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    Da Publicondor 25/96 -n.21

    di Punto Zenith on Gennaio 18,2010

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    In questa parte della ricostruzione, vedremo, seppur per brevi cenni, che l'appunto del 16/12/1969, fu sottoposto a più verifiche, risultando, puntualmente, deviante nel contenuto e misterioso nell'origine. Sappiamo che fu il maggiore Ruggero Placidi a dare, al giudice D'Ambrosio, le due copie dell'informativa (PubliCondor 14/96). In quell'occasione, precisò anche che le notizie erano state raccolte dal maresciallo Tanzilli e dal capitano Santoni. A seguito di ciò, il giudice milanese ascoltò immediatamente Tanzilli, Santoni ed il col. Genovesi. I tre personaggi si rifiutarono di rivelare la fonte in quanto sprovvisti di un'espressa autorizzazione del caposervizio del Sid.


    Questa prima convocazione provocò un'evidente fibrillazione nei vertici dell'organismo di Stato. In uno degli appunti sequestrato al generale Maletti, si legge:" Questione Santoni - Tanzilli: si mette in modo pericoloso ".


    Ed aveva ragione. L' 11 febbraio 1974, D'Ambrosio invia precise richieste al capo del Sid: "Ai fini della prosecuzione dell'istruttoria del procedimento penale in oggetto, La prego di far pervenire, al più presto, al mio ufficio, i seguenti documenti:

    1) Primo appunto redatto dal maresciallo Tanzilli, sulla confidenza ricevuta in ordine agli attentati del 12/12/1969;

    2) Appunto redatto dal cap. Santoni Mario successivamente al colloquio avuto con la fonte confidenziale unitamente al maresciallo Tanzilli;

    3) Appunto trasmesso dal dottor Ceraolo al col. Cacciuttolo.


    Colgo l'occasione per rinnovarle la richiesta di rivelare l'identità della fonte che forni' la notizia confidenziale in parola
    ".


    Il 23/02/1974, il capo servizio risponde:

    " 1) Agli atti non risulta l'esistenza di appunti compilati dal cap. San toni e dal maresciallo Tanzilli.

    2) Agli atti risulta l'esistenza di un appunto datato 16/12/1969 compilato dal maggiore CC Antonio Ceraolo (deceduto), sulla base del quale il ten. col. Genovesi ha redatto la nota Informativa destinata alla Questura-Ufficio politico ed al Nucleo Carabinieri di PG ... ".

    Dunque, già nel '74, l'appunto autografo di Tanzilli era sparito. Non solo, si "scaricò" su un "defunto" la iniziale compilazione di quello del 16/12, definito l'originale. I servizi compresero che la scomparsa di quel documento non sarebbe stata facilmente digenta dal magistrato inquirente e, per attenuare la gravità del fatto, decisero di offrire in cambio il nome della fonte. Infatti, la stesssa lettera del 23/02/1974 così conclude:

    " Per quanto attiene alla rivelazione della identità della persona che ha fornito le notizie, il ten. col. Genovesi ed il cap. Santoni hanno dichiarato che non intendono continuare ad avvalersi della facoltà concessa dall articolo 349 cpp ... (che consentiva Il segreto sull'informatore n.d.r.)".

    Il 28 febbraio furono ascoltati nuovamente Tanzilli, Santoni e Genovesi che rivelarono l'identità della fonte. Santoni e Tanzilli, però, dichiararono che la prima  parte dell' appunto (quella relativa all'alibi di Merlino) proveniva dal Serpieri, non sapendo indicare l'origine della restante parte (quella sui contatti con Serac, Leroy e l Aginter Press). Serpieri, dal canto suo, ammetteva di aver incontrato più volte Tanzilli, ma asseriva dì essersi limitato a promettere il suo interessamento per attingere informazioni senza mai aver inteso addebitare ad alcuno la responsabilità degi attentati. I successivi accertamenti confermarono che il Tanzilli aveva presentato un appunto piuttosto breve, scomparso dagli archivi del Sid. Circostanza, questa, spiegabile solo se si pensa che il suo ritrovamento sarebbe stata la prova del falso commesso.
    Nel marzo del 1974 D'Ambrosio, alla ricerca puntigliosa degli autori di quella misteriosa velina, dispose una indagine per individuare la macchina per scrivere utilizzata per battere l'appunto. La risposta arriverà il 15/05/1974:  " ... malgrado il massimo impegno posto, il tentativo di stabilire con quale macchina da scrivere fu battuto l'appunnto in argomento e' rimasto infruttuoso ... ". Dopo il GI D'Ambrosio, trasferita 1'inchiesta a Catanzaro, fu il GI Migliaccio a cercare di comprendere quale intreccio fosse stato ordito a monte del famigerato appunto.

    Il risultato non fu diverso. Migliaccio, alla fine, letteralmente affermò: "le forze eversive responsabili  degli attentati erano rappresentate in seno al Sid ".

    Il mistero della veliina resistera a tutti i processi per la strage.

    Anche l'ultima istruttoria di Catanzaro, quella che porterà Delle Chiaie a giudizio, tenterà l'impresa di chiarire. Furono ascoltati, per la prima volta, il maresciallo Tallarico (dello stesso ufficio ai Tanzilli) che dichiarò di non aver mai visto l'appunto e che l'impostazione dello stesso non corrispondeva a quelli compilati dall'ufficio. Lo stesso riferì il maresciallo Renato Fodero, dattilografo. II maresciallo Santoni affermò che gli appunti del 16 e del 17 non potevano provenire dal CS3 (reparto di Tanzilli) per la diversità di stile, di impostazione e di caratteri tipogralici. Il sottufficiale Tonolo, scrivano presso il CS 1 (ufficio del col. Genovesi), escluse che l'appunto del 16 potesse essere stato compilato dal CS 1. Il maresciallo Loiodice nego' di aver dattilografato l'appunto.

    L'omertà sui reali ispiratori dell'appunto perdurò anche nel corso dell'ultimo processo per la strage, quello dell'87-89. Anche se apparirà definitivamente chiaro che fu studiato e redatto con il preciso obbiettivo di deviare le indagini.
     Leggiamo cosa dichiararono, alla Corte di Assise di Catanzaro, alcuni degli attori di questa incredibile storia. Udienza del 3/11/1988, Giovanni Marocco superiore, all' epoca, del maresciallo Tanzilli:

    " ... Tanzilli mi disse che in vista di una deposizione all' AG il col. Genovesi gli esibì il documento dicendogli che innanzi al giudice avrebbe dovuto confermare che il contenuto del documento corrispondeva a quanto aveva appreso dalla fonte. Tanzilli mi disse, invece, che il contenuto del documento non corrispondeva alle Informazioni, anzi che quel documento non era quello che egli aveva redatto ... La seconda parte conteneva delle informazioni delle quali era ignaro ... dissi a Genovesi che avrei consigliato il sottufficiale a rendere testimonianza secondo la sua coscienza ".

    Udienza del 7/11/1988, cap. Mario Santoni: " posso precisare che Genovesi convocò sia a me che Tanzilli, non ricordo se insieme. A me, esibì due pagine che io lessi e mi disse: «ricordi le notizie della fonte? Potrai benissimo confermare tali notizie». lo rilevai che quanto era scritto in quei fogli corrispondeva solo in parte e precisamente nella parte iniziale a quanto aveva detto Serpleri. Posso dire che vi era una quasi totale difformità ... Non ebbi esitazione a dire a Genovesi che non potevo confermare ... ".

    Udienza dell' 8/11/1988, col. Cacciuttolo:

    " ... Tanzilli non parlò di stranieri né di agenzie di stampa ... il Tanzilli non aveva alcun appunto. Ebbi le successive notizie per iscritto solo nella tarda mattinata del 16 ... ".

    Il col. Cacciuttolo, già dal 13 aprile 1978, aveva riconosciuto che nell'appunto vi erano notizie nuove rispetto a quelle che Tanzilli aveva riferito verbalmente e, precisamente, quelle contenute dal dodicesimo rigo in poi.  Ma è lo stesso col. Genovesi, che per tanti anni aveva insistito sulla tesi del Serpieri-fonte, a smentire se stesso nel tentativo dI allinearsi, anche se con titubanza, ad una verità oramai evidente. Nell'udienza dell'8/11/1988 dice:

    " ... Il 13 Santoni mi portò un appunto di una mezza facciata che conteneva notizie di una fonte di Tanzilli. Si parlava di Merlino come esecutore, Delle Chiaie come mandante, di un'amicizia del padre di Merlino ed il direttore della Banca Nazionale del Lavoro, della conoscenza di Merlino del sottopassaggio della   Banca e dell'alibi che Merlino avrebbe dato se messo alle strette e, cioè, di essere stato con Delle Chiaie a passeggio in altra parte. Non si parlava di stranieri ... ".

    I fatti che abbiamo documentato dimostrano che l'appunto fu pensato e stilato da persone rimaste, almeno ufficialmente, ignote.

    Ma, allora, da dove vennero le tante notizie trasfuse nell' appunto del 16/12 e corrette in quello del 17/12? Anche a questa domanda, la risposta e' negli atti giudizlari.

    E' quello che riscontreremo nel prossimo articolo.

     


     

     


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