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Dal Capitalismo nazionale a quello finanziario (2)
Mar 02,2007 00:00
by
redazione
In virtù di questa ideologia stiamo assistendo ad una trasformazione radicale della natura e della fisionomia dei potentati economici. Una volta i potenti erano le grandi famiglie che détenevano la proprietà di ingenti beni materiali. Fino a qualche decennio fa, sentivamo parlare di re dell’acciaio, della carta, della gomma, del cotone, delle auto. Tutte grandi famiglie che agivano su scala mondiale, in specifici settori e gestivano il loro potere col sostegno delle banche nazionali e godevano della politica protezionistica dei rispettivi governi.
Negli anni ‘70 con la non-convertibilità. del dollaro, con l’avvento del monetarismo, con la rapida e gigantesca evoluzione di nuove técnologie, soprattutto, nell’informazione e nella comunicazione, si viene imponendo una nuova forma di capitalismo a carattere internazionale, che persegue una strategia in tutte le regioni del mondo. basandosi sull’intenazionalizzazione degli investimenti e del sistema produttivo e su un’integrazione per grandi aree. Le imprese sono cosi stimolate alla mondializzazione della propria attività che comporta la esigenza di liberi mercati, investimenti giganteschi all’estero, possibili attraverso la delocalizzazione delle proprie sfere di produzione, le grandi fusioni o alleanze tra più gruppi.
Questa strategia porta le imprese, in corso d’internazionalizzazione, a necessitare un accesso facile e diretto al mercato finanziario mondiale. Da qui la tendenza alla multinazionalizzazione dell’azionariato. Così da un capitalismo nazionale, sia pure agente su scala mondiale, radicato pero’ sul territorio e basato sulle banche e sulla protezione dello Stato, si passa ad un capitalismo finanziario basato sulla Borsa e che investe contemporaneamente in tutto il mondo in differenti settori e filiali e ricerca attivi che sono sia industriali che finanziari. Si sono così affermati dei megasistemi mondiali al servizio di gruppi finanziari privati che agiscono in ogni settore dal trasporto, alla comunicazione, alla ricerca scientifica, ai beni e consumi. Di fronte alle spinte pressanti di questo capitalismo finanziario dagli anni ‘80, soprattutto, assistiamo ad un venir sempre meno dei poteri pubblici nazionali, considerati un intralcio a questa strategia.
Una nuova realtà si va configurando dove i grandi gruppi finanziari industriali sono i veri attori delle politiche economiche. In meno di 25 anni il pianeta è divenuto uno spazio economico sempre più aperto che trova la sua consacrazione politico-giuridica nella WTO che dovrà governare un mercato mondiale liberalizzato e deregolamentato. Attraverso questo organismo s’intende dare un colpo definitivo alla politica degli Stati- Nazionali finora intesi. Nuove oligarchie industriali-finanziarie con le loro. strategie a livello planetario, intendono porre le regole del gioco. Vorranno essere loro a decidere sulle sorti delle risorse mondiali, a definirne i valori e la collocazione, a determinare le priorità, a destabilizzare le istituzioni e fissare nuove regole.
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