo ... spagnoli. C'era ...

    Grassi: E a questa riunione era presente anche ...

    Orlando: Ah bé è stato presentato D'Amato.

    Grassi: D'Amato. E c'era anche Stefano Delle Chiaie?

    Orlando: C'era Stefano Delle Chiaie.

    Grassi: C'era anche Stefano Delle Chiaie.

    Orlando: C'erano anche ... altri personaggi di fuori, non solo italiani.

    Grassi: Ho capito. (Il giudice, a questo punto, abbandona l'argomento D'Amato n.d.r.).

    E' inutile sottolineare la profonda diversità tra la precisione dei riferimenti e la proprietà di liguaggio di cui l'Orlando fa sfoggio nella verbalizzazione del 2/08/1993 e l'approssimazione dei fatti e la rozzezza espressiva con le quali si esprime, invece, quando il suo dire non è filtrato da terzI.

    Quello che ci interessa porre in evidenza è come una calunnia, passata per fatto storico, poggi in realtà su una accusa (Vinciguerra) che non è stata pronunciata e su "rivelazioni" prive di riscontri inventate da un teste illogico, esitante e mendace. Ma non è tutto! La menzogna è stata codificata a monte. L'inganno originario è di presentare la faccenda dei "manifesti cinesi" come scoperta, per la prima volta, grazie alle confidenze di Vinciguerra. Nulla di più falso e deviante! Delle Chiaie ne aveva già parlato, molti anni addietro, in una sua intervista alla stampa. Non solo, l'aveva riproposta, spontaneamente e senza alcun sollecito, dinnanzi ad un organo istituzionale: quella stessa Commissione parlamentare sulle stragi di cui è Presidente il senatore Pellegrino. Nella seduta del 9 aprile 1987, cinque anni prima del verbale di Vinciguerra. La trascrizione parziale di quella audizione (che contiene la parte che interessa qui) è agli atti del processo che subì Delle Chiaie a Catanzaro per la strage di Piazza Fontana. In quella seduta, che durò più di sette ore, furono trattate molte delle questioni che verranno, poi, riciclate come novità dette da altri. Né si può opporre che Delle Chiaie non abbia chiesto al senatore Pellegrino l'acquisizione completa di quel documento. Con una raccomandata RR, del 7/04/1995, inviata al Presidente della Commissione diceva infatti:

    "Egregio senatore, recentemente la stampa, nel riportare la Sua intervista, ha annunciato la prossima stesura di un documento conclusivo dei lavori della Commissione da Lei presieduta. Per una completezza di analisi, credo che l' acquisizione delle dichiarazioni da me rilasciate nell' 87 dinanzi alla stessa Commissione, presieduta allora dall' onorevole Bianco, possa contribuire a stabilire definitivamente la estraneità mia e di Avanguardia Nazionale al criminale fenomeno stragista ed a qualsiasi connubio o contiguità con apparati dello Stato o strutture parallele, siano esse Gladio 1 o Gladio 2 ".

    L'esimio senatore fece orecchie da mercante. Ed oggi sappiamo perché. Era fondamentale prospettare l'operazione "manifesti cinesi" come un fatto nascosto da Delle Chiaie, per renderlo di per se sospetto e rivelatore di occulte complicità. Ma cosa disse Delle Chiaie nella seduta del 9 aprile 1987? A pagina 000 134 della trascrizione leggiamo: " ... nel 1965 venne da noi un camerata, Giuseppe, meglio Pino Bonanni di Ceccano, il quale ci espose l'iniziativa di diffondere circolari e manifesti che attaccavano il revisionismo sovietico e confermavano la linea stalinista. Questo doveva servire per creare una frattura all'interno del Pci. Si era a cavallo fra il 1965 e il 1966, alla vigilia dell'autoscioglimento di cui parlavo questa mattina. Valutammo la situazione, la possibilità e l'interesse che potevamo avere per una azione politica di questo genere e accettammo. Ci fu un primo manifesto con il busto di Stalin (e non Mao n.d.r.), in cui si diceva: «No al revisionismo sovietico. Viva Stalin». Successivamente ce ne furono altri, finché si verificò un incidente, il giorno dopo la veglia per il Vietnam all' Adriano. Non ricordo esattamente il giorno, ma durante la veglia ci furono degli incidenti, fu fermato un camerata che fu interrogato .... avevano individuato la sua auto nella zona ... sostenne che l'auto l'aveva prestata a un suo cugino. La cosa non rispondeva al vero. Allora io accompagnai questo camerata all'ufficio politico ... rilasciai una deposizione, sostenendo che l'auto era stata prestata a me (deve risultare anche la denunzia per questo fatto). Durante la deposizione, il dottor Mazza  (e non il dottor D'Agostino n.d.r.) che era allora il capo del settore di destra dell'Ufficio politico si congratulò per l'operazione dei manifesti cinesi... io negai e, tornato in sede, mi consultai con i camerati, riferii il fatto ... Fino a quel momento avevamo saputo da Bonanni che era una iniziativa di un gruppo di camerati che dopo la seconda guerra mondiale erano rimasti in contatto tra di loro ... Chiamammo Bonanni... Pino Bonanni, prima che potessimo parlare, per telefono disse che Mario Tedeschi era l'ideatore di questa operazione ... Il giorno dopo andammo da Bonanni a Ceccano, per chiedergli spiegazioni. Il Bonanni ci disse che il gruppo era rappresentato da una struttura nata dopo la seconda guerra mondiale, della quale facevano parte alcuni camerati ed alcuni partigiani bianchi... Allora il Bonanni ci spiegò di questa struttura, che l'operazione era finanziata dalla Cia e che passava attraverso il ministero degli Interni. Capimmo, quindi, quale era il giro che aveva motivato l'operazione manifesti cinesi ... Ci fu una rottura totale e completa e iniziarono gli attacchi di Tedeschi nei nostri confronti ... ".

    Questa storia, come gia ricordato, fu raccontata da Delle Chiaie in epoca non sospetta e quando i personaggi citati erano tutti vivi e, pertanto, era possibile confermare o smentire quanto da lui dichiarato. Delle Chiaie, nel corso di quella stessa seduta, chiese confronti e verifiche. Allora, come di rito, non si volle accertare quanto era ancora accertabile. Comodo e falso, oggi, ignorare quella dichiarazione e contrabbandare tardivamente altre come rivelazioni dell'ultima ora. Ecco come si codifica una menzogna contro ogni più solare evidenza. Ma noi non ci stiamo. Noi sfidiamo giudici, politici e chiunque sia affetto da "nanismo morale" a dimostrare documentalmente un pur minimo atto di contiguità o complicità della ex Avanguardia Nazionale con un qualsivoglia organismo dello Stato, sia esso il ministero dell'Interno o altro italico "servizio". Abbiamo, più volte, querelato giornalisti e giornali ricevendo ampia soddisfazione. Lo abbiamo fatto anche nei riguardi di Giannettini e Labruna, ma stranamente non c'è stato, a tutt'oggi, alcun seguito. E non per nostra negligenza! Ripetiamo quanto più volte dichiarato fuori e dentro le aule giudiziarie: chiunque accusi An di collaborazione con i servizi è un mascalzone, in mala fede e servo di qualche inconfessabile manovra. Se qualcuno si reputasse offeso da questa nostra affermazione, ci quereli dando, come noi abbiamo sempre fatto, ampia facoltà di prova. Se no taccia definitivamente e cessi di gettare fango e seminare disinformazione. Perché non è così, egregio senatore Pellegrino, che si scrive la Storia. Né si fa "luce sulle stragi". Tutt'al più si vendono libri.

     

     

     


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