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    Da Publicondor 14/96 -n.16

    di Punto Zenith on Novembre 16,2009

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    La sentenza Salvini, come abbiamo visto, si caratterizza per le numerose forzature che, a loro volta, inducono l'autore a piegare i fatti al teorema prestabilito. Questo si verifica anche nel caso di Guerin Serac, un personaggio al quale viene assegnato un ruolo importante, malgrado su di lui si sia indagato a più riprese senza trovare alcuna conferma di quanto ipotizzato dalle varie accuse o costruito nelle false veline dei servizi. La sua posizione, infatti, è sta passata al setaccio sia nel corso di differenti istruttorie sia nei processi che, dal 1987 al 1991 hanno riguardato la strage di Piazza Fontana. Due sentenze, quella di primo grado del 20/02/1989 e l'altra dell' appello del 5/07/1991, hanno dovuto concludere, dopo un' accurata disamina anche sui rapporti tra Serac e Delle Chiaie, con un' ampia e totale assoluzione.

    Si legge, tra l'altro, nella sentenza d'Appello: " Se con riferimento a quanto prospettato nella più volte citata sentenza del 20/03/1981, si voleva l'approfondimento della posizione del Delle Chiaie, - anche, se del caso, con una formale incriminazione per il delitto di strage, onde avere una verifica tranquillizzante della fondatezza o meno dei sospetti accumulatisi sin dall' inizio sul suo conto -  questo approfondimento, questa verifica è stata fatta e si conclude con esito negativo, con la conferma integrale dell'impugnata sentenza, che ha verificato, a sua volta, la fondatezza dell' originaria intuizione di quel giudice circa la ipotizzata estraneità del Delle Chiaie ai fatti per cui è processo ."

    Quindi, vi fu verifica, vi fu approfondimento su tutto e, perciò, anche sulla figura di Guerin Serac. 

    Ciò malgrado, Salvini riutilizza Serac e, anzi, ne accentua il ruolo. E qui non possiamo esimerci dall'uscire un attimo dal tema, per sottolineare lo spregiudicato metodo di alcuni magistrati che pretendono amministrare la Giustizia, applicando due pesi e due misure. E' di questi giorni una serrata polemica scoppiata sulla sentenza Contrada. Gli estimatori ad oltranza (ma lo saranno davvero?) della magistratura hanno duramente rimbeccato quanti hanno osato criticare la Corte giudicante di Palermo. Hanno avvertito che questa difformità attenta all'indipendenza della magistratura e toglie credibilità alla giustizia. Questi concetti sono stati reiterati da molti Pm, compreso il dottor Caselli. Nulla quaestio! Ma perché questo stesso criterio non è adottato quando le sentenze messe in discussione riguardano noi  "poveri mortali "? Come nel caso di Salvini, del quale ignoriamo se condivida o meno queste rimostranze di giudici e politici molto prossimi alla sua area ideologica. Perché, insomma, alcune decisioni non sono discutìbili ed altre, invece, addirittura sospettabili? Ma lasciamo queste  riflessioni, che non possono certo sollecitare la coerenza di chi ne è sprovvisto, e rientriamo nell'argomento, seguendo un ordine cronologico che introduca nel miglior modo possibile il lettore nel labirinto di un'articolazione "logica", tanto contorta quanto insensata. Che provoca non poca difficoltà a noi stessi ogni qual volta ci accingiamo all'impresa di renderla comprensiibile ad altri, costretti a districare i singoli fatti da un groviglio di affermazioni prive di riscontri che si intrecciano, si sovrappongono, si diramano in un contesto oscuro e contraddittorio, costruito appositamente per rendere dIfficoltosa la loro contestazione.

    Cominciamo col presentare Guerin Serac. Direttore di un'agenzia di stampa, l'Aginter Press, con sede a Lisbona, partecipò attivamente al movimento militare francese che all'epoca si oppose al generale De Gaulle. Di orientamento cattolico, con una posizione rigidamente anticomunista, aveva anche costituito un gruppo politico, Ordre et Tradition. Intorno al '67, Serac fu presentato al Delle Chiaie con il quale si vide in due occasioni: a Roma e a Baden, Austria, durante un congresso europeo al quale intervennero diverse personalità e fra queste il padre di Giscard D'Estaing e Otto d'Asburgo. Negli incontri, ambedue avvenuti prima del 1969, si discusse unicamente della possibiilità di installare in Italia una agenzia di stampa che potesse intercambiare con l'Aginter Press notizie e collaborazione. La cosa non ebbe seguito per mancanza di mezzi economici. Delle Chiaie non nascose mai di aver conosciuto il Serac e ne fa fede il giornalista Romano Cantore che, il 9 maggio 1976, a proposito di una intervista a Delle Chiaie in Spagna, così dichiara al giudice istruttore Migliaccio: " Ritengo opportuno farle presente che Delle Chiaie, rispondendo a mia domanda, mi disse tranquillamente di conoscere Guerin Serac da epoca anteriore al '69, precisandomi che si trattava del direttore di un'agenzia di stampa di destra e che quindi era logico che lo conoscesse. Mi disse di conoscere anche Robert Leroy... ". Lo stesso  Delle Chiaie lo aveva già detto al "Settimanale" che lo pubblicò il 26/05/1976. E' da sottolineare che al momento delle interviste non vi era alcuna documentazione comprovante un contatto tra Serac e Delle Chiaie. Né costui poteva prevedere che nel 1977 sarebbe stata sequestrata una ventiquattro ore nella quale c'era il riscontro di una loro frequentazione collocabile, però, ad un'epoca molto successiva:  tra il '74 ed il '75.  Dunque, quelli con Serac, prima degli anni settanta, furono due incontri fugaci e privi di "reconditi fini". Lo stesso discorso vale per Leroy. Francese, combattente nella seconda guerra mondiale nelle Waffen SS Charlemagne, Leroy era noto nei circoli nazionalisti per essere sempre presente ai congressi internazionali che si tenevano in Europa. Leroy caldeggiava una intransigente linea antiamericana e per questo affermava l'opportunità di una alleanza anche con la Cina maoista pur di contenere l'espansionismo yankee. In tal senso aveva stabilito numerose relazioni che gli procurarono non poche critiche nell'ambiente nazional-rivoluzionario. I rapporti con Serac, come abbiamo visto quasi inesistenti in quel periodo, e con Leroy, saltuari nei convegni, furono sempre solari e noti a quanti svolgevano attivita politica nell'area. Questa era, sul punto la situazione, quando arrivò la feroce strage del 12/12/1969 a Piazza Fontana. Come tutti sanno, la sera stessa venne fermato Mario Merlino e le indagini furono indirizzate immediatamente verso il gruppo anarchico di Valpreda. La sinistra prese le distanze ed iniziò a parlare di infiltrazione e provocazione. L'intento era chiaro: pur non difendendo direttamente gli anarchici, voleva immediatamente presentarli come manovrati dai fascisti per prevenire, in qualche modo, eventuali tentativi d'implicarla. 

     

    Contemporaneamente, il 15/12/1969, un certo Lorenzon riferisce all'avvocato Stoccanella notizie su una presunta attività dinamitarda di tale Ventura e di un possibile suo coinvolgimento nella strage. Il 22/12/1971, in conseguenza delle dichiarazioni del Lorenzon, che avevano fatto aprire un nuovo procedimento, vengono emessi mandati di cattura contro Freda e Ventura. Il 21/03/1972 gli atti venivano rimessi alla Procura della Repubblica di Milano per competenza. Il 15/05/1973, il dottor D'Ambrosio, incaricato dell'istruttoria, fa perquisire il domicilio di Giannettini del quale Lorenzon aveva già parlato precedentemente al giudice istruttore di Treviso. Il 27/11/1973, dopo numerosi tentativi del dottor D'Ambrosio diretti a decifrare le intromissioni del Sid, il maggiore Ruggero Placidi consegna al giudice due appunti, uno datato 16/12/1969 (il giorno dopo, dunque, le confidenze del Lorenzon), presentato come l'originale, e l'altro il 17/12/1969, quale copia del primo. Questo il sommario contenuto: risultava che "una fonte" confidenziale aveva parlato dell'alibi di Merlino Mario indicandolo quale autore degli attentati; il Merlino aveva agito su mandato di Delle Chiaie Stefano che era in contatto con il Serac, mandante ed ideatore; Merlino veniva definito anarchico, mentre del Serac si diceva non essere nota la ideologia; la bomba di Milano aveva provocato vittime perché esplosa "in anticipo" per intervenuti contrattempi.

    La seconda informativa, però, differiva da quella del 16/12 in quanto non faceva menzione dell'ideologia anarchica del Merlino e perché esplicitamente precisava che gli ordigni furono fatti esplodere con un congegno a tempo, circostanza, all' epoca, assolutamente ignorata da tutti. Appare, da questo, evidente che gli autori dell'appunto (sul quale torneremo più dettagliatamente in seguito) conoscevano già le modalità d'innesco e, quindi, probabilmente, gli stessi autori degli attentati.

    D'Ambrosio, dopo accurate indagini, il 19/01/1974  "... giudicava l'appunto Sid una notizia confidenziale riferibile alla fonte Serpieri con esclusivo riferimento all'alibi di Merlino
    ..." e "...reputava pertanto processualmente inutilzzabile tutta la restante parte dell'appunto non riferibile alla fonte Serpieri ... " . Questi, sommariamente, i fatti obbiettivi fino allora noti. In seguito si scopriranno ben altre verità e verranno svelate trame e manovre tese ad indirizzare i sospetti per la strage di Piazza Fontana verso ambienti e persone assolutamente estranei a quella criminale impresa. Come vedremo nei prossimi articoli.
     

     

     


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