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    Da Publicondor 23/96 -n.19

    di Punto Zenith on Gennaio 18,2010

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    Nel precedente articolo (PubliCondor 18/96) sono state enumerate le inesattezze più evidenti contenute nell'oramai famoso appunto del 16/12/69. Ne abbiamo riportato il testo integrale annotando le "strane" correzioni apparse nella copia  del 17/12/69, a poco meno di ventiquattr'ore di distanza.

    Si e anche accennato alla trasmissione dI quest'ultimo testo ai magistrati inquirenti ed alle polizie giudiziarie. Ed è su questo ultimo punto che, qui di seguito, ci soffermeremo. Per dimostrare quale sciacallaggio fu compiuto per anni da alcuni pennivendoli, disinformati o prezzolati, che andarono speculando su presunte "protezioni" godute dai personaggi citati in quell'infame "velina" dei servizi. Menzogna ripetuta recentemente da un ottuso neo-accusatore che insiste nel volere ignorare quanto, già nel 1974, stabilì il Giudice Istruttore D'Ambrosio considerandola "processualmente inattendibile".

    Numerose prove attestano che l'appunto del 17/12/69 fu immediatamente messo a conoscenza delle autorità di PG e dei magistrati Cudillo ed Occorsio, incaricati, all'epoca, dell'inchiesta sulla strage di Piazza Fontana.  In un groviglio di bugie e di manovre intossicanti.

    Per addentrarci nei meandri dell'imbroglio dobbiamo ripercorrere alcuni eventi che precedettero la sua ideazione. Chiedendo venia per qualche immancabile, ma necessaria ripetizione.

    L'undici dicembre del 1969, Delle Chiaie incontrò Merlino. Con lui stabilì un appuntamento, per il pomeriggio del giorno successivo, nel proprio domicilio di via Tuscolana 552. Il caso volle che Delle Chiaie mancasse all'impegno per attardarsi a discutere in via Catania con un amico regista, Gian Maria Russo. Merlino si recò all'appartamento di via Tuscolana, attese qualche tempo toccando il pianoforte e, infine, se ne andò. Quella sera stessa, insieme a molti altri, Merlino fu fermato dagli uomini dell'Ufficio politico.

    Il 13/12, verso le 13,30, Serpieri si vide con Delle Chiaie alla Casina Fiorita di Piazza Bologna. Raccontò di essere stato fermato dalla polizia (soltanto molto dopo si saprà che, invece, era stato "invitato" dal commissario Improta per collaborare), disse che Merlino, incontrato in Questura, mandava a dire di non parlare del mancato appuntamento del 12 perché certo di chiarire rapidamente la sua posizione. La cosa non piacque a Delle Chiaie che si consultò con l'avvocato Franco Mariani e con i familiari di Merlino. Tutti si dissero d'accordo con la richiesta di quest'ultimo. Delle Chiaie si mostrò esitante. Serpieri, dinnanzi alle sue perplessità, gli consigliò di attendere sette giorni, il periodo massimo consentito per il fermo di polizia. Delle Chiaie aderi' a quest'ultima soluzione. Sarà lo stesso Serpieri, nel suo interrogatorio del 16/11/1988, davanti alla Corte d'Appello di Catanzaro, a confermarlo: "Incontrai Delle Chiaie al massimo la domenica successiva. E' vero che in quei giorni Delle Chiaie esprimeva a me ed agli altri il suo dubbio se andare o meno in questura a rivelare che Merlino era stato a casa sua".

    Nello stesso periodo, Delle Chiaie ed alcuni camerati iniziarono le indagini per individuare la matrice della strage. E' sempre il Serpieri, dopo anni di silenzio, ad ammetterlo in un confronto con Delle Chiaie nella già citata udienza: " ... In quel periodo Delle Chiaie si fece promotore di una specie d'inchiesta per conoscere la verità ... ".


    Mentre si susseguivano queste vicende, qualcuno "costruiva" la velina inviandola, nella versione corretta del 17/12, ai carabinieri ed all'Ufficio politico. La decisione fu una lucida mossa nell'ambito della  strategia deviante dei servizi. Il Sid, infatti, per legge non poteva indagare direttamente sulle notizie ricevute, ma doveva informare gli organi competenti. Cosa che fece, trasmettendo un cumulo di disinformazioni che avevano l'obbiettivo di confondere le idee, da una parte per coprire i reali responsabili della strage e dall' altra per inficiare l'alibi di Merlino e rafforzare, cosi', la pista anarchica. 


    L'unica esigenza del Sid era quella di non rivelare il nome della supposta fonte di quelle notizie. Perche solo cosi' era possibile far credere alla sua esistenza e dare una sufficiente credibilita' all'informativa.

    Quanto affermiamo trova riscontro nella corrispondenza interna all'organo di Stato. In una comunicazIOne del 5/05/1970, non destinata ad essere conosciuta all'esterno del servizi, questo disegno si delinea con chiarezza: " Con riferimento all'appunto datato 29 aprile u.s., si avverte la necessita' di porre in evidenza come l'aver riferito, il 17/12/1969, al Nucleo Cc. PG. di Roma notizie fiduciarie relative alle probabili responsabilità dei noti Merlino Mario e Delle Chiaie Stefano nell'attentato dinamitardo verificatosi nella Capitale il precedente 12 dicembre, ha determinato l'intervento del magistrato che avrebbe voluto assumere a verbale dipendente uffIciale dei Carabinieri onde far risultare negli atti processuali l'origine ed il contenuto delle notizie fiduciarie medesime, nonché fare emergere la precostituzione di un alibi da parte del citato Merlino.*Come noto, nel corso dello svolgimento degli specifici compiti di controspionaggio, della sicurezza e della polizia militare, gli organi dell'Arma del servizio vengono, talvolta, a conoscenza di reati comuni costituenti pretta materia d'indagine da parte dei normali organi di PG ... ".


    Lo stesso orientamento si evince da un' altra relazione di circolazione interna: " ... Il Sid, secondo anche quanto comunicato in prosieguo all' Autorità giudiziaria, dall'allora suo capo, ammiraglio Eugenio Henke, non ha svolto indagini in ordine al contenuto dell'appunto, poiché ha sempre ntenuto che a tanto avrebbero dovuto attendere, nel contesto generale delle indagini e nelle loro normali attribuzioni, i già menzionati organi di P.G.. Infatti, il Sid si era premurato di fornire il suo ausilio di carattere informativo istituzionale ... ".

    Come si può apprezzare, i depistatori fanno attenzione all'aspetto formalmente legale per meglio realizzare il piano prestabilito. E secondo la norma passano la mano a chi ha la competenza per indagare.

    Il Nucleo dI PG agli ordini del Ten. Col. Pio Alfarano, ricevuto l'appunto, fermava Delle Chiaie il 19/12. Interrogato dal capitano Valentini, alla presenza di agenti dell'Ufficio politico romano, Delle Chiaie, ignorando che Merlino nel frattempo aveva rivelato l'appuntamento di via Tuscolana, si attenne, secondo un codice all'epoca normalissimo in ogni ambito di militanza politica, alla versione riferitagli dal Serpieri. Smentendo, cosi', involontariamente l'amico. Ad una domanda su Serac e Leroy, Delle Chiaie non rispose. Rilasciato, apprese del mandato di cattura emesso nei confronti di Mario Merlino. Decise, allora, di sottoporsi nuovamente a interrogatorio per ristabilire la verità dei fatti. Telefonò al Nucleo dei Carabinieri, ma il capitano Valentini rispose che non poteva ascoltarlo prima del lunedì successivo. Il giorno 22 Delle Chiaie confermò l'alibi di Merlino.

    E qui inizia un'altra sequela di bugie e di depistaggi.  In un rapporto del 03/01/1970, a firma del Ten. Col. Caciuttolo, si legge: " ... La questura orientatasi anch'essa verso gli ambienti anarchici aveva proceduto, nel quadro generico iniziale delle indagini, al fermo di Merlino Mario ed altri; Stefano Delle Chiaie si era reso irreperibile ... Venivano svolti quindi numerosi servizi di osservazione, protrattisi per un giorno ed una notte, sino a quando il Nucleo di PG dei CC, su nostra indicazione circa la reperibilità del Delle Chiaie, fermava quest'ultimo, dandone comunicazione al magistrato che richiedeva a detto Nucleo di rivolgere la specifica domanda per chiarire se Merlino erasi recato in via Tuscolana per far visita alla gia citata Minetti e a Delle Chiaie. Stefano Delle Chiaie e la donna, però, a verbale negavano la circostanza ... ".

    Lo scenario del Delle Chiaie che fugge è completato da un'altra frase contenuta in un appunto trovato il 19/02/1975: " ... Per quanto noto, il comandante del Nucleo di PG provvedeva, conseguentemente, all'interrogatorio del nominato Stefano Delle Chiaie che, rilasciato, si rendeva irreperibile".
    Dunque, secondo quanto scritto, Delle Chiaie, dopo gli attentati, fugge e si nasconde; dopo numerosi servizi di osservazione viene fermato, interrogato, e rilasciato si rende irreperibile.

    Si completa, così, il quadro di sospetto su Merlino, sull'alìbi, su Delle Chiaie.
    Vedremo, invece, quale la verità che soltanto dopo anni verrà alla luce.


     

     


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