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    Da Publicondor 11/96 -n.15

    di Punto Zenith on Novembre 16,2009

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    Dopo la sentenza del 5/06/1976, che sancì la condanna ed il conseguente scioglimento di Avanguardia Nazionale, certa stampa attivò, contro gli ex militanti di quel movimento, un rumoroso e persistente meccanismo di diffamazione. Lo scopo fu quello di accrescere ed accreditare, nell'opinione pubblica, la convinzione di una contiguita' tra il vertice di Avanguardia Nazionale ed organismi dello Stato. Che la campagna fosse stata architettata in mala fede, all'esclusivo scopo di compiere un linciaggio morale, troverà conferma nel comportamento postumo di quegli stessi giornalisti che l'avevano realizzata e alimentata. Chiamati a deporre per fornire le prove delle loro affermazioni, ammetteranno di aver scritto soltanto "per sentito dire". Non uno di essi parlerà per conoscenza diretta, né darà il pur minimo riscontro agli episodi che, con tanti particolari e citazioni, avevano per anni divulgato. Un giornalista, in un incontro con un esponente di Avanguardia Nazionale, spiegò: "Sai come scriviamo su di te? Ci arriva una velina, prendiamo qualche notizia di archivio, aggiungiamo un po' di fantasia, ed ecco il pezzo è pronto ". Nel corso del processo per la strage alla stazione di Bologna, nell'udienza del 19/07/1987 fu chiesto, all'autore di numerosi articoli contro Avanguardia Nazionale, quali fossero le sue fonti. Candidamente l'interrogato rispose: " ... Di prima mano ... non ho mai avuto notizie ... ". In una successiva udienza dello stesso giudizio, il 4/11/1987, il presidente della Corte domandò ad un altro giornalista-testimone se possedesse elementi concreti, seri del rapporto tra Avanguardia Nazionale e il Ministero dell'Interno nella persona di Federico Umberto D'Amato. La risposta fu: "Ho detto di no".

    Malauguratamente questo costume irresponsabile ed ignobile trovò spazio anche nell'ambito della "destra". Per idiozia o meschino calcolo, furono fatte circolare "voci" calunniose che procurarono, all'interno dell'area, quanto desiderato dai mestatori esterni: la sua frantumazione e la neutralizzazione di chi costituiva un ostacolo all'infiltrazione ed alla provocazione. I medesimi propalatori delle dicerie riveleranno, ai giudici, le ragioni di questo avvelenamento ambientale. Vediamo come testimonieranno alcuni di loro.
     

    " ... Io ho sempre detto quello che era un discorso, non un dogma: era un discorso politico perfettamente assodato su cui non si tornava neanche più, perché tanto era un giudizio politico ... erano voci che giravano nell'ambiente ... ". (Stroppiana - Corte di Assise di Bologna - Ud. 9/11/1987).

    " ... In tutti gli anni precedenti tutto quello che era successo era stato sempre addebitato ad Avanguardia Nazionale e ON e quindi a me è stato facile parlare ... non ci voleva molto a dire cose di questo genere ... ". (Naldi - Corte di Assise di Bologna -Ud. 23/11/1987.

    " ... In realtà nel nostro ambiente queste voci non venivano comprovate da episodi; erano realmennte delle voci, in senso generico ... " (lncardona - Corte di Assise di Bologna - Ud. 15/11/1987).

    " ... Se devo essere sincera di episodi precisi non ne so ... " (Furiozzi - Corte di Assise di Bologna - Ud.25/11/1987).

    " ... Sempre voci, non in particolare, erano piuttosto voci generiche... nel contesto dell' ambiente della destra se ne parlava in questi termini di Delle Chiaie ... Il discorso di Delle Chiaie spesso è venuto fuori perché, siccome Delle Chiaie non c'era, spesso faceva comodo dargli delle colpe che non erano sue ... " (Napoli - Corte di Assise di Bologna - Ud. 26/11/1987).

    Su questo sfondo, squallido ed appena tratteggiato, furono ridisegnate le aggressioni agli ex militanti di Avanguardia Nazionale: l'omicidio dì Palladino, quello di Pierluigi Pagliai, la pioggia di mandati di cattura del 1982. Fino all'incriminazione per la strage alla stazione di Bologna. Questa ultima accusa presumeva che negli anni 79-80, un certo numero di persone avesse "costituito e promosso e organizzato con ruoli e funzioni diverse un'associazione sovversiva con fini di eversione dell'ordine democratico da conseguire mediante l'organizzazione di attentati ed il loro controllo e la loro gestione politica nell'ambito di un progetto teso al condizionamento degli equilibri politici esistenti. .". Il sodalizio sarebbe stato, sempre secondo l'accusa, composto da Gelli e Pazienza (P2); Musumeci e Belmonte, dirigenti dei servizi; uomini della "destra" extra-parlamentare fra i quali gli ex avanguardisti Tilgher, Giorgi, Ballan e Delle Chiaie. Si sosteneva che Musumeci e Belmonte avevano posto in essere una serie di depistaggi per proteggere i responsabili della strage, indirizzando le indagini verso una "pista internazionale". A questo punto il lettore si aspetterebbe, quale bersaglio della deviazione costruita dai servizi, una lista fatta unicamente con nomi esotici, sconosciuti e, comunque, non italiani. Ed invece no. Già dalla prima informativa, trasmessa immediatamente da Belmonte e Musumeci ai giudici inquirenti, venivano segnalati, come autori della strage, Bragaglia, Delle Chiaie ed un fantomatico gruppo Hoffmann.

    Posteriormente, il 9/01/1981, all'aeroporto dI Ciampino, il gen. Musumeci consegnò al generale Notarnicola, capo di un settore del servizio, un appunto. In esso si descriveva un'operazione, programmata per le settimane successive, che prevedeva un trasporto di esplosivi per attentati dinamitardi ai treni. Da questo momento, si moltiplicano le veline, tutte riproducenti lo schema che mette insieme tedeschi, francesi ed italiani. Fissi restano Delle Chiaie e Hoffmann. Il 13/01/1981, su indicazione di Belmonte, è rinvenuta a Bologna, sul treno Taranto-Milano, una valigia contenente armi, giornali stranieri, esplosivo e due biglietti di aereo. Il 7/02/1981 il Sismi individuava in Giorgio Vale, componente dei Nar, colui che aveva acquistato i biglietti ritrovati nella valigia. Il primo obbiettivo della deviazione era raggiunto: il ritiro da parte di Vale dei biglietti e la presenza, nella velina, di Delle Chiaie come organizzatore, dimostravano un legame tra Nar ed Avanguardia Nazionale. Il 24/02/1981, a conferma, il diretto superiore di Musumeci e Belmonte, gen. Santovito, consegnò un rapporto ufficiale ai giudici: Giorgio Vale ha comprato i biglietti; la pista è italo-tedesca; Delle Chiaie è l'organizzatore. I giudici sottoposero al Sismi una serie di quesiti e, tra questi, il seguente: " e' possibile che l'ordigno fatto esplodere a Bologna il 2 agosto 1980 sia stato confezionato dalle stesse persone?". Risposta: "Non si sono potute avere notizie nel senso richiesto. L'opinione della fonte è comunque affermativa anche se del tutto personale". E non poteva essere diversa "l'opinione della fonte", dal momento che proprio l'esplosivo ritrovato nella valigia, appositamente simile a quello usato per la strage, doveva costituire, nelle intenzioni dei depistatori, il riscontro a quella "velina" che, sin dall'inizio, aveva criminalizzato Bragaglia e Delle Chiaie. Ma la sorte non fu generosa con i falsari. Nel corso di un'inchiesta del dottor Sica sull'ammanco, dalle casse del Sismi, della somma di un miliardo e 350 milioni, veniva interrogato il maresciallo Sanapo, comandante della stazione dei carabinieri di Vieste. Sanapo, indagato dal dottor Sica per la scomparsa di 300 milioni che Belmonte aveva detto avergli dato per le informazioni sulla strage, dichiarava di non aver mai ricevuto quella somma e confessava che le notizie contenute nelle informative erano false e gli erano state suggerite dallo stesso Belmonte che, unitamente a Musumeci, aveva ideato e realizzato anche l'operazione della valigia ritrovata a Bologna. Sanapo così riassume l'ordine ricevuto da Belmonte: " ... se ti dovessero chiedere cosa ricordavo del memoriale, fissati in mente questi quattro punti e cioè che in Italia per commettere l'attentato del 2 agosto 1980, erano giunti 4/5 tedeschi del gruppo Hoffmann a bordo di due camper fatti venire da Delle Chiaie e da un eversivo di destra romano a nome Bragaglia e che la fonte mi aveva fornito la notizia dell'operazione "terrore sui treni" (il trasporto della valigia trovata a Bologna n.d.r.)e,
    per questo, aveva preteso 300 milioni ... ". Quindi, i veri destinatari delle deviazioni erano proprio gli avanguardisti che, con spregiudicata contraddizione e contro ogni logica, venivano invece considerati come solidali dei depistatori. Ma non basta. Dopo le imprese della banda della valigia, fu manipolato un altro teste: Ciolini.

     Costui sostanzialmente ricalcherà la stessa trama (Hoffmann etc.) e verrà assunto da uomini del Ministero dell'Interno, Fragranza e Miglione, per un'azione contro Delle Chiaie. Fragranza, per le prestazioni richieste, versò al Ciolini, alla presenza di un magistrato della Repubblica, il dottor Aldo Gentile, un anticipo di ventimila dollari. Questo accadeva parallelamente ad altra identica iniziativa ideata e gestita da Sportelli e Reitani, ambedue ufficiali del Sismi. Dopo queste risultanze, sarebbe stato d'obbligo un proscioglimento del gruppo dell'ex Avanguardia Nazionale. Ma un'ottusa ed inspiegabile volonta persecutoria negò quello che per giustizia era dovuto. Potremmo continuare a raccontare mille altri episodi che si intrecciarono in quest'ennesima deviazione giudiziaria che vedrà, alla fine, Fioravanti e la Mambro come vittime sacrificate all'esigenza di un teorema precostituito e che non doveva né poteva essere smentito in modo definitivo e totale. Si potrebbero enumerare i falsi, le "dimenticanze" di atti a favore degli indagati, le inspiegabili telefonate tra giudici e testi di accusa. Su questo e su altro ci si potrebbe dilungare, se non si corresse il rischio di confondere ancor più le idee di chi deve leggere ed orientarsi nel ginepraio di date e di tenebrose manovre, spesso ostiche anche a quanti sopportarono quelle vicende. Concludiamo, perciò, sull'argomento Avanguardia Nazionale e la sua supposta vicinanza ad organismi dello Stato esprimendo, al riguardo, una considerazione che lasciamo all'intelligenza ed alla riflessione dei lettori di questo Osservatorio. Siamo stati sottoposti ad un'indagine che è durata, con differenti inquirenti, per ben 17 anni. Tribunali e Corti di Assise hanno ascoltato decine di testimoni e praticamente tutti i vertici dei servizi e del Ministero dell'Interno. Non un solo fatto è emerso che potesse, anche da lontano, confermare la calunnia. Anzi, sono state acquisite prove che dimostrano l'esatto contrario. Malgrado ciò, altri "giudici" continuano ad essere posseduti dal vizio di riproporre quella vecchia infamia. Con rinnovata e subdola azione, un ridotto manipolo di essi, spalleggiati da politici e giornalisti, tornano ad iniettare dubbi, insinuare contorte ipotesi, intaccare la credibilità delle sentenze assolutorie. A che si deve questa testarda e reiterata fissazione? Forse al fatto che la nostra "nuova" colpa è proprio quella di essere stati assolti, di aver rotto "il giocattolo" disarticolando quel teorema "storico" sul quale tanto si era lavorato, tramando e falsificando.

     

     

     


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