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    Da Publicondor 24/96 -n.20

    di Punto Zenith on Gennaio 18,2010

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    A pochi giorni dalla strage, come risulta dai passaggi estrapolati dal voluminoso carteggio del Sid, alcuni ufficiali dei servizi agirono per far credere, ai giudici ed alla Polizia giudiziaria, che l'alibi di Merlino era stato precostituito con la complicità di Delle Chiaie il quale, a sua volta, si era nascosto rendendosi irreperibile.

    La smentita ai questo falso arriverà diciannove anni dopo. Nell 'udienza del 16/11/1988, Serpieri dichiara: " ... Fui io ad accompagnare Delle Chiaie nella casa dove poi fu preso ... Fui io a rivelare a quelli del Sid il luogo dove Delle Chiaie si trovava ... ".

    Dal telex 36556 del 19/12/1969, anche questo destinato alla sola visione interna, si apprende che:

    - il giorno 18/12 Delle Chiaie si trovava in via Tuscolana 552, dove abitava;

    - che il fiduciario (alias Serpieri n.d.r.) lo incontra in detto domicilio e riferisce ai servizi che       Delle Chiaie "asseriva non essere implicato in note azioni dinamitarde";

    - che seguiva la posizione del Merlino;

    - che stamane (il 19/12, mattina del fermo n.d.r. ) si sarebbe dovuto recare presso lo studio legale dell'avvocato Mariani Franco in via Sardegna 29.


    I servizi, insomma, sapevano benissimo che Delle Chiaie non era né fuggito né era irreperibile.

    Sapevano anche che si sarebbe recato dall'avvocato Franco Mariani per definire, come già accordato, le modalità per rendere testimonianza sull'appuntamento del 12 dicembre.

    Ma non è tutto. Occultarono ai magistrati persino il successivo interrogatorio di Delle Chiaie, quello del 22, ripetendo che si era reso "irreperibile". In una relazione interna del 29/04/1970, si afferma, infatti, che:

    "Alle ore 8,10 del 20 dicembre 1969 il Ten. Col. Alfarano informò telefonicamente questo R/G che, avendo informato il dottor Occorsio del contenuto dell' informazione ricevuta dal servizio, era stato richiesto dal magistrato, che già aveva interrogato in carcere il Merlino, di contestare al Delle Chiaie la circostanza della visita dì Merlino a casa della Minetti, di interrogare in merito anche la Minetti. L'ufficiale concluse la sua comunicazione telefonica, affermando che sia Delle Chiaie che Minetti avevano negato la circostanza della visita di Merlino.  Successivamente il Ten. Col. Alfarano nulla più riferì, specie in ordine alla deposizione del figlio della Minetti, favorevole al Merlino, e all'atteggiamento vago, se non di ritrattazione della negativa da parte del Delle Chiaie e della Minetti ... ".

    Va rilevato, per inciso, che mai fu contestato al Delle Chiaie l'appuntamento del 12/12, ma soltanto quali rapporti intrattenesse con il Merlino. Così come la ritrattazione non fu vaga, ma precisa e dettagliata. ìl verbale del 22/12 lo attesta.


    Altri due documenti, sempre non destinati ad essere divulgati "fuori dal giro", confermano che i magistrati inquirenti, Cudillo ed Occorsio, vennero a conoscenza dell'appunto del 17/12/1969 e che la unica preoccupazione del Sid fu quella di mantenere il più possibIle segreta una "fonte" che non esisteva.

    Nel primo dell' 11/06/1970, inviato dal Ten. Col. Pio Alfarano al Rus di Roma, si legge:

    " ... In data 29 maggio u.s. il giudice della VII Sezione Istruttoria del Tribunale di Roma, dottor Ernesto Cudillo, presente il Sostituto Procuratore della Repubblica dottor Vittorio Occorsio, ha convocato lo scrivente (Ten. Col. Pio Alfarano n.d.r.) ed il cap. Valentini Francesco (che aveva raccolto le dichiarazioni di Delle Chiaie nell'interrogatorio del 19 e del 22 dicembre n.d.r.) per sentirli in ordine agli accertamenti condotti da questo Nucleo di PG a seguito degli attentati dinamitardi indicati in oggetto. In particolare, i prefati magistrati hanno chiesto di conoscere quali indagini erano state condotte immediatamente dopo i fatti criminosi in parola, e specificatamente in ordine al controllo dell' alibi fornito dall' imputato Merlino Mario al Sostituto Procuratore della Repubblica in sede di contestazione. Prima di iniziare la verbalizzazione delle deposizioni, i citati magistrati hanno detto che il ten. Col. Giorgio Genovesi, nei giorni precedenti, ha riferito loro (ai giudici n.d.r. ) di avere a suo tempo fornito a questo Nucleo notizie avute in via confidenziale circa gli attentati ed in ordine all'alibi del predetto Merlino, notizie che dovevano essere controllate e sfruttate in funzione della loro attendibilità. Dopo questa premessa, il Giudice Istruttore ed il Sostituto Procuratore avrebbero voluto che il sottoscritto ed il Cap. Valentini dichiarassero a verbale di avere ricevuto notizie da ufficiale del servizio dato che quest'ultimo - hanno precisato - non ha inteso rivelare l'identità della propria fonte informativa per non pregiudicare altri accertamenti in corso.
     Poiché le risultanze delle indagini condotte da questo Nucleo sono state riferite alla Procura della Repubblica di Roma con rapporto del 22/12/69 nel quale non traspare nella maniera più assoluta alcuna partecipazione di codesto servizio, sia pure sul piano informativo, e ciò anche per espressa specifica richiesta dI codesto Comandante e dello stesso Ten. Col. Genovesi, i due ufficiali si sono dichiarati disposti a deporre sulle notizie acquisite dal Nucleo nel corso delle indagini, mentre si sono rifiutati dI affermare a verbale di avere avuto le dette notizie da elementi del Sid, e ciò allo scopo di evitare di esporre il servizio nel corso del processo che sara celebrato in Corte d Assise. I due magistrati hanno. fatto presente che convocheranno nuovamente il sottoscritto ed Il cap. Valentini nei prossimi giorni. Cio' premesso, si prega di voler far conoscere con cortese urgenza, se nel corso della ulteriore convocazione si potra o meno far riferimento ai contatti avuti con codesto Comandante e con il Ten. Col. Genovesi e confermare quanto il predetto ufficiale ha verbalmente riferito ai magistrati".


    Nel secondo, del 19/02/1975, un rapporto per il Caposervizio che riassume l'iter della "velina", tra l'altro è detto: "... Di quanto appreso, giudicando la materia dI rilevante ed inedito interesse per gli organi inquirenti sull'evento delittuoso, veniva compilato un appunto recapitato, nella serata del giorno 17 dicembre 1969, all' Ufficio politico della citata questura, nella persona del dirigente dotttor Bonaventura Provenza, e comunicato verbalmente al Com.te del Nucleo CC di PG, Ten. Col. Pio Alfarano, cui successivamente veniva trasmessa anche copia scritta di tale appunto ... Per quanto noto, il Com.te del Nucleo di PG provvedeva, conseguentemente, all'interrogatorio del nominato Stefano Delle Chiaie che, rilasciato, si rendeva irreperibile ... In data 16 aprile e 22 maggio 1970, il Ten. Col. Giorgio Genovesi, convocato dal GI di Roma dottor Cudillo, assistito dal dottor Occorsio, confermando integralmente la sostanza dell'informazione ricevuta ed il testo dell'appunto consegnato si rifiutava - anche alla presenza del CapO dell'Ufficio Istruzione dottor Galluccl - di rivelare l'identità della fonte, avvalendosi della facoltà concessagli dal disposto dell'art. 349 cpp. Passata la materia giudiziaria al Tribunale Civile e Penale di Milano, il Ten. Col. Genovesi era, in data 1 dicembre 1973 e 23 gennaio 1974, nuovamente citato da quel Giudice Istruttore dottor D'Ambrosio, alla presenza - nell'Ufficio del PM - dei giudici Alessandrini e Fiasconaro.

    In tali circostanze, il magistrato invitava l'ufficiale a rivelare l'identità della fonte poiché riteneva che la notizia in questione provenisse, invece, dal giornalista Guido Giannettini, indicato da Ventura Giovanni - Imputato per sovversione di estrema destra - quale fonte del Sid a conoscenza puntuale di ogni preordinazione eversiva. Il Ten. Col. Genovesi, dichiarando di non aver mai conosciuto il Giannettini, escludeva che egli fosse la fonte in argomento di cui rifiutava ancora l'indicazione dell'identità.
    Nel frattempo si era verificato un enorme risalto di stampa con tante e tali illazioni e distorsioni della verità, che i superiori livelli del Sid hanno sollecitato il Ten. Col. Genovesi, il capitano Santoni ed il maresciallo Tanzilli, citati per il 28 febbraio 1974, a rivelare la fonte. Aderendo a tale sollecitazione, basata sulla convinzione che ciò riuscisse utile a chiarire una situazione divenuta oltremodo intrigata, detti appartenenti all' Arma comunicavano, in detta data, al Giudice Istruttore D'Ambrosio, che la fonte era Stefano Serpieri ... Il tutto veniva raccolto a verbale dal magistrato, il quale nei suoi interrogatori, esprimeva meraviglia per il fatto che i giudici romani non l'avevano informato di conoscere l'esistenza del noto allegato appunto sin dall'aprile 1970 e di non trovare al riguardo alcun verbale nel fascicolo processuale. Il Col. Genovesi chiariva, allora, che la magistratura romana non aveva verbalizzato per la negativa del teste in forza dell'articolo 349 cpp, dato che l'atto sarebbe stato, alla luce della norma, inficiato di nullità ...
    ".

    A questo punto, non riteniamo di dover continuare a tediare il lettore con altri particolari. La narrazione, fin qui fatta, è sufficiente per capire che i servizi non tennero segreto l'appunto, ma lo fecero circolare per pregiudicare la situazione dei personaggi in esso citati.

    Una trama studiata e diretta nell'ombra e che nell'ombra doveva, nelle intenzioni, restare. Fu solamente la puntigliosa pressione del GI D'Ambrosio ed il timore che la fonte potesse essere individuata in Giannettini a trascinarla allo scoperto. Permettendo di scoprire i numerosi atti illegali compiuti e la valanga di falsificazioni effettuate. Una strategia diabolica che doveva invalidare 1'alibi di Merlino e dirottare i sospetti verso ambienti e persone estranee alla strage.


    Un depistaggio che per anni ha steso un velo protettivo sugli autori di quella strage di potere e che ancora oggi, pare, non manchi di sostenitori "al di sopra di ogni sospetto".

    Perche?  Cui prodest?

     

     

     


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