News
Categorie
L'AQUILA E IL CONDOR - Presentazioni Editoriale Attivita Cultura Globalizzazione Ecologia Economia Documenti Finanza
  • » Glossario Finanza
  • Opinioni e Proposte Giustizia Attualita Multimedia-TV
  • » Video
  • » TV
  • Recensioni Radio PuntoZenith Cinque per mille Storia Nascosta (cose mai dette) La Palestina: le ragioni di un conflitto Posta elettronica Note Legali


    email Invia un' email ad un amico | print Versione stampabile |

    Da Publicondor 26/96 -n.22

    di Punto Zenith on Gennaio 18,2010

    image
    .
    .
    .
    .
    .
    .
    .
    .
    .
    .
    .
    .
    .
    .
    .
     
     
     
     Nelle ultime puntate ci siamo dilungati sul famoso appunto del 16 dicembre 1969. Dimostrando che il documento, a tutt'oggi anonimo, fu trasmesso immediatamente alle autorità competenti per le indagini, contrariamente a quanto sostenuto dai "disinformati". Il tassello mancante, per concludere definitivamente questo capitolo, sta però nello stabilire da dove furono "pescate" quelle notizie che resero possibile il suo assemblaggio.
    Per scoprirlo la via migliore è quella di operare una sorta di autopsia sull'intero testo.

    Il 9/07/1970, a richiesta dei magistrati, il Sid comunicò, con nota a firma dell' Ammiraglio Eugenio Henke, quanto segue:
    " ... Qualche giorno dopo i noti attentati di Roma e Milano, una fonte - operante in altro settore di interesse del servizio - sulla cui identità non è possibile fornire indicazioni ai sensi dell' articolo 349 c.p.p., rivelò occasionalmente di aver appreso che Mario Merlino avrebbe inteso dichiarare, se interrogato, che il pomeriggio del 12/12/1969 stava effettuando una lunga passeggiata e, se messo alle strette, avrebbe affermato di essere stato quel pomenggio in compagnia dI Stefano Delle Chiaie ... ".
     
    Questa risposta del capo del Sid ai magistrati ricalcava quasi fedelmente quanto scritto nelle prime undici righe della velina del 16/12/1969. Ma quando, il 28/02/1974, D'Ambrosio otterrà il nome della fonte (Publicondor 25/96), altri ufficiali del servizio sosterranno che, oltre quella, anche tutte le altre informazioni riportate nell' appunto erano state date dalla stessa persona, Stefano Serpieri, che le aveva riferite al maresciallo Tanzilli, avendole apprese direttamente da Mario Merlino durante il comune fermo in Questura, la sera del 12/12/1969.
    Serpieri e Tanzilli negheranno questa versione, convergendo nell' ammettere di aver parlato unicamente dell'alibi del Merlino.
    Ed è pacifico che solo questo Merlino ebbe modo di confidare al Serpieri. Perché nulla di più potevano dirsi i due nell'incontro durante il fermo in Questura. E questo perché quell'incontro, mai fatto conoscere dagli inquirenti nella sua reale dimensione fisica e temporale, non poteva consentire un colloquio piu' articolato e, soprattutto, riservato.

    E' Merlino stesso a ricordarlo:
    " Ore 20: suonano alla porta. Sono tre agenti dell'Ufficio Politico... Per un confronto, dicono. Dico a mia madre di tenermi in caldo la minestra che torno subito...Nel cortile della Questura, sulla macchina di Improta verso via del Governo Vecchio (locale del 22 marzo n.d.r.). A piazza Venezia commentano del "botto" che ci è stato e ridono del fuggi fuggi dei passannti ... Sceneggiata sulle scale che portano allo scantinato, sede del 22 marzo. Pistole alla mano - scendi tu per primo che se sparano ti beccano - rompono il lucchetto del cancello; un foglietto indica che per le chiavi basta rivolgersi ad Emilio Bagnoli ... Torniamo in Questura, interno dell'Ufficio Politico. Un corridoio, dove si affacciano varie stanze ed una rientranza con tavolo al centro e divani e sedie ai tre lati. C'è già Andrea  (l'agente Ippolito infiltrato nel 22 marzo per conto dell'Ufficio Politico n.d.r.) ... Mi chiede se so qualcosa. Arriva Stefano Serpìeri; si siede di fronte. Passo da lui per farmi accendere la sigaretta. Anche a lui confermo che non so nulla ed aggiungo: che fregatura, oggi pomeriggio stavo a casa di Stefano  (Delle Chiaie n.d.r.) ed aggiungo di avvertirlo, se esce prima di me, con quanto già noto (passeggiata e se messo alle strette...). Serpieri viene chiamato e portato via; arrivano molti altri fermati, compagni e camerati. Inizia l'attesa"
     
    Quindi, Merlino non fu ristretto in una cella con il Serpieri, ma dispose di pochi attimi, il tempo di una breve frase pronunciata alla presenza di quello che credeva il compagno Andrea, ma che, invece, era il poliziotto Ippolito investito della missione di ascoltare e spiare.
    Senza contare che Merlino si trovò, inconsapevolmente, stretto in una vera e propria tenaglia-trappola: il Serpieri fascista-siderino-poliziotto e l'Ippolito anarchico-poliziotto che avevano proprio il compito di sondarlo sulla strage.
    Ed i due "collaboratori di giustizia", che conoscevano i rispettivi ruoli, non avevano alcun motivo di nascondare l'uno all'altro quanto eventualmente appreso dal Merlino. Ed Ippolito non avallerà mai la tesi accusatoria. E, come abbiamo già visto, nemmeno Serpieri.
    Serpieri resta, perciò, la "fonte" soltanto di quella parte della velina che tratta l'alibi.
     
    Ed il resto? Il resto è un collage costruito a tavolino, utilizzando informazioni già in possesso degli organi di polizia e finalizzato a deviare i sospetti verso persone estranee al delitto. Per confondere le indagini e proteggere i responsabili. La prima prova ci viene dalla lettura delle numerose note a disposizione degli organismi dello Stato già dagli anni precedenti alla strage. Proprio in esse si possono riscontrare, punto per punto, tutti i dati che riguardano Serac e Leroy.

    Vediamole una per una trascurando la loro sequenza cronologica, per seguire piuttosto l'ordine in cui vennero riciclate nella velina del 16/12/1969 (consigliamo di tenere a portata di mano il testo integrale pubblicato in Publicondor 18/96):

    - Nota del 23 giugno 1967 -  Oggetto: Ordre e Tradition ( movimento internazionale di estrema destra con sede a Lisbona). Si parla dell' agenzia Aginter Press con sede a Lisbona, Rua Das Pracas 13/cd, diretta da " tale Guerin Serac, di circa 45 anni ".
     
    - Nota del 14 aprile 1969 - Oggetto: Movimento Ordre e Tradition. Si comunica che Serac  si "recherebbe spesso in Svizzera" .

    - Nota del 20/03/1966 - Viene fatto sapere che Robert Leroy è in contatto con l'ambasciata di Cina a Berna e che è domiciliato alla Seyne sur Mer. 
    (nella falsa velina del 16 dicembre, il manipolatore, evidentemente scarso in geografia, invece di collocare la Seyne sur Mer sulla costa francese, ne faceva un quartiere di Parigi).

    Va sottolineato che sia il Guerin Serac che Robert Leroy erano sotto stretto controllo della polizia italiana, come confermano le note del Ministero dell Interno del 5/12/1967, del 27/12/1967,  7/02/1968,  28/02/1968.   Pertanto ogni loro movimento veniva attentamente seguito.
     
    Fin qui quello che si riferisce agli stranieri.

    La falsa velina del 16/12/1969 parlava poi del gruppo filocinese di Roma in stretto collegamento con l'analogo gruppo di Carrara e preannunciava attentati presso i Grandi Magazzini. Per la prima questione è stato lo stesso colonnello Genovesi, nel corso dell'udienza del 18/11/1988, a datare la relativa informazione. L'ufficiale ha dichiarato:
    " ... Penso che Serpieri aveva dato in precedenza notizie sugli attentati alle pompe di benzina, non ricordo in che anno ... ".
    L'anno è il 1968 (un anno prima della strage!) e gli attentati sono quelli di cui abbiamo trattato in Publicondor 9/96.

    In riferimento agli attentati ai Grandi Magazzini è il dottor Improta, il 6/10/1975, a svelare la "fonte" al giudice Istruttore Migliaccio:
    " ... La notizia che attentati sarebbero stati probabilmente commessi presso Grandi Magazzini circolava a Roma e a Milano già prima del 12/12/1969; si diceva che gli attentati sarebbero stati commessi nel periodo natalizio ... ".

    Ma non solo, anche l'ipotesi degli attentati alle banche invece che all' Altare della Patria, fu chiarita dal funzionario nello stesso interrogatorio:
    " ... Subito dopo gli attentati, fra le varie ipotesi di lavoro che furono fatte, fu anche quellla che gli attentati potessero avere solo scopo dimostrativo nel senso che si ipotizzò anche che gli attentatori non volessero fare vittime e che solo per qualche errore di valutazione degli orari delle banche i congegni collocati provocarono dei morti. Fu fatta anche l'ipotesi che gli ordigni esplosi all'Altare della  Patria fossero in realtà destinati a banche della zona e che, essendo state trovate queste già chiuse, gli attentatori avessero pensato di collocarle appunto all' Altare della Patria. Tali considerazioni furono fatte non solo da me, ma anche da altri dipendenti della Questura con avvocati, con fermati, con testi e con altre persone ... ".

    Se si eliminano dalla velina tutte quelle notizie che, come abbiamo documentato, erano già in possesso degli estensori della falsa informativa, non rimane che l'alibi di Merlino. Esattamente quanto trasmesso ai magistrati dal Direttore dei servizi il 9/07/1970. Le prime undici righe dell' appunto, quelle indicate dal maresciallo Tanzilli e dal capitano Santoni come riassunto dell'unica confidenza ricevuta dal Serpieri (Publicondor 25/96).
     
    Il resto non è che una diabolica macchinazione, criminale e spregiudicata, di chi era sicuro, in ogni caso, di non doverne rispondere.  Mai! 
     
    Proprio come chi, oggi, vorrebbe riproporla.





    2155 numero letture

    Ti e' piaciuto questo articolo?

    1 2 3 4 5 Rating: 5.00Rating: 5.00Rating: 5.00Rating: 5.00Rating: 5.00 (totale 2 voti)

     

     


    Copyright puntozenith.org - Powered by deanetwork -