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    Da Publicondor 18/96 -n.18

    di Punto Zenith on Gennaio 12,2010

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     Come si sa (Publicondor 14/96), il 27/11/73, il maggiore Ruggero Placidi aveva consegnato, al Giudice Istruttore Gerardo D'Ambrosio, due appunti in possesso del Sid, uno con data 16/12/69 e l'altro del 17/12/69. Il Sid, dopo prolungata e pervicace reticenza, comunicò che il rapporto era stato steso dal maresciallo Tanzilli che, a sua volta, aveva ricevuto le informazioni da Stefano Serpieri, vecchio attivista del Msi poi passato in Ordine Nuovo ed approdato, infine, ad Europa Civiltà. L'appunto del 16/12/69, considerato l'originale, diceva:

    "Il nostro fiduciario in occasione di un incontro avuto la sera del 16/12/69 ha, in particolare, riferito che: - l'esecutore materiale degli attentati dinamitardi a Roma dovrebbe essere il noto Merlino Mario, attualmente fermato dalla Questura di Roma. Costui probabilmente riesce a difendersi dalle accuse mossegli dalla Questura in quanto quei funzionari non sono a conoscenza di alcuni particolari determinanti quali, in particolare, il luogo ove egli trovavasi all'ora degli scontri (in Questura ha detto che si trovava a passeggio mentre al nostro fiduciario ha detto che si trovava con Stefano Delle Chiaie. Il nostro fiduciario, invece, sa che il Delle Chiaie si trovava in altro luogo e non in compagnia del Merlino).


    - Il Merlino ha dichiarato che conosce bene il sottopassaggio della Banca del Lavoro ed il padre è amico del direttore della Banca dell' Agricoltura di Milano;

    - Gli attentati hanno certamente un certo collegamento con quelli organizzati a Parigi nel 1968 e la mente e l'organizzatore di essi dovrebbe essere certo Y. Guerin Serac, cittadino tedesco, il quale:
    risiede a Lisbona ove dirige l'agenzia "Ager Interpress"; viaggia spesso in aereo e viene in Italia attraverso la Svizzera; è anarchico, ma a Lisbona non è nota la sua ideologia; ha come aiutante certo Leroy Roberto, residente a Parigi - BP 55-83- La Seyne sur mer; a Roma ha contatti col predetto Stefano Delle Chiaie; ha i seguenti connotati: anni 40 circa, altezza metri 1,78 circa, biondo, snello, parla tedesco e francese; è certamente in rapporti con la Rappresentanza diplomatica della Cina comunista a Berna; lo Stefano Delle Chiaie dovrebbe aver avuto gli ordini per gli attentati dal Serac ed avrebbe disposto che la esecuzione fosse effettuata dal Merlino. Questi, infatti, prima militava nel Msi come il Delle Chiaie poi, sotto copertura, fu infiltrato nel gruppo dei filo-cinesi divenendone, infine, il capo e costituendo il gruppo "22 marzo" con sede, sembra, in via dei Coronari. Successivamente il Delle Chiaie è stato espulso dal Msi per il suo carattere oltranzista ed il Merlino ha, via via, assunto vere idee filo-cinesi. Di qui il collegamento Merlino-Delle Chiaie il quale ultimo con gli attentati intende colpire i gruppi filo-cinesi; il gruppo filo-cinese di Roma ha stretti colllegamenti con l'analogo gruppo di Carrara; il Merlino, per incarico del Delle Chiaie, dovrebbe essere l'esecutore materiale dell'attentato contro la Legione CC "Lazio"; gli attentati all' Altare della Patria sono stati compiuti per puro caso: gli ordigni erano diretti alle banche della zona, ma essendo l'attentatore giunto quando queste avevano chiuso i portoni ed essendo ormai il congegno ad orologeria avviato, per disfarsene, sono stati posti sull' Altare della Patria. L'ordigno esploso presso la banca di Milano non era diretto al pubblico ma avrebbe dovuto esplodere quando la banca era chiusa. Per errore nel congegno ad orologeria lo scoppio sarebbe stato anticipato; prossimamennte non è improbabile che simili attentati vengano effettuati presso Grandi Magazzini.
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    Lo scrivente, alla fine, raccomandava il massimo segreto sull'identità della fonte. Soltanto la necessità di una compilazione improvvisa ed urgente puo spiegare le numerose ed evidentI inesatttezze nelle quali cade chi, come compito primario, aveva proprio quello di essere ben informato.

    Dal testo, infatti, emerge con tutta evidenza una sene dI notizie fasulle su fatti, all'epoca, noti anche al più sprovveduto dei giornalisti. Si dice che Merlino era stato infiltrato nel gruppo del filocinesi, ne era divenuto il capo fondando il "22 marzo", anch'esso filo-cinese e, mentre Merlino diventava un "vero cinese", Delle Chiaie era espulso dal Msi. Questo nel 1969. Quando tutti già sapevano che Delle Chiaie non era mai stato espulso da quel Movimento, ma ne era uscito volontariamente con la corrente di Ordine Nuovo molti anni prima, nel 1956. Cosi' come era arcinota la presenza di Merlino nel "22 marzo" e la natura anarchica di questo gruppo, avendo proprio Merlino poco tempo prima rilasciato in proposito un'intervista ad un settimanale.

    E non è tutto. L'informatIva sostiene che il collegamento tra Delle Chiaie e Merlino era nato proprio dalla circostanza che il primo era stato cacciato dal Msi "per il suo carattere oltranzista" ed il secondo aveva "via via assunto vere idee filo-cinesi". E questo spiegava perché Delle Chiaie, espulso dal Msi, ma sempre fascista, avesse incaricato Merlino, prima infiltrato e poi "vero cinese", di fare gli attentati per colpire il gruppo filo-cinese di Roma del quale il capo era lo stesso Merlino. La obbligata contorsione del periodo appena formulato, corrisponde solamente in parte a quella usata dall'ideatore della tesi, il cui nesso logico ci appare ancora oggi arduo comprendere. E fu, probabilmente, l' essersi resi conto della difficoltà a rendere plausibile una simile e assurda articolazione del pensiero, oltre alla constatazione di aver riferito falsi facilmente riscontrabili come tali, ad indurre il "regista" di quella disinformazione, a correggere il "ragionamento". Ed ecco stilato  l'appunto del 17/12/69 (il giorno dopo) che cosi' modificava: " ... Merlino. Questi, infatti, prima militava nel Msi come il Delle Chiaie, poi, sotto copertura, fu infiltrato dapprima nel gruppo dei filo-cinesi (divenendone, infine, il capo), costituendo poi il gruppo anarchico "22 marzo". Il Delle Chiaie fu espulso dal MSI per il suo carattere oltranzista ed Il Merlino è ora su posizioni anarcoidi. Merlino e Delle Chiaie avrebbero commesso gli attentati nella speranza che la responsabilità ricadesse su altri movimenti politici. Il gruppo anarchico di Roma è in stretto collegamento con l'analogo gruppo di Carrara ... ".

    Come è facile. notare, salvo un primo accenno, la collocazione filo-cinese di Merlino si trasforma in quella anarchIca. Tutto diviene anarchIco: Il "22 marzo", Il gruppo dI Roma, quello di Carrara. Merlino, non più "vero cinese", è un "generico anarcoide". Delle Chiaie non è più espulso "successivamente" e gli attentati non sono piu per colpire il gruppo filo-cinese, bensi' "altrI movimenti". Anche la indicazione del congegno ad orologeria, presente nell' appunto del 16, scompare in quello del 17. Il "regista", in questo caso, deve aver temuto che quel particolare troppo preciso, sfuggito all'estensore ed ancora non emerso dalle indagini in corso, potesse far capire che i servizi conoscevano perfettamente la meccanica degli attentati e, perciò, la vera identità degli autori della strage.

    Infatti, dopo aver preso visione delle due copie, il G.I. di Catanzaro, nella sua Ordinanza del 31/07/1986, cosi' si esprime: "... chi disponeva di notizie cosi' precise sugli attentati, era anche a conoscenza dell'identità dei loro autori e, nel momento in cui ne attribuiva la responsabilità a determinati gruppi e persone, o affermava il vero o serviva il disegno dei responsabili di indicare agli inquirenti false tracce da seguire ... ". Gli aggiustamenti apportati, in sostanza, stanno a dimostrare che la velina nacque a tavolino. Se essa, infatti, fosse stata realmente frutto di una fonte, doveva essere trasmessa con il testo originale, perché anche le eventuali inesattezze potevano contribuire a darle o meno credibilità. Invece fu corretta ed adattata agli sviluppi dell'inchiesta giudiziaria. La verità è che fu affidato a qualcuno l'incarico di confezionare la velina utilizzando, come dimostreremo, notizie già nell'archIvio dei servizi. Questo qualcuno, però, commise errori di logica e di collage ed ecco, allora, l'intervento del "regista" per fornire maggiore verosimiglianza ad una informativa che, tra l'altro, sarebbe passata al vaglio degli organi di polizia giudiziarla ai quali doveva esseere recapitata. Come, in effetti, avvenne.
     Nel corso dell'ultImo giudizio è risultato, infatti, che il testo del 17/12 fu immediatamente trasmesso al colonnello Alferano, Comandante del Nucleo di polizia giudiziaria dei carabinieri, ed al dottor Provenza, capo dell'Ufficio politico della Questura. Smentendo, anche in questo caso, quanti nel tempo, riferendosi unicamente alla notizia della consegna, nel 1973, dell'appunto a D'Ambrosio, erano andati vigliaccamente speculando che quella velina era stata tenuta segreta. Addirittura per proteggere que1li che, invece, erano state vittime di un cinico depistaggio, pensato ed attuato per confondere le indagini e coprire i veri responsabili. Cosi' come la Sentenza del 20/02/89 riconosce: " ... L'unica certezza conseguita è che, se depistaggio vi fu, esso non fu certo favorevole al giudicabile (Delle Chiaie n.d.r.) direttamente indicato come mandante della strage e segnalato, a pochissimi giorni dal fatto, alle competenti autorità di polizia giudiziaria per le opportune verifiche. La prova che non esiste depistaggio delle indagini a favore dell'imputato, si desume agevolmente dall' immediata consegna dell' appunto 17/12/69 al colonnello Alferano ed al dottor Provenza, come risulta dall' annotazione apposta sul documento. Esiste anche controprova della immediata delazione delle notizie agli organi di P.G. Nel corso dell'interrogatorio reso il 19/12/69 dal Delle Chiaie alla presenza di ufficiale dei carabinieri e di funzionari di polizia, subito dopo il fermo di p.g. all'inquisito vennero contestate anche la conoscenza degli stranieri indicati nell' appunto ".

    Noi aggiungiamo che l'interrogatorio fu girato ai giudici delle indagini e furono commesse, come si constaterà, altre irregolarità da parte di quegli uomini dei servizi che controllavano, con "scrupolo" ed assiduità, che la deviazione programmata non fosse disturbata.

     

     

     


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