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    Da Publicondor 09/96 -n.13

    di Punto Zenith on Novembre 16,2009

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    Nel precedente scritto, negando qualsivoglia "vicinanza" di Avanguardia Nazionale col Ministero dell'Interno, sfidavamo gli accusatori a provare documentalmente il contrario. In attesa che ciò accada, cosa di cui dubitiamo, forniamo noi qualche dato per far capire da quale parte è la verità. Non staremo a riproporre tutte le argomentazioni e le numerose prove prodotte nei vari processi, che hanno già smentito radicalmente la calunnia, ma ci limiteremo ad una veloce carrellata di episodi che stanno lì a dimostrare l'esatto opposto di quanto sostenuto da Salvini e company.  Perché sono i fatti che contano e non le elucubrazioni di qualche "ottuso" magistrato o di testi inquinati da meschine astiosità personali o da vantaggiosi compensi giudiziari.

    Si è visto come a partire dalle dichiarazioni di Vinciguerra, che non afferma quello che il giudice gli attribuisce, si sia imbastita la truffa ideologica che vorrebbe un rapporto di complicità tra Avanguardia Nazionale e il Ministero dell'Interno. Truffa che viene, poi, avallata da Orlando, con affermazioni deliranti e mendaci. In realtà, però, la calunnia viene da più lontano: dalle voci, dai pettegolezzi, dalle velenose bugie di un ambiente in decomposizione morale che diventa, nello stessso tempo, bersaglio e motore dell'intossicazione.  E' da questo groviglio di dicitur che prese le mosse l'opera dei servizi che utilizzarono un plotone di pennivendoli quali utili idioti disponibili ad organizzare campagne di amplificazione e di vera e propria aggressione. Vediamo succintamente come questo accadde.

    Cominciamo dal 1968. Nel dicembre di quell'anno si verificarono, a Roma,  alcuni attentati ai distributori di benzina.  Furono eseguiti fermi tra gli ex appartenenti ad Avanguardia Nazionale che si era sciolta spontaneamente qualche anno prima.  Funzionari dell'ufficio politico, agli ordini del ministero dell'Interno, tentarono di "convincere" alcuni tra i fermati ad accusare l'ex vertice di AN. Furono avanzate offerte di lavoro e di denaro a Palotto, Ghiacci, Sandro Pisano, Carmelo Palladino ed Alfredo Sestili. Alcuni di questi rilasciarono dichiarazioni scritte sulle sollecitazioni ricevute. Sandro Pisano il 14/07/1988, davanti alla Corte di Assise di Catanzaro, nel processo per la strage di Piazza Fontana, dichiarò: " Rilasciai a Delle Chiaie un'attestazione scritta con la quale rivelavo delle pressioni esercitate su di me dalla Questura affinché rilasciassi dichiarazioni sfavorevoli a Delle Chiaie ... La mia paura fu determinata dal fatto che il mio interrogatorio fu preceduto da una perquisizione a casa mia e tutti i miei famigliari restarono intimiditi in quanto fu minacciato il fermo di mio padre e mio fratello ... restammo intimiditi dal modo di operare della polizia che spintonò mia sorella, danneggiò mobili, picconarono le pareti del palazzo alla ricerca di nascondigli ... Non so se la polizia avesse mandato ... Non ricordo se nella dichiarazione lasciata a Delle Chiaie parlai di offerta di denaro: se ne parlai vuol dire che l'offerta c'è stata ... ".

    Il dottor Lazzarini, nel 1968 funzionario dell'ufficio politico, sempre nel corso dello stesso processo, nell'udienza del 13/07/1988, dichiarò: " ... Vi era sicuramente all'epoca una tensione tra il dottor Improta (funzionario dell'ufficio politico n.d.r.) ed il Delle Chiaie ... non sono in grado di dire se tra le ragioni di questa tensione vi fosse la protesta di Delle Chiaie perché il dottor Improta adoperava verso alcuni testimoni sistemi di imposizioni per ottenere dichiarazioni contrarie nei confronti dell'imputato (Delle Chiaie n.d.r.)".

    Anche Sestili fece una relazione sulle pressioni subite. Nella seconda metà di dicembre 1968, egli chiese un incontro che si tenne il 21/12 nella trattoria "La Pergola". Il Sestili in presenza di due testimoni, l'ingegner Frasca e il dottor Oliviero, raccontò di essere stato portato in Questura (si scoprirà in seguito che vi si recò spontaneamente essendo già all'epoca un confidente della polizia) dove gli era stata dettata una versione da sottoscrivere. Non riuscendo, però, a memorizzare con esattezza i vari particolari del racconto che avrebbe dovuto riferire al magistrato, si convenne di semplificare il contenuto della "deposizione". Come conseguenza di questo atto illegale, furono rinviati a giudizio Palotto, Ghiacci e Delle Chiaie. Condannati in primo grado, i tre saranno assolti in appello, quando si scopriranno i falsi utilizzati per consentire l'incriminazione. Attorno a Sestili si sviluppera una lunga vicenda costellata di accuse, ritrattazioni, ricoveri in cliniche per malattie mentali. Soltanto il 20/02/1990, a Catanzaro, dirà di non ricordare nulla essendo stato sottoposto a lunghe cure psichiatriche.

    Passiamo ora al 1969, l'anno della criminale strage di Piazza Fontana. Un articolato meccanismo che va dai servizi e, attraverso l'agente "Zeta" Giannettini, arriva a personaggi come Pozzan e Ventura, diede vita ad un diabolico disegno. Veline false, dichiarazioni "guidate" e mendaci, fughe protette e morti misteriose trascineranno per anni un'inchiesta che sfocera', nel 1982, in nuovi mandati di cattura per la strage alla Banca dell' Agricoltura. Il processo si svolgerà tra il 1988 e il 1989 e farà emergere, con tutta evidenza, il teorema ideato e costruito per criminalizzare Avanguardia Nazionale. Per quello che in questo momento ci interessa, cioé, i pretesi rapporti di Avanguardia Nazionale col Ministero dell'Interno o con altri servizi dello Stato, la sentenza assolutoria (richiesta in appello dallo stesso Pg), dopo una lunga e puntigliosa indagine processuale, così recita:

    «Ritenere che il Sid abbia protetto Delle Chiaie nell'immediato degli attentati è un assurdo processuale ... Proviene dal Sid e in particolare da Labruna l'accusa mossa al giudicabile di essere stato un collaboratore della disciolta Direzione Generale degli Affari Riservati del Ministero dell'Interno. Valga il richiamo alla deposizione dibattimentale di Labruna che, riprendendo le precedenti affermazioni, ha dichiarato " ... i rapporti tra Stefano Delle Chiaie e l'Ufficio Affari riservati non era solo una voce, ma anche una notizia data da Paglia nel suo dossier... se ben ricordo i contatti... erano desunti dal fatto che Drago ... avesse dato al Delle Chiaie una mappa del Viminale ... non so invece se vi furono rapporti con D'Amato ... fra le voci vi erano quelle di Nicoli, Orlandini e Degli Innocenti ... " Davanti alla commissione per la "P2" aveva sostenuto di aver appreso che "A.N."  aveva partecipato al presunto colpo di Stato della notte della Madonna e che si diceva in giro che "A.N." era entrata nell'armeria del Ministero dell'Interno e che il suo capo, Delle Chiaie, era conosciuto con espressione romana, come " ... «A Ministero». Tutta «A.N.» era altrimenti nota come «A Ministero» ". Ma al momento d'indicare informativi specifici di riscontro delle notizie, neppure Labruna aveva potuto contestare che un' accusa così delicata altro non era che il risultato di voci correnti. Dopo la rivelazione dell'intervento di Guido Paglia per la  missione spagnola, la fonte dell'accusa è stata riferita alla relazione-Paglia di cui sono apparsi evidenti i dubbI di genuinità. Più verosimile appare ritenere ch'esse provengano dall'informativa Giannettini esibita a dibattimento dallo stesso Labruna. E' contenuta infatti in quel documento la descrizione della metodologia di "A.N." e l'esposizione della genesi, dello sviluppo e della crisi dei rapporti del movimento di "A.N." e, quindi, del suo leader con il Ministero dell'Interno. Si trova in quel documento il Nucleo informativo di tutte le accuse di collaborazione con il M.I. mosse ad "AN". Ma trattandosi di informative provenienti, come si assume, da Giannettini e non verificate dall' A.G., non si esclude il sospetto che anche questo documento, processualmente postumo, si inserisca nel contesto delle prospettazioni dei Servizi per altri versi riconosciute inaccettabili. Lo stesso Labruna, che pure a quel documento asserisce di aver prestato fede, non ha potuto sottacere di non aver potuto acquisire alcun dato concreto che verificasse le accuse di collusione del giudicabile con l'U.A.R. ed il suo dirigente Dr. Federico D'Amato. Il funzionario, esaminato alla udienza del 13/07/1988, dirigente per sua ammissione della Direzione di P.S. degli Affari Riservati, negando sempre la collaborazione di Delle Chiaie, ha ricondotto le dicerie di Labruna ad una strategIa di Maletti intesa ad acuire la situazione di contrasto esistente all'epoca fra i Servizi informativi civili e militari. Ha ribadito di essersi disinteressato della manovra operata dal Sid con l'espatrio di Pozzan avendo ritenuto appagante la giustificazione risaputa del controllo della destra all'estero. Nel confermare le incrinature dei rapporti con il gen. Maletti, il funzionario ha riferito l'avvertimento fattogli dal Gen. Miceli: " ... diffida del mio Maletti ". Da queste e da altre allusioni non è contraddetto, anzi appare verificato l'assunto secondo cui la diffusione delle voci sulle collusioni fra Delle Chiaie e M.I. per il tramite del Drago od addirittura del Dr. D'Amato, rispondesse al disegno del Sid di discredìtare il Servizio informativo civile e, per esso, la Direzione degli Affari Riservati del Dipartimento di P.S.
    Le certezze acquisite sulla cosiddetta "guerra personale" fra il Dr. Improta e Delle Chiaie e la stessa instaurazione della "inchiesta Ciampoli" (il R.G. 1.6.1973 fu sottoscritto dal Dr. Provenza), inducono a ritenere, senza nessuna implicazione di forzature a scopi polizieschi, che nessuna protezione Delle Chiaie ricevette dalle altre istituzioni statali preposte alla sicurezza interna, neppure il documento 12.1.1973 può escludere che Delle Chiaie e i suoi uomini non sono stati troppo perseguitati dalla Polizia grazie alle "precauzioni" ch'essi avevano saputo adottare. L'argomento, privo d'intenti laudativi, serve soltanto a comprovare l'inesistenza di altre protezioni».

    E' da sottolineare che questa sentenza scaturì proprio dal processo che aveva il compito di accertare le supposte complicita tra Avanguardia Nazionale e gli organismi dello Stato. Complicità che non emersero e che si dimostrarono essere soltanto " il risultato di voci correnti ".

     

     

     


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